Economia - Si parte da Pomigliano e Pratola Serra, ma nelle prossime settimane lo stesso accordo potrebbe essere siglato anche a Cassino, stabilimento che oggi deve fare i conti con circa 500 esuberi strutturali. Negli ultimi 3 anni con questa strategia, la multinazionale si è liberata di circa 800 lavoratori nel sito pedemontano
Nel giorno in cui il presidente americano Donald Trump annuncia i dazi e parla di "Giornata storica per l'America che torna età dell'oro", in Italia si avvia il piano delle uscite incentivate di Stellantis. Per l'export delle auto, il presidente Trump ha previsto dazi fino al 25%: una misura che, insieme alle criticità legate alla transizione ecologica e alla stagnazione del mercato, potrebbe dare un ulteriore colpo al settore automotive e, quindi, anche a Cassino.
Certamente le uscite incentivate non dipendono esclusivamente dai dazi: è dai tempi di Fca, nel 2016, che la casa automobilistica vi fa ricorso e in dieci anni si è "liberata" di circa 14.000 dipendenti. A Cassino, solo negli ultimi quattro anni, dal dopo pandemia, sono andati persi circa mille posti di lavoro con le uscite incentivate e non c'è stato alcun turn over, le ultime assunzioni risalgono infatti al periodo pre Covid: nel 2018 sono stati stabilizzati circa 300 interinali.
Sono state un centinaio le uscite incentivate nel 2021 a Cassino, 173 l'anno successivo, oltre 300 nel 2023 e da ultimo, l'anno scorso, è stato siglato l'accordo ancora per 300 uscite. Lo stabilimento è quindi sceso a 2.600 operai, quasi la metà rispetto a quelli che contava solamente dieci anni fa perché a fronte di migliaia di lavoratori persi tra pensionamenti e uscite incentivate, ci sono state solamente 300 nuove assunzioni.
E nonostante questo assottigliamento, le tute blu sono ancora tante per quella che è la produzione: l'esubero strutturale dichiarato dalla dirigenza aziendale di Cassino agli inizi del 2025 si attesta infatti a circa 600 unità, si tratta cioè di coloro collocati in cassa integrazione nei giorni in cui la fabbrica lavora. Ecco perché nei prossimi giorni l'azienda potrebbe annunciare un nuovo piano di uscite incentivate anche per Cassino.
Quest'anno, a differenza degli anni scorsi, non è stato fatto un piano nazionale, ma si valuterà stabilimento per stabilimento. Nella giornata di ieri è toccato a Pomigliano e Pratola Serra dove l'azienda ha proposto, in totale, 350 uscite incentivate. È abbastanza certo che lo stesso piano, nei prossimi giorni, verrà presentato anche a Cassino.
Non lo esclude il segretario provinciale della Uilm Gennaro D'Avino, che dice: "Dal momento che l'anno prossimo ci sarà un nuovo modello e ci sarà bisogno di maggior produzione, speriamo che l'azienda non presenti un piano per 300 uscite come lo scorso anno, ma è comunque probabile che nel prossimo incontro una proposta in tal senso ci sarà anche perché, oltre ai tanti problemi che già affliggono l'automotive, adesso ci sono anche i dazi di Trump".
L'accordo raggiunto a Pomigliano, che probabilmente sarà lo stesso che verrà sottoposto a Cassino, prevede diverse opzioni per i dipendenti, a seconda della loro situazione pensionistica e dell'età: per coloro vicini alla pensione, che matureranno i requisiti pensionistici entro 48 mesi, l'azienda garantirà un'integrazione al trattamento NASPI fino al 90% della retribuzione lorda.
Per chi non maturerà i requisiti pensionistici entro 48 mesi, l'azienda offrirà un'indennità variabile in base all'età, più un importo aggiuntivo così articolato: 55 anni e oltre: 33 mensilità + 30.000€; 50-54 anni: 30 mensilità + 30.000€; 45-49 anni: 24 mensilità + 30.000€; 40-44 anni: 18 mensilità + 20.000€; 35-39 anni: 12 mensilità + 20.000€. A Pomigliano l'accordo è stato siglato da tutte le sigle sindacali, ad eccezione della Fiom-Cgil che si è opposta.
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