Economia - Ne è convinto Vittorio Celletti, neo presidente di Unindustria Cassino: "Noi dobbiamo riuscire a competere anche con l’incertezza e dobbiamo agire per determinare, essendo sempre ottimisti"
“Il processo dell’elettrico è commercialmente irreversibile, per questo motivo va capito come accompagnarlo e noi dobbiamo essere bravi a vedere anche oltre l’automotive”. Ne è convinto Vittorio Celletti, che dal 24 settembre è entrato a far parte di Unindustria: a lui, già direttore della Lear, e quindi ampio conoscitore del settore dell’automotive, è stata affidata la guida della zona di Cassino. Ieri mattina, insieme al direttore Giovanni De Vacchi ha fatto il punto su quelle che sono le criticità del settore dell’auto ma al contempo ha fatto un appello al territorio a guardare oltre e a non perdersi solo in convegni, piuttosto - ha spiegato - bisogna agire per determinare”.
Relativamente alla crisi dello stabilimento di viale Umberto Agnelli e al fatto che Cassino dal prossimo anno dovrà produrre solamente vetture full electric, il leader degli industriali non si arrende di fronte ai numeri che vedono una forte flessione delle vendite e spiega: “Noi dobbiamo riuscire a competere anche con l’incertezza; seppur con eventuali ritardi il processo dell’elettrico è commercialmente irreversibile, per questo motivo va capito come accompagnarlo e noi dobbiamo essere bravi a vedere anche oltre l’automotive. Dobbiamo essere bravissimi a fermare qualsiasi tipo di riduzione delle imprese ma nello stesso tempo dobbiamo progettare anche il futuro, quello che forse manca oggi è il disegnare una visione per l’intero territorio del Sud Lazio: va disegnata quella”.
Allo stesso tempo ha concordato con i sindacati che al momento l’urgenza è quella di dare alle aziende degli ammortizzatori sociali straordinari per evitare un’altra emorragia occupazionale. Gli ha fatto eco il presidente De Vacchi che ha quindi spiegato: “Ci sono delle situazioni che sono molto più grandi di noi, vanno anche oltre i confini nazionali. Noi non possiamo determinare nulla in tal senso, ma fare solo delle proposte. A livello locale, invece, possiamo incidere facendo squadra: anzitutto congeliamo le situazioni più a rischio concedendo altri ammortizzatori sociali. Poi dobbiamo mettere in campo una serie di azioni per fare in modo che la nostra regione resti comunque competitiva. Cerchiamo di incrementare le infrastrutture, anzitutto. Ognuno nel proprio campo può dare il proprio contributo - Regione, Consorzio, comuni, università - concentrandoci sul fattibile perché se noi vediamo la partita più grande noi facciamo un bel convegno, una bella chiacchierata ma alla fine di pratico non c’è nulla”.
Il presidente Celletti allarga però lo sguardo anche oltre l'automotive e spiega: “Noi abbiamo sul lato di Gaeta la nautica, è un settore che in Italia fa numeri impressionanti. Abbiamo grossissime aziende di automazione sul territorio che magari hanno delle dimensioni più modeste: possiamo provare a capire se vanno aggregate nelle reti d’impresa. Non dobbiamo dimenticare che noi abbiamo una grande ricchezza, che è quella dell’università con una facoltà di Ingegneria robusta. Dobbiamo mettere insieme tutti i soggetti e partire, perché una cosa è chiara: non abbiamo tempo”.
Il presidente e il direttore di Unindustria lanciano quindi la prima sfida al territorio: “Vediamo anzitutto - spiegano Celletti e De Vacchi - vediamo se si riesce a fare un hub tecnologico universitario all’interno del forum della ricerca. Si tratta di una struttura che è un bene comune e bisogna tornare a valorizzarla. Inoltre, per quel che riguarda l’elettrico non dimentichiamo che sul territorio è arrivato “Power4future” ed “Elettrica” del prof. Tomasso: dobbiamo dare a loro gli strumenti necessari. Le aree industriali vanno rese belle: anche questo è fondamentale per attrarre nuovi imprenditori sul territorio”.
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