No alle rottamazione. Ma il Pd deve rinnovarsi

No alle rottamazione. Ma il Pd deve rinnovarsi
di autore Mario Costa - Pubblicato: 13-10-2022 00:00

OPINIONI - La riflessione del prof. Mario Costa nel giorno in cui si riunisccui nuovo Parlamento e a Cassino i dem fanno l'analisi del voto

Nel giorno in cui a Roma si riunisce il nuovo Parlamento, ora assai ridotto nel numero dei suoi componenti (una fortuna secondo i più, una iattura secondo taluni) con il compito di eleggere i presidenti di Camera e Senato, per mera coincidenza, a Cassino, alle ore 18.30 di domani, si riunisce il centrosinistra in una assemblea convocata dal segretario del circolo Pd, Romeo Fionda. A discutere dello slogan programmatico “Insieme per un’Italia democratica e progressista” sono stati chiamati il segretario della federazione provinciale Luca Fantini, quello di Demos, Luigi Maccaro, insieme ai responsabili locali del Psi e di “Articolo1”. Hanno assicurato la loro presenza anche il sindaco Enzo Salera e il collega di Sant’Ambrogio del Garigliano, Sergio Messore, candidato della coalizione nel collegio senatoriale Frosinone-Latina.

Come è facile prevedere, non si salterà l’analisi del voto. Anzi si partirà proprio da qui per una lettura attenta, non superficiale del risultato e per le necessarie riflessioni. In proposito, tanto è stato già scritto e soprattutto detto. Qualcosa è stata pure ovattata, se non proprio mistificata, da chi, nello schieramento di centrodestra locale, con il collo già allungato alla scadenza delle comunali nel 2024, nell’immediatezza, preso da incontenibile eccitazione post elettorale, ha voluto leggere il risultato cassinate a modo suo, lasciandosi andare a previsioni che, quando sarà, potrebbero lasciarlo con un palmo di naso; oltre che privo di eccitazione. Sì, perché come si è già visto in passato in molte realtà dove si è votato nello stesso giorno per le politiche e le amministrative (peraltro senza la presenza, lì, di qualcuna di quelle facce ripropostesi di nuovo in questa ultima occasione, una sicura garanzia per l’affermazione dell’avversario), si sono avuti risultati diametralmente opposti. Una cosa, infatti, è scegliere un sindaco, peraltro con un sistema elettorale diverso, altra cosa deputati e senatori. Ma nell’eccitazione del momento questo piccolo particolare a più di qualcuno da quelle parti deve essere sfuggito. Ammesso comunque ne fosse a conoscenza.

Comunque, a mente fredda (e senza eccitazione di sorta) riguardo al risultato di Cassino città, fatta passare una settimana dal voto, analizzati i numeri con calma, è stato Enzo Salera a rilevare che, nonostante la sconfitta ampiamente prevista, qui si è ottenuto il miglior risultato della provincia in termini percentuali ma anche come numero di voti. “Basti pensare – ha scritto in un post agli elettori – che ci separa solo qualche centinaio di voti dal partito uscito vincitore. Per questo desidero ringraziarvi di vero cuore”.

Che le cose andassero come sono andate lo si era capito subito. Divisi in tre tronconi (lasciando da parte gli immancabili cespuglietti di partitini personali che maledettamente rispuntano in questa area politica ad ogni appuntamento per la gioia dell’avversario del quale sono inconsapevoli (?) alleati), il risultato era stato già determinato. Anzi, per chi lo aveva capito, sarebbe potuto andare anche peggio. Si pensi che Salvini, un perdente di successo abbandonato da 3,2 milioni di elettori, grazie al Rosatellum ha intascato la bellezza di 95 parlamentari, appena 14 in meno del Pd, che pure ha avuto il doppio dei voti (e ne ha persi solo 800 mila).

Si tratta ora di attrezzarsi per una opposizione che non dovrà essere né dura né pura, ma responsabile, seria. Con la preoccupazione certamente di contrastare l’avversario nelle scelte non condivisibili, senza però mai perdere di vista l’interesse del paese in un momento particolarmente difficile e complicato della sua storia, così come si richiede ad un grande partito nazionale. Una forza responsabile che dovrà correggere molte cose, ma non dovrà certo prendere lezioni da chi, dopo il voltafaccia proprio alla vigilia delle elezioni, ha pure la faccia tosta di scrivere lettere pubbliche per dettare ultimatum, a che il Pd scelga tra lui e Conte. E’ l’antico vizio di dire ad altri cosa devono o non devono essere, tipico di quelle culture che pongono se stesse sull’altare della verità rivelata. Eppure è grazie anche a questi “soloni” se il centrodestra, dove ha vinto solo la Meloni, in una coalizione che ha più o meno gli stessi voti di cinque anni fa, ora potrà governare con solida maggioranza. Il destino della prima donna Presidente del Consiglio è ora però nel rapporto con il Paese.

Come pure il destino del Pd che dovrà capire come ripartire, individuando gli errori commessi e sapendo rinnovare metodi ed uomini (e donne) che hanno fatto il proprio tempo o che non hanno operato come si deve. Il che non significa ricorrere a generiche rottamazioni di renziana memoria, ma neppure, “scordandosi do’ passat”, non lavorare per il necessario e vitale rinnovamento del modo di essere del partito e di dirigenti, a vari livelli, buoni per tutte le stagioni. Oggi, così come osservato anche da voci più autorevoli di chi scrive, il Pd ha bisogno di un atto rifondativo, innanzitutto partendo dal confronto serrato con le rappresentanze sociali e del lavoro, non su semplici leadership, né tantomeno di alleanze forzose e forzate come inopportunamente suggerito da taluno. Si sollevino dunque i sederi dalle poltrone per ricercare il confronto con i cittadini, in nome e per conto non personale, ma del Partito.

L’espressione non è molto elegante, ma, senza girarci troppo intorno, indica quello che serve se si vuole che questo partito riprenda un cammino ricco di sacrifici, soprattutto dei lavoratori salariati e dei più deboli, ma che ha servito la causa della libertà e della giustizia “per un’Italia democratica e progressista”.

                                                       Mario Costa





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