"Per il Colosseo non c'era alcun piano. Ecco come stanno le cose"

"Per il Colosseo non c'era alcun piano. Ecco come stanno le cose"
di autore Mario Costa - Pubblicato: 15-12-2020 12:00

LETTERE AL GIORNALE - L'ex assessore all'urbanistica Mario Costa replica all'imprenditore e consigliere comunale Salvatore Fontana dopo la sua intervista di ieri a LeggoCassino

Mario Costa
Mario Costa

Già vicesindaco di Cassino

Egregio Direttore,

nella “illuminante” intervista a tutto campo a lei rilasciata e diffusa sul sito “LeggoCassino”, con il tono serafico e con l’ostentato cipiglio di chi avrebbe tutte le carte in regola per dispensare severi giudizi sugli avversari politici, a destra e a manca (invero, pur da uomo di centrosinistra qual si è definito, più a sinistra che a manca, ma tant’è!), il consigliere comunale Salvatore Fontana, di professione imprenditore, in un passaggio di quel suo discorrere ha attribuito al sottoscritto e ad Enzo Salera, al tempo in cui erano rispettivamente assessori all’Urbanistica e al Bilancio, un qualcosa che sta solo nella sua testa.

Non è affatto vero, infatti, quanto da lui riferito circa l’esistenza di un “suo piano” di intervento per il Colosseo da noi due osteggiato e passato solo grazie all’imposizione dell’allora sindaco Peppino Petrarcone. Per chissà quali ragioni – a suo dire – ci saremmo dovuti mettere in testa di non far passare il “piano” di un benefattore così sensibile e attento al ceto popolare, rimane comunque un mistero.

La realtà è ben diversa da come l’ha raccontata. E’ la seguente. Per quel rione non c’era alcun “piano” personale dell’imprenditore, attuale consigliere Salvatore Fontana. Egli era tenuto solo a sistemare e in alcuni punti realizzare, così come deciso dal Comune, marciapiedi e strade a “scomputo” quali opere compensative di due fabbricati lì costruiti dalla società dell’imprenditore Fontana. Gli allora assessori Mario Costa ed Enzo Salera fecero semplicemente il loro dovere: tutelare gli interessi del Comune e della collettività. Vale a dire far realizzare quanto stabilito nel modo dovuto, senza inopportuni sbilanciamenti sugli interessi del privato. Tutto qua. E tutto con il pieno consenso del sindaco.

Se poi al nostro consigliere piace credere , così come ha detto, che quel suo “piano” approdò solo grazie alla fantomatica imposizione di Peppino Petrarcone, magari da noi pure subita con il capo chino e le orecchie abbassate, lo creda pure.

A meno che non sia stato proprio Peppino, in un momento di umana debolezza, a farglielo credere. Ma non lo crediamo.





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