Incendio Re.Mat a San Giorgio a Liri, revocate le restrizioni sanitarie: «Ora la priorità è salvare i posti di lavoro»

Valle dei Santi - Dopo il rogo del 12 luglio, gli ultimi esami sui prodotti agricoli confermano il rispetto dei limiti di legge. Il commissario straordinario revoca l'ordinanza precauzionale. L'azienda: «Risultati rassicuranti, adesso pensiamo ai dipendenti e alla messa in sicurezza dello stabilimento»

Incendio Re.Mat a San Giorgio a Liri, revocate le restrizioni sanitarie: «Ora la priorità è salvare i posti di lavoro»
di Redazione - Pubblicato: 05-11-2026 18:11 - Tempo di lettura 2 minuti

Si chiude il capitolo delle restrizioni sanitarie introdotte dopo il devastante incendio che, lo scorso 12 luglio, ha distrutto lo stabilimento della Re.Mat Lazio SpA, nella zona industriale di località Petrose, a San Giorgio a Liri. A quasi quattro mesi dal rogo, arrivano risultati rassicuranti dagli ultimi accertamenti sui prodotti agricoli del territorio, tanto da consentire la revoca delle misure precauzionali adottate a tutela della popolazione.

A disporre il provvedimento è stata la commissaria straordinaria del Comune di San Giorgio a Liri, Agnese Scala, che ha revocato con effetto immediato l'ordinanza numero 20 del 17 agosto scorso. Il provvedimento aveva introdotto una serie di limitazioni cautelative, rivolte soprattutto ai residenti nelle immediate vicinanze dello stabilimento interessato dall'incendio.

Determinanti gli esiti delle analisi trasmesse dall'Asl di Frosinone, attraverso l'Unità operativa complessa SIAN, con una comunicazione ufficiale protocollata lunedì 2 novembre. I rapporti definitivi dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana hanno infatti confermato la conformità ai limiti previsti dalla normativa dei campioni alimentari esaminati, con particolare riferimento alle verdure e agli ortaggi coltivati in campo aperto.

Un risultato che supera le riserve emerse durante la precedente fase di valutazione preliminare e che consente di archiviare le specifiche misure precauzionali introdotte dopo l'incendio.

Secondo quanto evidenziato dalla società, le anomalie ambientali rilevate sarebbero state sostanzialmente circoscritte alle prime 48 ore successive al rogo, quando una densa colonna di fumo, visibile anche nei comuni limitrofi, aveva alimentato preoccupazioni per le possibili conseguenze sulla salute pubblica e sull'ambiente.

Gli ultimi accertamenti si aggiungono ai controlli già effettuati nei mesi precedenti. In particolare, Re.Mat richiama gli esiti delle verifiche sulle acque eseguite da Acea e dei campionamenti condotti da Arpa Lazio sui terreni e sulla qualità dell'aria, che avevano già fornito, secondo l'azienda, indicazioni rassicuranti.

Soddisfazione viene espressa dai vertici della Re.Mat Lazio, che accolgono la revoca dell'ordinanza come un passaggio importante per il ritorno alla normalità della comunità locale.

«Questi ultimi risultati sulla sicurezza alimentare delle coltivazioni orticole completano e confermano un quadro generale già ampiamente rassicurante», sottolinea la società, ricordando gli accertamenti svolti dagli organismi competenti nelle settimane successive all'incendio.

Ma se sul fronte delle restrizioni sanitarie arriva una svolta positiva, resta aperta la questione del futuro dello stabilimento e soprattutto dei lavoratori. L'impianto, infatti, risulta ancora sottoposto a sequestro nell'ambito degli accertamenti dell'autorità giudiziaria.

La società ribadisce di aver garantito, in questi mesi, piena collaborazione agli inquirenti e ai magistrati della Procura della Repubblica di Cassino e annuncia che l'attenzione si concentrerà adesso sulla tutela occupazionale.

«Ora la nostra preoccupazione è tutta rivolta alle azioni che metteremo in essere al fine di perseguire ogni strada utile alla salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti ed alla messa in sicurezza del sito ancora, a tutt'oggi, sottoposto a sequestro da parte delle autorità», conclude la nota aziendale.

L'emergenza sanitaria legata alle misure precauzionali lascia dunque spazio a una nuova fase, quella della ricostruzione e della salvaguardia occupazionale. Dopo il sollievo per i risultati delle analisi, resta da capire quali prospettive concrete potranno aprirsi per lo stabilimento di località Petrose e per i dipendenti, in attesa degli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria e delle decisioni sul futuro del sito produttivo.





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