Economia - Il segretario generale della Fim-Cisl risponde a LeggoCassino sul futuro dello stabilimento e sulle indiscrezioni relative a una partnership con gruppi asiatici: "La leva di comando deve restare in mano a Stellantis". Possibili attività di assemblaggio sarebbero utili per dare lavoro nella fase di transizione, ma non dovranno sostituire Alfa Romeo e Maserati, che restano centrali: "Non abbiamo notizie di una 'cinesizzazione' delle produzioni"
Quale futuro attende lo stabilimento Stellantis di Cassino? E soprattutto, dietro le indiscrezioni sulla possibile partnership con un costruttore cinese c'è davvero la prospettiva di portare nuovi modelli a Piedimonte San Germano? E, nel caso, si tratterebbe di vetture realmente prodotte a Cassino oppure semplicemente assemblate?
Sono le domande che LeggoCassino ha rivolto questa mattina a Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, nel corso della conferenza stampa dedicata ai dati produttivi Stellantis dei primi nove mesi del 2026. Domande che arrivano nel momento più difficile per Cassino. Nei primi nove mesi dell'anno sono state prodotte appena 8.897 vetture, il 37,1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Le giornate effettivamente lavorate sono state soltanto 56 e la previsione della Fim per l'intero 2026 si ferma intorno alle 12mila vetture.
Sulle indiscrezioni che indicano un possibile partner cinese, Uliano invita innanzitutto alla prudenza. «Non abbiamo nessuna notizia», chiarisce il segretario generale della Fim. Quello che il sindacato sa è che sta proseguendo il percorso per la definizione di una partnership prospettata come uno strumento per accorciare i tempi sul fronte tecnologico e rafforzare l'offerta. Per la Fim, però, il punto centrale resta un altro: presidiare e rilanciare le produzioni Maserati e Alfa Romeo a Cassino. «Se arriva un'altra attività è tanto di guadagnato», spiega Uliano. Eventuali produzioni aggiuntive potrebbero infatti rappresentare un aiuto importante in una fase nella quale lo stabilimento è costretto a convivere con volumi estremamente bassi. Ma la priorità, sottolinea, deve rimanere il progetto industriale legato ai due marchi italiani.
Ed è proprio sulla natura dell'eventuale partnership che Uliano fissa uno dei paletti più importanti. «L'impostazione è quella di evitare di fare la fabbrica cacciaviti», afferma, richiamando il rischio di un sito nel quale ci si limiti a un semplice assemblaggio di vetture sviluppate e realizzate altrove, senza ricerca, sviluppo e contenuto industriale. Una collaborazione con un nuovo soggetto non viene bocciata a priori. Al contrario, può essere utile, ma secondo la Fim deve rispettare condizioni precise. «Se serve una collaborazione che venga chiamata partnership, deve essere una partnership in cui la leva di comando è in mano a Stellantis, perché questo per noi rappresenta un elemento di garanzia», sottolinea Uliano.
C'è poi il tema della componentistica. Per il sindacato le future scelte dovranno tutelare anche la filiera italiana e, in particolare, quella del Cassinate, che si trova già oggi in una condizione di forte sofferenza. I segnali ricevuti finora dal sindacato, spiega Uliano, non indicherebbero una volontà di Stellantis di sostituire Alfa Romeo e Maserati con altre produzioni. L'obiettivo dovrebbe essere, semmai, quello di rafforzare i due marchi anche sul piano tecnologico, mantenendo il loro legame con lo stabilimento e con il territorio.
«Non vogliamo essere solo degli assemblatori», ribadisce il segretario generale della Fim. Ed è proprio per questo che il sindacato pretende risposte chiare sui futuri modelli Maserati e Alfa Romeo: la loro assegnazione significherebbe garantire continuità a un piano industriale capace di rafforzare le produzioni e gli stabilimenti italiani. Nuovi modelli stranieri? «Anche assemblaggio, ma solo come attività aggiuntiva»
LeggoCassino ha quindi chiesto direttamente a Uliano cosa accadrebbe nell'ipotesi in cui la partnership portasse a Cassino vetture di un altro costruttore: sarebbero prodotte nello stabilimento oppure soltanto assemblate? Su questo punto, al momento, la Fim non dispone di informazioni.
Il sindacato, però, non esclude che nella fase di transizione possano essere accettate anche produzioni che prevedano attività di assemblaggio, purché abbiano una funzione ben precisa: portare lavoro aggiuntivo e non sostituire Alfa Romeo e Maserati. «L'aggiunta eventuale di produzioni, di assemblaggio di altre vetture che non siano Maserati o Alfa Romeo, se serve per rafforzare l'attività e non creare ulteriore sofferenza ai lavoratori di Cassino, la possiamo vedere in quella dimensione lì, non in termini sostitutivi», chiarisce Uliano. Una distinzione fondamentale: un'attività aggiuntiva potrebbe essere utilizzata per attraversare la fase più difficile, ma non può diventare il futuro industriale dello stabilimento.
Il vero nodo, infatti, è rappresentato dai tempi. Anche nello scenario più favorevole, con la conferma dei nuovi programmi Alfa Romeo e Maserati, secondo Uliano bisogna mettere in conto circa 18 mesi prima di arrivare concretamente alle nuove produzioni. Un periodo lunghissimo se rapportato alla situazione attuale del Cassino Plant, dove l'attività si è ridotta mediamente a poco più di cinque-sei giornate al mese.
C'è infine una scadenza che Uliano indica chiaramente: dicembre. «Entro dicembre la cosa dovrebbe definirsi», afferma il leader della Fim-Cisl, che chiede il rispetto degli impegni assunti. Ma il sindacato spera di conoscere qualcosa anche prima. «Se ci fossero delle anticipazioni già dal 15 ottobre, tanto di guadagnato», aggiunge Uliano.
Perché Cassino non può permettersi di aspettare ancora a lungo. I numeri parlano di 8.897 vetture prodotte in nove mesi, -37,1%, appena 56 giornate lavorate e una previsione di circa 12mila auto a fine 2026. E proprio per questo la Fim apre alla possibilità di produzioni aggiuntive che possano dare ossigeno ai lavoratori nella fase di transizione, ma pone una condizione netta: Cassino non può trasformarsi in una “fabbrica cacciaviti”.
Quanto alla presunta svolta cinese, Uliano raffredda le indiscrezioni: «Notizie di “cinesizzare” le produzioni noi non ne abbiamo». E sulla stessa identità del possibile nuovo partner aggiunge: «Tutti dicono che è cinese, ma al momento non abbiamo notizie neanche della nazionalità». La linea della Fim è dunque tracciata: ben vengano altre produzioni se serviranno a riempire il vuoto dei prossimi mesi, ma dovranno essere complementari. Il futuro industriale di Cassino deve continuare a passare da Alfa Romeo e Maserati, dalla tecnologia, dalla produzione e dalla tutela della filiera. Non dal semplice assemblaggio.
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