Opinioni - Dall'«indignato collettivo» di Claudio Cerasa alla polemica contro Meloni. Tra responsabilità aziendali, silenzi politici e promesse ancora da verificare, il futuro dello stabilimento resta un'incognita.
Claudio Cerasa descrive oggi sul Foglio la categoria dell’«indignato collettivo»: colui che, davanti alla complessità, si gonfia di sdegno e trova nell’indignazione una comoda scorciatoia per non argomentare. Leggendo le dichiarazioni di Danilo Grossi, mi sono chiesto se anch’io stessi per entrare in quella categoria. Perché, lo ammetto, sono indignato.
Non perché Grossi critichi il Governo Meloni. Un governo deve essere criticato, quando vi sono fatti, decisioni e omissioni da contestare. Sono indignato perché una questione drammatica come il futuro dello stabilimento Stellantis di Cassino viene ancora una volta ridotta a una polemica politica sterile, senza una tesi argomentata, senza la ricostruzione delle diverse responsabilità e senza una proposta concreta.
Cerasa osserva che il problema non è l’indignazione in sé, ma la sua selettività. Ed è precisamente questo il punto. Nelle dichiarazioni di Grossi lo sdegno si concentra interamente su Giorgia Meloni. Scompare Stellantis, che decide modelli, investimenti e volumi produttivi. Scompaiono i parlamentari del PD presenti all’audizione di Antonio Filosa. Scompaiono le domande ancora senza risposta. Rimane soltanto una formula: il Basso Lazio sarebbe «la fotografia del Paese che lascia Meloni».
Evidentemente Grossi, a differenza del sottoscritto, non ha ascoltato le oltre due ore e trentasei minuti dell’audizione di Filosa davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato. Altrimenti non avrebbe potuto sostenere che Stellantis non abbia mai dato risposte.
Filosa rispose. Disse che Cassino non era in vendita, ammise che Stellantis non aveva ancora fatto un buon lavoro sullo stabilimento, parlò di un potenziale partner internazionale, confermò l’arrivo della nuova Maserati Grecale alla fine del 2027 e rinviò le decisioni fondamentali al piano Maserati, promettendo novità entro dicembre.
Furono risposte vaghe e insufficienti. Mancavano investimenti, modelli aggiuntivi, volumi produttivi e garanzie occupazionali. Ma proprio da quelle insufficienze avrebbe dovuto prendere avvio l’azione politica. A quell’audizione parteciparono anche Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive, e Antonio Misiani, responsabile economico nazionale del PD. Dopo avere ascoltato Filosa, quali iniziative hanno assunto? Hanno chiesto chi sia il potenziale partner internazionale? Hanno preteso impegni su modelli, investimenti, volumi e occupazione? Hanno domandato come dovranno sopravvivere fino alla fine del 2027 i lavoratori in cassa integrazione e le aziende dell’indotto? Hanno ottenuto qualcosa?
Grossi non lo dice. Non dice neppure quale atto il Governo avrebbe omesso, quale decisione avrebbe dovuto adottare o quale proposta concreta del PD sarebbe stata respinta. Il Governo ha responsabilità precise e deve rispondere della propria politica industriale, del Fondo automotive, del sostegno all’indotto e degli strumenti necessari per accompagnare il territorio fino alle nuove produzioni. Ma queste responsabilità devono essere individuate e argomentate, non semplicemente evocate pronunciando il nome di Meloni.
Dove è finita la politica delle tesi, delle argomentazioni e delle proposte? Dove è finita la capacità di distinguere le responsabilità dell’azienda da quelle del Governo, della Regione, degli enti locali e dei rappresentanti parlamentari? Ecco perché sono indignato. Non appartengo alla categoria descritta da Cerasa perché desidero aggiungere altro sdegno allo sdegno. Al contrario, mi indigna che lo sdegno abbia preso il posto dell’analisi e che la propaganda abbia sostituito l’argomentazione.
La crisi di Cassino non ha bisogno di un altro colpevole indicato per convenienza politica. Ha bisogno di domande precise, risposte verificabili e proposte capaci di impegnare Stellantis e le istituzioni. Tutto il resto può servire a una riunione di partito, ma non porta un solo modello né un solo investimento nello stabilimento.
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