Alto Casertano - Antonio Francese, ricorda in un'approfondita intervista come una BCC sia "non semplicemente una banca che opera in un territorio, ma una banca che appartiene a quel territorio e che contribuisce, attraverso il proprio lavoro, a costruirne il futuro"
Direttore Francese, i numeri della recente relazione semestrale mostrano indici di crescita e di solidità finanziaria eccezionali, in controtendenza rispetto a molte realtà del settore. Da tecnico e guida operativa dell’istituto, come si traducono questi risultati in termini di stabilità per i risparmiatori e, soprattutto, in quale misura questo utile d’esercizio permette alla banca di continuare a reinvestire risorse concrete per sostenere l’economia reale e il tessuto sociale di Terra di Lavoro?
"I risultati della relazione semestrale rappresentano innanzitutto un elemento di grande soddisfazione, ma soprattutto una conferma della solidità del nostro modello. Per una banca, infatti, l’utile non è un punto di arrivo: è uno strumento che consente di rafforzare ulteriormente il patrimonio, aumentare la capacità di assorbire eventuali situazioni di difficoltà e, quindi, offrire maggiore stabilità e sicurezza ai risparmiatori e ai nostri soci.
C’è poi un aspetto che considero particolarmente importante e che caratterizza profondamente il nostro modo di essere banca: la BCC non nasce per massimizzare il dividendo degli azionisti, ma per produrre, nell’equilibrio della gestione, un vantaggio per i soci e per le comunità nelle quali opera. E proprio la destinazione a beneficenza e mutualità ci permette di trasformare una parte del risultato economico in interventi concreti a favore delle nostre comunità.
Nell’ultimo periodo abbiamo destinato complessivamente 379mila euro attraverso 180 contributi a favore di parrocchie, Caritas, associazioni sportive, cooperative sociali e associazioni di volontariato, istituti scolastici e università, associazioni culturali, Comuni e strutture ospedaliere, oltre a specifici progetti di solidarietà e iniziative per la nostra compagine sociale. Sono numeri che diventano ancora più significativi quando si traducono in fatti concreti.
Penso, ad esempio, all’acquisto di oltre 100 ventilatori destinati alla Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, al sostegno al reparto di terapia intensiva presso l’Ospedale “Chiara Lubich” nella Repubblica Democratica del Congo, alle iniziative rivolte ai ragazzi attraverso la fornitura di cappellini, magliette e sacche per i campi estivi, oppure alla realizzazione di un murales all’interno della Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere.
E penso naturalmente alle borse di studio del progetto “Premiamo Talenti”, perché sostenere i giovani e il loro percorso formativo significa investire direttamente sul futuro delle nostre comunità.
Questa è, a mio avviso, la vera forza del modello cooperativo: il valore prodotto dalla banca viene continuamente ricondotto al territorio, attraverso il rafforzamento della banca stessa, il sostegno all’economia locale e gli interventi di carattere sociale.
È una sorta di circuito virtuoso, una vera geo-circolarità del valore: il risparmio raccolto sul territorio viene prevalentemente reinvestito nello stesso territorio attraverso il credito; gli utili rafforzano il patrimonio della banca e, attraverso la mutualità, sostengono iniziative che migliorano la qualità della vita delle comunità.
Credo che questa capacità di guardare oltre il risultato immediato sia anche il frutto della visione e della lungimiranza del nostro Presidente, Roberto Ricciardi, che ha sempre sostenuto una concezione della banca come patrimonio della comunità e non semplicemente come impresa che deve produrre reddito.
Per questo considero la solidità patrimoniale e la mutualità due facce della stessa medaglia: più la banca è solida, più è libera e capace di svolgere la propria funzione sociale ed economica. Il nostro utile non è un risultato che si esaurisce nel bilancio: è una risorsa che diventa patrimonio, credito, sostegno alle famiglie e alle imprese, borse di studio, solidarietà, cultura, sport e attenzione alle persone.
Ed è probabilmente questa la risposta più concreta alla domanda su cosa significhi essere una BCC: non semplicemente una banca che opera in un territorio, ma una banca che appartiene a quel territorio e che contribuisce, attraverso il proprio lavoro, a costruirne il futuro."
L’espansione della rete distributiva, con l’apertura della nuova filiale di Maddaloni e lo sguardo rivolto verso l’area nolana e il basso Lazio, richiede una visione strategica e una rigorosa sostenibilità operativa. In un’epoca in cui i grandi gruppi bancari continuano a riposizionarsi sui territori con il principale fine dell’efficienza e del profitto, qual è la scelta controcorrente della BCC e come risponde questo piano di crescita alle esigenze di famiglie, PMI e giovani imprenditori? "La nostra scelta è quella di continuare a considerare la presenza fisica sul territorio un investimento nella relazione con le nostre comunità.
Una Banca di Credito Cooperativo non può interpretare il territorio soltanto come un mercato nel quale acquisire clienti, ma deve considerarlo come la comunità alla quale appartiene e verso la quale ha una responsabilità precisa. La BCC Terra di Lavoro è l’unica BCC presente nel territorio di Terra di Lavoro e rappresenta una delle realtà bancarie che riescono ancora a garantire prossimità e conoscenza del territorio.
È una responsabilità importante, perché significa che dobbiamo essere in grado di interpretare le esigenze dei territori e non limitarci a offrire loro semplicemente servizi bancari. L’apertura della filiale di Maddaloni risponde a questa logica. Non si tratta di una crescita dimensionale fine a se stessa: vogliamo estendere il nostro modello di banca laddove riteniamo esista un concreto bisogno di relazione, di credito e di consulenza.
Maddaloni rappresenta un’area caratterizzata da un tessuto imprenditoriale significativo, dalla presenza di PMI, attività commerciali e servizi, oltre che da un importante sistema logistico e infrastrutturale. La nuova filiale ci permetterà di intercettare nuovi flussi economici e imprenditoriali e, allo stesso tempo, di creare una maggiore continuità territoriale con la nostra presenza già consolidata nell’area casertana e con la filiale di Nola.
Per famiglie, PMI e giovani imprenditori, la prossimità significa soprattutto poter contare su una banca che conosce le persone, le imprese e i territori nei quali operano. Significa poter valutare un progetto non soltanto attraverso indicatori quantitativi e processi standardizzati, ma anche attraverso la conoscenza diretta dell’imprenditore, delle sue competenze e delle prospettive del progetto.
Naturalmente, crescita territoriale non significa crescita senza criterio. Ogni nuova presenza deve essere sostenibile dal punto di vista economico e organizzativo. Ma per noi efficienza e prossimità non sono concetti alternativi: la sfida è costruire un modello nel quale una banca efficiente possa essere, allo stesso tempo, una banca vicina.
E credo che sia proprio questa la nostra scelta controcorrente: non arretrare dal territorio quando diventa più difficile operare su di esso, ma rafforzare la nostra presenza laddove esiste un bisogno di relazione, di fiducia e di accompagnamento.
Ed è proprio nella capacità di coniugare queste due dimensioni che intendiamo costruire la nostra crescita. Questa condizione ci impone di espandere territorialmente il nostro modello per aumentare il grado di cooperazione e di mutualità, non solo bancaria, percepito dalle nostre comunità."
I lavori per la nuova ala della Direzione Generale a Casagiove e la realizzazione del nuovo Auditorium rappresentano un investimento importante per il futuro dell’istituto. Quali benefici porterà questa nuova struttura in termini di efficienza dei processi, accentramento dei servizi, innovazione tecnologica e valorizzazione delle risorse umane che lavorano ogni giorno al servizio dei soci e dei clienti?
"Credo che questa scelta debba essere letta innanzitutto come un investimento sulle persone e sull’organizzazione, prima ancora che come un investimento immobiliare. La pandemia ci ha costretti a sperimentare in maniera massiccia il lavoro da remoto e, in quella fase, sembrava che la tecnologia potesse rendere sostanzialmente superflua la presenza fisica.
L’esperienza successiva ci ha però mostrato che la realtà è più complessa: alcune attività possono essere svolte molto bene a distanza, ma le organizzazioni hanno bisogno anche di luoghi nei quali le persone possano incontrarsi, confrontarsi, costruire relazioni e condividere idee. La ricerca recente conferma, peraltro, che questo aspetto non è soltanto una percezione.
Uno studio pubblicato nel 2024 su Scientific Reports, basato sull’analisi di oltre 48.000 dipendenti, ha evidenziato come il lavoro da remoto e alcune forme di lavoro ibrido possano penalizzare i processi di collaborazione e innovazione, anche perché vengono meno quelle interazioni spontanee che spesso generano confronto, feedback e nuove idee. Questo non significa, naturalmente, che il lavoro da remoto non abbia valore.
La stessa ricerca internazionale mostra che modelli ibridi ben organizzati possono produrre benefici importanti, anche in termini di soddisfazione e fidelizzazione delle persone. Il punto, quindi, non è scegliere tra tecnologia e presenza, ma capire quali attività richiedono la tecnologia e quali, invece, traggono valore dalla relazione diretta.
Per la nostra banca questa considerazione si accompagna a una necessità molto concreta. Nell’ultimo decennio la crescita dell’Istituto è stata esponenziale e, parallelamente, è aumentato in maniera significativa il numero delle risorse. Oggi diversi uffici della Direzione sono dislocati presso sedi distaccate o addirittura all’interno di alcune filiali. La nuova ala ci consentirà di riportare progressivamente sotto lo stesso tetto le diverse funzioni direzionali.
Questo produrrà benefici molto concreti: maggiore velocità nei processi decisionali, più facilità di coordinamento, tempi più brevi nella soluzione delle problematiche e una migliore circolazione delle informazioni.
Ma c’è un beneficio che considero ancora più importante e che è più difficile da misurare: la possibilità per le persone di conoscersi, parlarsi e confrontarsi direttamente. Una riunione può certamente essere organizzata attraverso uno schermo, ma non tutto ciò che nasce da un confronto tra persone può essere programmato.
Spesso un problema viene risolto davanti a un caffè, un’idea nasce da una conversazione informale, una collaborazione diventa più efficace perché si è creato un rapporto personale.
Il nuovo Auditorium consentirà di creare un luogo nel quale non solo la banca possa organizzare momenti istituzionali e formativi, ma nel quale possano incontrarsi persone, competenze e idee. La tecnologia deve aiutarci a lavorare meglio; non deve impedirci di lavorare insieme."
In un mercato bancario sempre più spersonalizzato e standardizzato dagli algoritmi, la BCC Terra di Lavoro si conferma un punto di riferimento insostituibile per il territorio. Dal suo punto di vista operativo, in cosa consiste la reale “differenza” del modello di business della nostra banca e come riuscite a coniugare il rigore dei parametri di vigilanza bancaria con l’empatia e l’ascolto delle persone?
"Questa è probabilmente una delle sfide più complesse che una Banca di Credito Cooperativo deve affrontare oggi. Da una parte abbiamo regole di vigilanza sempre più articolate e stringenti, che impongono livelli elevati di controllo, patrimonializzazione, gestione del rischio e compliance.
Dall’altra abbiamo la nostra natura di banca cooperativa e mutualistica, che ci chiede di mantenere una relazione autentica con le persone e con i territori. Coniugare queste due dimensioni non è semplice. Ma credo che proprio qui risieda una parte fondamentale della nostra differenza. Il nostro modello, non avendo come finalità primaria la distribuzione del profitto, ci consente di sostenere costi “di prossimità” che per altri modelli bancari possono risultare più difficili da giustificare.
E per prossimità non intendo soltanto la presenza fisica di una filiale. Prossimità significa soprattutto tempo: tempo dedicato ad ascoltare un imprenditore, a comprendere la situazione di una famiglia, a conoscere un giovane che vuole avviare un’attività, a confrontarsi con un’associazione o con un’istituzione del territorio.
Un algoritmo può essere straordinariamente efficace nell’elaborare informazioni e nel rendere più efficienti determinati processi. Ma non può sostituire completamente la conoscenza della persona e del contesto nel quale quella persona vive e opera.
Naturalmente, tutto questo deve avvenire nel pieno rispetto delle regole di vigilanza. La prossimità non può significare minore rigore nella valutazione del rischio. Al contrario, la conoscenza più approfondita del cliente deve consentirci di prendere decisioni migliori, non decisioni più indulgenti. Il vero equilibrio, quindi, consiste nel mettere la tecnologia al servizio dell’efficienza e le persone al servizio della relazione."
Guardando alla seconda parte dell’anno e ai prossimi esercizi, quali sono le principali sfide finanziarie ed economiche che la Direzione Generale intende affrontare per garantire che la BCC continui a essere il motore propulsivo dello sviluppo di Terra di Lavoro? "Il contesto nel quale ci troviamo a operare richiede grande attenzione.
La crisi internazionale, l’incertezza geopolitica, il costo dell’energia e l’inflazione hanno prodotto effetti che si riflettono ancora oggi sulle famiglie e sulle imprese. Per una banca del territorio questo significa innanzitutto mantenere alta la capacità di ascolto e di anticipazione dei problemi. Una delle aree che dovremo monitorare con maggiore attenzione sarà certamente quella del credito.
È ragionevole attendersi, nei prossimi esercizi, alcuni segnali di deterioramento della qualità del credito, proprio come conseguenza delle difficoltà che alcune imprese e alcune famiglie possono incontrare in un contesto ancora caratterizzato da elevata incertezza.
Il nostro compito sarà quindi quello di continuare a sostenere l’economia reale, senza però abbassare il livello di attenzione sulla qualità degli impieghi. Sostenere il territorio non significa fare credito senza criterio; significa fare buon credito, individuando progetti validi e accompagnando le imprese nei momenti di difficoltà prima che questi diventino problemi irreversibili.
Parallelamente, continueremo a lavorare sulla diversificazione delle fonti di ricavo. È una necessità strategica per una banca che vuole mantenere nel tempo un modello equilibrato e sostenibile. Dobbiamo essere capaci di intercettare bisogni che stanno cambiando rapidamente.
Un esempio significativo è rappresentato dal mondo della bancassicurazione: famiglie e imprese manifestano una crescente esigenza di protezione, di pianificazione e di gestione dei rischi, e la banca deve essere in grado di offrire risposte adeguate anche su questi fronti.
Ma c’è un elemento che considero ancora più importante: la nostra sfida non è semplicemente quella di crescere. È crescere mantenendo l’equilibrio tra redditività, solidità e funzione mutualistica. Dobbiamo continuare a produrre risultati sufficienti a rafforzare il patrimonio, investire in tecnologia e nelle persone, ampliare la nostra presenza territoriale e, contemporaneamente, continuare a destinare risorse allo sviluppo delle comunità.
In un periodo caratterizzato da tante incertezze, credo che la vera forza di una BCC sia proprio questa: avere un orizzonte di lungo periodo. Non dobbiamo inseguire il risultato del trimestre, ma costruire una banca che tra dieci o vent’anni sia ancora più solida, più efficiente e più vicina al proprio territorio.
È questo il modo nel quale intendiamo continuare a essere un motore dello sviluppo di Terra di Lavoro: non semplicemente finanziando l’economia, ma contribuendo a costruire le condizioni perché quell’economia possa crescere in modo sano e duraturo."
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