Politica - L'esponente della maggioranza replica alle accuse del collega di opposizione e attacca l’intervento di Liberi e Forti
Vi sono momenti in cui la nostra politica locale arriva a superare la fantasia, per addentrarsi nell’assurdo. È quanto accaduto, da ultimo, a seguito di un mio articolo di analisi e di opinione politica, nel quale ho utilizzato un proverbio tanto antico quanto noto: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
Un modo di dire comune, metafora della chiusura verso il dialogo, che il collega consigliere comunale Giuseppe Sebastianelli ha ben pensato di estrapolare dal contesto per trasformarlo in una presunta offesa personale inesistente. A suo dire, l’uso della parola “sordo” sarebbe un attacco alla disabilità, una denigrazione nei confronti di chi quotidianamente vive questa condizione.
Una lettura francamente surreale. Un’offesa? Ma quando mai? Non c’era, né poteva esserci, alcun intento offensivo verso alcuno, se non la semplice espressione di un giudizio politico. Ridurre la citazione di un proverbio, peraltro di uso comune, a un presunto e assurdo attacco personale è un esercizio di ginnastica mentale davvero sorprendente.
Dalla malintesa “offesa”, il consigliere ha poi imbastito una solfa paradossale, arrivando a sostenere che, se fosse cieco e non sordo, sarebbe perfino “fortunato” perché almeno non vedrebbe ciò che accade in città, avventurandosi poi in una ricostruzione politico-amministrativa storica della nostra città del tutto personale. Una lettura legittima dal suo punto di vista, ma che evidentemente non può essere spacciata per verità assoluta.
Per quanto mi riguarda, l’unica nota pienamente condivisibile nel suo discorso è il richiamo al rispetto per il monumento dedicato a Nicholas Green, un luogo di memoria e di civiltà sul quale è impossibile non essere d’accordo. A completare il capolavoro di retorica di Sebastianelli ci ha pensato poi la discesa in campo dell’armata dall’altisonante nome “Liberi e Forti”, raggruppamento extraconsiliare che si rifà all’ex sindaco Carlo Maria D’Alessandro. Una discesa in campo altisonante che meriterebbe di essere incorniciata per poi essere subito riposta in cantina tra le polverose cose da dimenticare.
Con questo scritto ci tengo a ribadire la massima linearità del mio operato: non c’è mai stata alcuna volontà di offendere Sebastianelli, le persone o la disabilità. Continuo a rivendicare con forza il diritto di esprimere le mie opinioni, di criticare l’operato di amministratori che mi hanno preceduto e di utilizzare la lingua italiana per ciò che rappresenta, senza dover sottoporre ogni parola a interpretazioni pretestuose. Chi vuole intendere, intenda. Chi preferisce strumentalizzare le parole, continui pure a non voler sentire!
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