Stellantis Cassino, il PD attacca il Governo ma dimentica i suoi parlamentari

Economia - Peluffo e Misiani parteciparono all’audizione di Filosa, senza ottenere risposte certe sul futuro dello stabilimento ciociaro. La crisi richiede responsabilità, non polemiche di partito. Nicosia replica al circolo dem

Stellantis Cassino, il PD attacca il Governo ma dimentica i suoi parlamentari
di Dario Nicosia - Pubblicato: 22-08-2026 18:34 - Tempo di lettura 3 minuti

Ho scoltato tutte le due ore e trentasei minuti dell’audizione di Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis, svolta il 17 giugno davanti alle Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato.

L’ho fatto da semplice cittadino, perché amo questo territorio e, prima di formulare un giudizio, ho sentito il dovere di capire che cosa Stellantis avesse realmente annunciato, quali domande fossero state poste dai parlamentari e quali risposte fossero state fornite sul futuro dello stabilimento di Cassino.

Per questo trovo singolare che, a due mesi di distanza, il circolo cittadino del Partito Democratico intervenga con una nota fortemente polemica contro il Governo e il centrodestra locale, senza ricordare che a quell’audizione parteciparono due parlamentari del PD tutt’altro che anonimi: il deputato Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera, e il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del partito. Non presenze marginali, dunque, ma autorevoli rappresentanti chiamati, proprio per i ruoli ricoperti, a incalzare Filosa sulle prospettive industriali di Stellantis e sul futuro dello stabilimento di Cassino.

Misiani richiamò il crollo della produzione italiana, il ricorso alla cassa integrazione e le difficoltà della componentistica, chiedendo quali impegni Stellantis intendesse assumere verso la filiera nazionale. Peluffo affrontò direttamente anche il futuro di Cassino. Chiese a Filosa chi fossero i partner con i quali Stellantis stava trattando e se la collaborazione prevista riguardasse soltanto l’assemblaggio oppure un coinvolgimento più ampio della filiera italiana.

Erano domande pertinenti. Le risposte, però, non sciolsero le principali incognite. Per altri stabilimenti Filosa indicò modelli, investimenti e prospettive abbastanza definite. Su Cassino ammise che l’azienda non aveva ancora fatto un buon lavoro, confermò l’arrivo della nuova Maserati Grecale alla fine del 2027, parlò di aggiornamenti e serie speciali per Giulia e Stelvio e rinviò le decisioni più importanti al piano Maserati atteso entro la fine dell’anno.

Rimasero senza una risposta precisa le domande essenziali: quali modelli saranno realmente assegnati a Cassino? Con quali investimenti, volumi e tempi? E con quali conseguenze per l’occupazione e per l’indotto? Sono le stesse domande che oggi il PD di Cassino ripropone, ma indirizzandole quasi esclusivamente al Governo e al centrodestra locale. È qui che la nota diventa politicamente strumentale: descrive problemi reali, ma lascia sullo sfondo il soggetto che assume le decisioni industriali.

Il Governo deve certamente rispondere delle proprie scelte. È legittimo contestare il taglio delle risorse del Fondo Automotive, chiedere un tavolo permanente al Ministero e pretendere misure capaci di accompagnare lavoratori e imprese fino all’avvio delle future produzioni. Il Governo non può limitarsi a registrare gli annunci dell’azienda: deve negoziare e subordinare ogni sostegno pubblico a impegni precisi e verificabili.

Ma non è il Governo ad assegnare i modelli agli stabilimenti, a stabilire i volumi produttivi o a decidere la missione industriale di Cassino. Queste responsabilità appartengono a Stellantis. C’è poi la questione più urgente, sollevata anche dalla FIOM: come arrivare alla fine del 2027 o al 2028?

Un investimento futuro non restituisce oggi reddito ai lavoratori in cassa integrazione e non consente alle aziende dell’indotto di programmare. Occorre quindi un accordo ponte che coinvolga Stellantis, Governo, Regione Lazio e rappresentanze sindacali, attribuendo a ciascuno responsabilità precise.

Resta, però,  una domanda politica rivolta al PD di Cassino. Se le risposte di Filosa erano insufficienti — e su Cassino  decisamente lo erano — perché il circolo locale non chiede anche ai propri rappresentanti parlamentari quali iniziative abbiano assunto dopo quell’audizione? Perché non domanda a Peluffo e Misiani se abbiano ottenuto impegni successivi su modelli, volumi, investimenti e occupazione?

Un semplice cittadino ha impiegato due ore e trentasei minuti per ascoltare integralmente l’audizione e cercare di comprendere i fatti. Da una forza politica presente in Parlamento e rappresentata in quella sede da due propri esponenti sarebbe lecito attendersi almeno la stessa attenzione.

La crisi di Cassino è troppo grave per essere piegata alla convenienza di una polemica di partito. Bisogna chiedere a Stellantis conto delle proprie decisioni industriali, al Governo della politica nazionale, alla Regione delle proprie competenze e ai rappresentanti parlamentari dell’incisività della loro azione. Confondere queste responsabilità alimenta lo scontro, ma non avvicina una soluzione.





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