Stellantis, se la crisi arriva nelle piazze: "Ora Cassino rischia di spegnersi lentamente"

Economia - L’allarme della UILM: meno produzione e cassa integrazione pesano sulle famiglie e fanno crollare i consumi. D’Avino: "Non è più solo una crisi industriale, è un’emergenza sociale. Serve un Piano Strategico Straordinario"

Stellantis, se la crisi arriva nelle piazze: "Ora Cassino rischia di spegnersi lentamente"
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 18-08-2026 16:14 - Tempo di lettura 3 minuti

La crisi di Stellantis non si ferma più davanti ai cancelli dello stabilimento di Piedimonte San Germano. Entra nelle case, passa per i negozi e i bar e adesso comincia a farsi sentire persino nelle piazze, nelle sagre e nelle feste di paese. È questo l'allarme lanciato dalla UILM Frosinone, che torna a chiedere interventi straordinari per un territorio sempre più segnato dal crollo della produzione e dal ricorso agli ammortizzatori sociali.

Il segretario generale Gennaro D'Avino parte proprio da un fenomeno apparentemente lontano dalle catene di montaggio: la minore capacità di spesa delle famiglie. Quando lo stipendio si riduce e la cassa integrazione diventa una presenza costante, infatti, i primi consumi a essere sacrificati sono quelli considerati non indispensabili.

Una cena fuori, una serata con gli amici, qualche ora trascorsa con i bambini a una festa diventano spese sulle quali bisogna iniziare a fare i conti. Ed è così che una crisi nata dentro la fabbrica finisce per modificare la vita quotidiana di un'intera comunità. «Quando la crisi arriva perfino nelle feste di paese significa che non è più soltanto una questione industriale. È diventata una questione sociale», è il ragionamento della UILM.

A rendere ancora più pesante il quadro c'è l'ennesima fermata dello stabilimento cassinate. Dal 17 al 31 agosto sono ferme lastratura, verniciatura, montaggio e le attività collegate, in un 2026 già caratterizzato da numerosi stop produttivi e da volumi estremamente bassi.

Una situazione che inevitabilmente si ripercuote sull'indotto. Perché attorno alla fabbrica ruota un sistema composto da fornitori, logistica, manutenzione, servizi industriali e numerose altre attività. E ogni giornata senza produzione significa meno lavoro e meno reddito anche fuori dai cancelli.

Da qui l'effetto domino denunciato dal sindacato: prima rallenta la fabbrica, poi diminuiscono gli stipendi, quindi calano i consumi e infine entrano in difficoltà commercio e attività del territorio. Una situazione particolarmente delicata in questo periodo dell'anno, quando per molte famiglie si avvicinano anche le spese legate alla riapertura delle scuole: libri, zaini, materiale didattico e trasporti si aggiungono a mutui, affitti, bollette e rate.

«Ci sono famiglie che oggi non sanno semplicemente come affrontare il prossimo mese – denuncia D'Avino –. Quando un padre o una madre devono chiedersi se riusciranno a garantire ai propri figli tutto ciò di cui hanno bisogno, non possiamo più parlare soltanto di difficoltà economica».

Per la UILM, quindi, il problema non riguarda più esclusivamente Stellantis. La vertenza Cassino sta diventando una vertenza dell'intero territorio. Il sindacato chiede innanzitutto all'azienda chiarezza sul futuro dello stabilimento: investimenti, nuovi modelli, volumi produttivi, prospettive occupazionali e garanzie per l'indotto. Ma l'appello viene rivolto soprattutto al Governo e alle istituzioni.

La richiesta è quella di mettere in campo un Piano Strategico Straordinario per Cassino, prima che l'impoverimento economico e sociale diventi irreversibile.

«Per decenni i lavoratori della Fiat, poi FCA e oggi Stellantis, insieme a quelli dell'indotto, hanno fatto crescere questo territorio. Oggi sono loro ad avere bisogno del territorio», sottolinea la UILM.

Il 31 agosto le linee dovrebbero tornare ad accendersi. Ma per D'Avino il punto non è più sapere quando terminerà l'ennesimo stop. La vera domanda è quanto possa resistere una fabbrica costretta a lavorare con volumi così bassi e, insieme ad essa, quanto possa resistere un territorio che da quella fabbrica dipende da decenni.

«Cassino non chiede compassione. Cassino chiede lavoro, investimenti e futuro», conclude il segretario generale della UILM Frosinone. Perché il timore, ormai, è che la crisi segua una traiettoria precisa: prima si fermano le fabbriche, poi i consumi, quindi le attività. E alla fine rischia di fermarsi un'intera comunità.





Articoli Correlati


cookie