Cronaca - Tra la stretta sulla sicurezza e il principio costituzionale di rieducazione: con la presunzione di capacità per gli under 18 l’onere della prova passa alla difesa. Una svolta che inasprisce le regole per i giovani, riaprendo lo scontro tra la rigidità punitiva dello Stato e la necessità pedagogica di offrire un reale percorso di riscatto rieducativo
Parliamo di giovani, e di sicurezza a Cassino, intanto il Consiglio dei Ministri approva un disegno di legge che modifica il processo penale minorile per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. La novità principale consiste nell'introduzione di una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere.
La nuova norma ci dice che la legge italiana considera oggi esistente la capacità di intendere e di volere del minore, fino a prova contraria. Cioè si inverte l'onere della prova e trasferendo alla difesa il compito di dimostrare l'eventuale incapacità del minore al momento del fatto.
Bisogna tenere a mente che il carcere per i minori rappresenta una misura residuale ed estrema, finalizzata non solo alla punizione ma soprattutto alla rieducazione, in linea con l'articolo 27 della Costituzione.
Per esempio, la figura dell'educatore in carcere funge da mediatore tra la rigidità del contesto detentivo e i bisogni di cura del minore, accompagnandolo nella revisione critica del reato.
Inoltre, vengono promossi percorsi di giustizia riparativa, attività scolastiche e progetti lavorativi concreti essenziali per restituire dignità ai giovani e prevenire la recidiva.
Dunque, l'aspetto pedagogico si scontra con la nuova normativa, più rigida, punitiva e meno incline a salvare effettivamente le vite dei giovani in carcere.
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