Politica - Ottant'anni fa il Referendum: in Ciociaria e all'ombra dell'abbazia i cittadini scelsero il Re con punte del 96% a Villa Santa Lucia, i Savoia oltre il 90% in ben nove comuni. San Donato Val di Comino, con l'82%, guidò invece i centri dove prevalse la Repubblica. A Morolo la sfida finì in perfetta parità. Ecco la mappa del voto
Il 2 giugno 1946 è una delle date che hanno cambiato la storia d'Italia. Per la prima volta gli italiani, e per la prima volta anche le donne, furono chiamati alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica.
Il risultato nazionale è noto: la Repubblica prevalse e nacque l'Italia che conosciamo oggi. Ma osservando i dati della provincia di Frosinone emerge una storia diversa, per certi versi sorprendente, che racconta una Ciociaria in netta controtendenza rispetto al quadro nazionale e persino rispetto alla vicina provincia di Latina.
A livello nazionale la Repubblica ottenne oltre 12,7 milioni di voti, pari al 54,3%, mentre la Monarchia si fermò al 45,7%. In provincia di Frosinone accadde invece l'esatto contrario: su 257.203 aventi diritto si recarono alle urne 221.098 cittadini, con una partecipazione straordinaria dell'85,96%. Alla Monarchia andarono 116.716 voti, pari al 56,72%, mentre la Repubblica si fermò a 89.065 preferenze, corrispondenti al 43,28%.
Un dato che assume ancora più rilievo se confrontato con quello della vicina provincia di Latina, dove invece prevalse la Repubblica con 59.673 voti, pari al 54,89%, contro i 49.031 voti della Monarchia, ferma al 45,11%. Frosinone e Latina, dunque, si ritrovarono su fronti opposti nonostante la vicinanza geografica.
A determinare il successo della Monarchia furono soprattutto i grandi centri della provincia. Nel capoluogo Frosinone, su 10.531 votanti, ben 5.804 elettori scelsero la Monarchia, pari al 58,94%, mentre 4.043 votarono Repubblica, corrispondenti al 41,06%.
Ancora più clamoroso il dato di Cassino. La città martire della Seconda guerra mondiale, rasa al suolo dai bombardamenti e simbolo della devastazione del conflitto, si schierò in modo massiccio dalla parte della Monarchia. Su 5.248 votanti, 4.697 votarono per il Re, pari all'89,50%, mentre soltanto 551 optarono per la Repubblica, fermandosi al 10,50%. Proprio Cassino, una delle città italiane più duramente colpite dalla guerra, scelse di confermare la propria fiducia nell'istituzione monarchica.
La provincia di Frosinone fu dunque una delle aree più monarchiche dell'intero Lazio. In ben nove comuni il consenso per la Monarchia superò addirittura il 90%. Il record assoluto appartiene a Villa Santa Lucia, dove la Monarchia raccolse il 96,58% dei voti contro appena il 3,42% della Repubblica. Seguono: Sant'Andrea del Garigliano: (95,85%), Rocca d'Arce (94,39%), Santopadre (94,34%), San Vittore del Lazio (93,80%), Cervaro (93,33%), Acquafondata e Casalattico (92%), Castelnuovo Parano: (90,70%).
Subito dopo questi comuni dove si supera la soglia del 90% per la Monarchia, nella “top ten” si colloca proprio Cassino con il suo 89,50%, seguita da Colle San Magno con l'89%, Vallerotonda con l'88%, Colfelice e Pastena con l'87%, Castrocielo, Vallemaio e Terelle attorno all'86%.
Molto elevati anche i consensi registrati ad Aquino e a Falvaterra dove la Monarchia raggiunse l'85%, a Piedimonte San Germano il 77%, ad Arce con il 76%, a Belmonte Castello e Torrice con il 75%, a Roccasecca con il 72%, ad Ausonia, San Giovanni Incarico e Strangolagalli con il 70%, a Sat'Elia e Sant'Ambrogio sul Garigliano con il 67%Numeri che mostrano come gran parte del Cassinate e delle aree rurali della provincia fossero saldamente schierate con il Re.
La Repubblica riuscì a prevalere soltanto in circa un terzo dei comuni della provincia e, a differenza della Monarchia, non raggiunse mai la soglia del 90%. Il risultato più alto fu registrato a San Donato Val di Comino. Qui la Repubblica conquistò 2.417 voti su 3.108 votanti, pari all'82,24%, mentre la Monarchia si fermò al 17,76%.
A seguire si collocano Anagni e Isola del Liri, entrambe con il 77% dei voti alla Repubblica e il 23% alla Monarchia. Molto significativo anche il risultato di Ceccano e Pico, dove la Repubblica ottenne il 74%, e quello di Ferentino con il 70%. Ad Acuto e a Coreno Ausonio il fronte repubblicano raggiunse il 69%, mentre a Patrica, Piglio, Supino e Trevi nel Lazio si attestò intorno al 68%.
Tra i centri maggiori della provincia spicca il caso di Sora, dove la Repubblica prevalse nettamente con il 60% contro il 40% della Monarchia. Più combattuta la sfida ad Alatri, dove la Repubblica vinse per appena due punti percentuali, 51% contro 49%, così come a Ceprano.
Non mancarono i comuni dove la partita si giocò fino all'ultimo voto. A Boville Ernica la Monarchia prevalse per appena sei voti: 1.569 contro 1.563. A Giuliano di Roma il margine fu di appena 25 preferenze: 751 voti alla Monarchia contro 726 alla Repubblica.
A Filettino, invece, fu la Repubblica a vincere per soli tre voti: 300 contro 297. Il caso più emblematico resta però quello di Morolo. Qui il referendum si concluse con un incredibile pareggio perfetto: 790 voti alla Monarchia e 790 alla Repubblica.
A distanza di ottant'anni quei numeri raccontano molto più di una semplice consultazione elettorale. Le aree che nel 1946 si schierarono con decisione per la Repubblica sono diventate negli anni successivi punti di riferimento per la sinistra e per i movimenti sindacali.
Al contrario, gran parte del Cassinate è rimasto espressione di una cultura politica più conservatrice.
Naturalmente il panorama politico della provincia è cambiato profondamente nel corso dei decenni, eppure la mappa del referendum del 1946 continua ancora oggi a offrire una chiave di lettura interessante per comprendere le radici culturali e politiche della Ciociaria.
Perché se l'Italia il 2 giugno 1946 scelse la Repubblica, la provincia di Frosinone scelse invece il Re. E lo fece con una convinzione tale da trasformarsi in uno dei territori simbolo del voto monarchico nel Lazio e nell'Italia centro-meridionale.