Opinioni - La replica di Lello Valente: "Il prof. Costa è stato chiaro sulle scelte della Lega, ma il vero colpevole è chi non ha alzato la voce per difendere il territorio". E a Sergio Marandola dice: "La Dottrina sociale della Chiesa resta, la sinistra dimentica le origini"
Devo dare ragione all’amico Sergio Marandola, e me ne scuso se forse ho dato l’impressione di appartenere alla nuova politica, a quella nata nella cosiddetta Seconda Repubblica dove ognuno cambia casacca ogni giorno, dove ci si dimentica del passato, io sono rimasto a quella di Peppone e Don camillo, e ne rivendico ancora oggi l’appartenenza.
Rivendico di appartenere alla storia di Don Camillo, quella storia e quei principi non hanno mai conosciuto una sconfitta, a differenza degli eredi delle idee di Peppone che per necessità e per vergogna hanno dovuto cambiare più volte nome. Don Camillo rappresentava una storia nata dalla “Rerum Novarum” di Leone XIII, poi transitata ed adeguata nel codice di Camaldoli ed arricchita oggi con l’altra enciclica di Leone XIV “Magnifica Humanitas”. La dottrina sociale della Chiesa è rimasta sempre la stessa perché l’Uomo è rimasto lo stesso.
Tra gli eredi di Peppone, ai quali Sergio si è iscritto, scorgo una certa ansia di dimenticare le loro origini e di far finta di non appartenere a quella storia con alle spalle esperienze di Governo dove carestia, guerre, dittatura e fame hanno contrassegnato il comunismo.
Io confermo di appartenere alla storia di Don camillo, forse gli eredi di Peppone se ne vergognano e vogliono far finta di guardare al nuovo millennio.
Conosco Sergio da diversi decenni ed ho sempre conosciuto oltre ad un professionista esemplare una persone seria e seriosa, non conoscevo questo lato goliardico, quasi burlesco, perché affermare che il PD è il partito dei poveri e degli emarginati mi fa sorgere il dubbio di aver alzato il gomito, ma essendo totalmente astemio , ho dovuto rileggere più volte questa affermazione e forse l’amico Sergio si riferisce ai poveri di Roma del quartiere Parioli o ai poveri di Milano di Via Montenapoleone, perché il PD i voti li prendi solo dove stanno i ricchi e non i poveri.
Per ritornare a temi più veri e concreti, non lo scrivo io che il prof. Costa abbia addebitato ai due leghisti indigeni la scelta di una stazione TAV in quel di Sgrurgola lo scrive direttamente il Prof Costa, anzi in sostituzione del passo del Vangelo secondo Luca 23:24 “padre perdonali perché non sanno quel che fanno” il Prof Costa conia “Padre, non perdonarli, perché loro sanno benissimo il male che stanno facendo”… e si riferisce ai due leghisti nostrani.
Ma come sempre negli eredi di Peppne noto farsi strada quella che si chiama la strategia della distrazione, si alza del fumo per nascondere la realtà. Mi sembra di essere stato molto chiaro che le responsabilità di questa scelta, che considero sbagliata sotto ogni punto di vista, siano ben distribuite tra tutti i Partiti ma non ci si può nascondere che l’unico che avrebbe dovuto alzare la voce e fare una battaglia seria ed ad oltranza è un altro seguace di Peppone, cioè il sindaco di Cassino che si è sempre ben nascosto su questo argomento dietro proposte irrealizzabili e facilmente accantonate.
Caro Sergio vorrei citarti un passo del Vangelo di Matteo 7, 1-29, quando dice “perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?”. La trave è chi aveva il dovere di difendere Cassino e non lo ha fatto per calcoli politici personali ed una persona intellettualmente onesta come te dovrebbe chiedersi come mai il Sindaco non ha mai fatto questa battaglia, come mai non abbia mai difeso la città che governa.
La differenza tra i seguaci di Don Camillo e quelli di Peppone sta proprio nella capacità di dire la verità, di non difendere ad ogni costo l’indifendibile, io ho espresso chiaramente le responsabilità di tutti i Partiti, tu, da erede di Peppone, hai omesso di dire che il primo responsabile è il sindaco con il quale condividi la storia come erede di Peppone.
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