Economia - Annunciato un nuovo stop alla produzione, intanto gli operai chiedono certezze, sono stanchi di promesse: "Stellantis o Dongfeng, a noi serve solo il lavoro". L'offensiva della Cina si fa serrata e i sindacati sbottano: la Fiom dice stop al monopolio, l'Uglm parla di sito abbandonato. Cauta la Fim-Cisl, mentre la Uilm tuona: "Servono i modelli ibridi, tutto il resto sono chiacchiere"
Mentre i cancelli di Piedimonte San Germano si preparano a un nuovo silenzio forzato, l'eco delle trattative con i colossi cinesi si fa sempre più insistente, disegnando uno scenario di incertezza che logora chi quel sito lo vive ogni giorno.
Partiamo dallo stop, anche se ormai non fa quasi più notizia: lunedì non si rientrerà in fabbrica, i cancelli resteranno chiusi fino al 20 maggio. Giovedì 21 maggio, il D-Day, il giorno in cui Antonio Filosa illustrerà il piano industriale, lo stabilimento ripartirà: dall’inizio dell’anno ad oggi si è lavorato solamente 20 giorni. Ma questo sembra già il passato, gli operai sanno che dovranno fare i conti con questa situazione per tutto il 2026 e forse anche per il 2027.
E poi? Si ripartirà con Stellantis o con nuovi player? Ad oggi nessuno può dirlo ancora con certezza ed è in questo vuoto produttivo che si inserisce dunque l'offensiva dell'Oriente. La vicenda ha preso corpo con le indiscrezioni sul gruppo Dongfeng, ma ha subito un'accelerazione improvvisa con le dichiarazioni di Stella Li, vicepresidente di BYD. Durante la conferenza "Future of the Car", la manager ha confermato trattative serrate con diversi produttori europei per rilevare siti sottoutilizzati. Addirittura, marchi storici come Maserati — cuore pulsante di Cassino — sono stati definiti "molto interessanti" dai vertici cinesi, alimentando l'ipotesi che il sito pedemontano possa diventare un avamposto tecnologico del Dragone nel cuore dell'Europa.
Ma dietro i numeri e le strategie, c'è il sentimento di chi varca i cancelli. I lavoratori sono oggi osservatori passivi e manifestano un misto di preoccupazione e apprensione che non riguarda tanto l'ingresso di player stranieri, quanto piuttosto un profondo senso d'ansia legato alla ricerca di risposte concrete capaci di garantire il loro futuro occupazionale.
Non è tanto il timore del "nuovo padrone" cinese a spaventarli, quanto la mancanza cronica di prospettive. Le tute blu di Cassino chiedono risposte che garantiscano il futuro, stanche di un percorso che negli ultimi mesi ha portato solo a un impoverimento salariale e professionale. Il sentimento è unanime: serve un’occupazione garantita e volumi produttivi che permettano di guardare al futuro senza l'incubo costante della cassa integrazione. Non importa se ci si chiami Stellantis o Byd.
I segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm sono invece più scettici sulla pista cinese. Gennaro D’Avino, segretario provinciale della Uilm è durissimo nei confronti della gestione attuale: "Sentire parlare di interesse da parte di gruppi stranieri per lo stabilimento di Cassino certifica una sola verità: oggi Stellantis non sta valorizzando fino in fondo un sito strategico e un patrimonio di competenze straordinario". Per D’Avino, ai lavoratori non servono operazioni mediatiche, ma l’assegnazione della motorizzazione ibrida e tempi certi. "Tutto il resto sono chiacchiere che non danno prospettive né sicurezza occupazionale", ribadisce, fissando al 21 maggio il termine ultimo per avere risposte chiare.
Il collega della Fim-Cisl Mirko Marsella evidenzia la totale sintonia tra il sindacato e le maestranze: "Il pensiero dei lavoratori è lo stesso nostro, siamo all'unisono: il primo pensiero è quello di lavorare, di produrre macchine nello stabilimento e dare stabilità al territorio". Pur restando cauto sulla vendita ai cinesi, Marsella non chiude la porta a nuovi player: "Ben vengano collaborazioni anche con case automobilistiche cinesi, soprattutto in questo contesto storico, ma sono molto perplesso eventualmente sulla vendita dello stabilimento".
Per Andrea Di Traglia, segretario provinciale della Fiom-Cgil è invece necessario rompere il monopolio produttivo italiano: "Noi non siamo stati mai contrari all’ingresso di nuovi player. L’Italia è uno dei pochi paesi che ha essenzialmente la monoproduzione. L’ingresso di altri produttori, anche cinesi, è un elemento di discussione positivo, a patto che se ne determinino le condizioni". Per Di Traglia, il punto centrale resta la tutela di chi lavora: "Il punto è come metti in sicurezza innanzitutto le lavoratrici e i lavoratori e il know-how che nel frattempo in questi anni è stato sviluppato".
Infine, l'UGLM di Frosinone con Gerardo Minotti, chiosa: "Ci fa piacere apprendere come il sito di Cassino sia diventato "interessante" per gruppi stranieri, soprattutto cinesi, che costruiscono auto. Significa che il sito è sottoutilizzato e quasi abbandonato da Stellantis. Sono anni che UGLM di Frosinone denuncia questa situazione di non lavoro che, assieme al costo dell'energia troppo elevato, sta strozzando le famiglie e le imprese italiane.
In tutti gli incontri abbiamo sempre sottolineato l'importanza del sito di Cassino e la professionalità dei lavoratori. Diciamo basta agli annunci: vogliamo certezze, vogliamo il lavoro, vogliamo tornare a costruire automobili, vogliamo un piano industriale con investimenti e nuovi modelli e aspettiamo che Stellantis, il prossimo 21 maggio, faccia chiarezza sul futuro dello stabilimento di Cassino" conclude Minotti.