Gli occhi dei cinesi su Cassino: BYD punta lo stabilimento all'ombra dell'abbazia

Economia - Dopo Dongfeng Motor, ora anche la vicepresidente di BYD conferma trattative per i siti sottoutilizzati e l’interesse per il marchio Maserati. Mentre il Governo apre ai partner asiatici, il territorio attende con ansia il piano Stellantis del 21 maggio. Domani Angelilli in ateneo, intanto parla Formisano

Gli occhi dei cinesi su Cassino: BYD punta lo stabilimento all'ombra dell'abbazia
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 14-05-2026 11:02 - Tempo di lettura 3 minuti

Il destino dello stabilimento Stellantis di Cassino sembra essere entrato in una fase di fibrillazione senza precedenti, sospeso tra il timore del declino e la speranza di una nuova, inedita rinascita, che parla la lingua della Cina. Se fino a qualche settimana fa le indiscrezioni riguardavano principalmente il gruppo Dongfeng Motor, oggi il panorama si arricchisce di un nuovo attore internazionale.

Gli occhi del Dragone sono puntati con insistenza sui cancelli di Piedimonte San Germano e l'ipotesi che il "glorioso" sito fondato nel 1972 possa trasformarsi in un avamposto della tecnologia orientale non è più solo un’idea fantasiosa, ma una traccia di lavoro concreta.

A rompere gli indugi è stata Stella Li, vicepresidente del colosso cinese BYD, che in occasione della conferenza "Future of the Car" organizzata dal Financial Times a Londra ha lanciato un segnale inequivocabile. La manager ha confermato che l'azienda è in trattative serrate con diversi produttori europei, inclusa Stellantis, per valutare il rilevamento di siti industriali attualmente sottoutilizzati. 

L’Italia, in questo scacchiere, occupa una posizione di assoluto rilievo. BYD non cerca semplici collaborazioni commerciali, ma punta a gestire direttamente gli stabilimenti, una strategia ritenuta più snella e funzionale rispetto alle joint venture. Interpellata specificamente su una possibile visita allo stabilimento di Cassino, Stella Li non ha smentito, sottolineando come l’azienda abbia già ispezionato numerosi siti nel Vecchio Continente e come l’Italia sia stabilmente nella "short list" dei paesi d’interesse.

Addirittura, l'interesse cinese si spingerebbe fino alla valutazione di marchi storici in difficoltà: il nome di Maserati, cuore pulsante della produzione cassinate, è stato definito molto interessante.

Queste manovre internazionali si inseriscono in una settimana densa di appuntamenti istituzionali e politici che faranno da preludio alla data cerchiata in rosso sul calendario: giovedì 21 maggio. Quel giorno, il CEO di Stellantis Antonio Filosa  illustrerà il piano industriale del gruppo, svelando finalmente le reali intenzioni su Cassino. Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato e la tensione è palpabile.

Prima del verdetto di Filosa, la politica proverà a giocare le sue carte: è previsto un vertice tra il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, mentre il 19 maggio si terrà un Consiglio Regionale straordinario dedicato interamente alle sorti dello stabilimento. 

Già domani, 15 maggio, l'Università degli Studi di Cassino ospiterà un importante convegno alla presenza della vicepresidente della Regione Roberta Angelilli, dove si discuterà di finanza agevolata e fondi BEI destinati proprio all'automotive, a testimonianza di come l'intero sistema regionale stia cercando di fare scudo attorno alla sua principale industria.

A guardare con favore ai cinesi è anche Vincenzo Formisano, presidente della Banca Popolare del Cassinate, che alla presentazione del piano strategico di Ateneo ha parlato senza filtri, definendo l’ipotesi dell’arrivo dei cinesi come una possibile "salvezza" per lo stabilimento. Per il vertice della BPC, l'interessamento di partner orientali è una pista concreta “che potrebbe garantire rilancio produttivo", sebbene, proprio Formisano, abbia evidenziato come sia necessario “mettere in sicurezza anche l’indotto”.

D'altronde, che il clima fosse cambiato lo avevamo già anticipato lo scorso aprile, quando le dichiarazioni del Ministro Urso avevano sdoganato ufficialmente il dialogo con i produttori asiatici. Lo stesso Urso, intervenendo recentemente alla Camera, ha accennato “a possibili investimenti produttivi con partner internazionali”. E la Cina, oggi, appare per molti l'unica vera salvezza possibile per far tornare ad accelerare la fabbrica all'ombra dell'abbazia, che da ormai tanto, troppo tempo, viaggia con il motore al minimo.





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