Economia - La Regione Lazio ha convocato un vertice con i sindacati alle ore 10.30 di lunedì 5 febbraio
Giorni decisivi per la vertenza Reno De Medici: la regione Lazio ha convocato un vertice con i sindacati alle ore 10.30 di lunedì 5 febbraio. Prima di quella data, verosimilmente già oggi, o entro le prossime 48 ore, dovrebbe arrivare la tanto attesa autorizzazione integrata ambientale, ovvero l’AIA, che dovrebbe permettere alla cartiera di tornare a produrre. Il condizionale è d’obbligo, perché bisognerà poi verificare se tale autorizzazione permetterà di superare le prescrizioni imposte dalla Procura della Repubblica di Cassino che ha classificato i cosiddetti fanghi come rifiuti da smaltire all’esterno, mentre per la cartiera si tratta di materie prime ancora ricche di cellulosa.
Intanto l’altroieri, lunedì 29 gennaio, Rdm Group ha risposto alle richieste dell’assessorato all’ambiente della Regione Lazio, inviando chiarimenti e integrazioni ai sette punti richiesti dall’Arpa. Chiarimenti necessari al rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. Fiducioso si dice il sindaco di Villa Santa Lucia, Orazio Capraro, che dice: “L’iter burocratico dovrebbe essere concluso e non resta che attendere il rilascio dell’importante documento affinché l’azienda possa ripartire in tempi brevi e scongiurare così il pericolo di una oramai sempre più imminente chiusura”.
L’autorizzazione da parte della regione appare dunque imminente, ma l’azienda resta in attesa di capire se con l’AIA si supereranno le prescrizioni imposte dal perito della Procura della Repubblica di Cassino che lo scorso mese di novembre ha concesso un parziale dissequestro dell’impianto dopo i sigilli che erano scattati a luglio: nella sostanza dei fatti viene imposto alla cartiera di smaltire quei fanghi all’esterno.
Una condizione, questa, non accettabile per Rdm Group che dunque nei primi giorni di gennaio ha comunicato ad Unindustria di avviare la procedura per la dismissione dello stabilimento di Villa Santa Lucia. E a proposito dei cosiddetti fanghi, l’azienda ha quindi puntualizzato: “Sono materiali che possono - e devono - essere riutilizzati nel ciclo produttivo. Allontanarli dallo stabilimento significherebbe perdere un’importante un’opportunità di riciclo, disperdendo un’alta percentuale di fibra utile e arrecando un serio danno all’ambiente circostante per via dei trattamenti chimico-fisici necessari allo smaltimento e delle operazioni di trasporto. Questa scelta porterebbe, inoltre, a una perdita di materia prima, con un impatto negativo sull'efficienza e sui costi di produzione e quindi sulla capacità di competere sui mercati.
D’altra parte - prosegue l’azienda - in tutte le cartiere italiane con ciclo produttivo e prodotti analoghi o simili a RDM, i fanghi non sono considerati rifiuti e sono riutilizzati in produzione senza alcuna prescrizione. Questo anche grazie alle norme europee in materia che definiscono in modo chiaro e univoco questa prassi secondo il principio del massimo riutilizzo di materia da destinare al riciclo, laddove possibile industrialmente e compatibile con il prodotto”.
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