Economia - Mentre la produzione ferma a 2.500 unità crolla del 30% e i cancelli restano chiusi fino a lunedì prossimo, cresce la tensione per il destino dei lavoratori dell'indotto che a fine aprile rischiano di andare a casa. Riflettori puntati sul vertice in Regione e sull’annuncio del CEO Filosa atteso per il 21 maggio
I numeri non mentono e, nel caso dello stabilimento Stellantis di Cassino, disegnano il profilo di una crisi che definire profonda è ormai un eufemismo. Il primo trimestre del 2026 si è chiuso nel peggiore dei modi possibili: appena 17 giorni di lavoro effettivo. Una media desolante di meno di 6 giorni al mese che proietta un’ombra pesantissima sul resto dell’anno. Mai, nemmeno nei periodi più bui della storia del sito, un trimestre era sceso sotto la soglia dei 20 giorni lavorati in almeno un mese. E il secondo trimestre lavorativo si aprirà solamente lunedì 13 aprile, in quanto i cancelli sono chiusi dallo scorso 27 marzo.
Se la proiezione attuale dovesse essere confermata, il 2026 si chiuderà con non più di 70 giorni di lavoro complessivi. Si tratterebbe di un crollo verticale del 30% rispetto al 2025, anno che già deteneva il triste primato di peggior annata di sempre con solo 105 giornate lavorate. La produzione è ferma al palo: appena 2.500 vetture uscite dalle linee dal 1° gennaio al 31 marzo di quest’anno, strozzate da una domanda di mercato pressoché inesistente.
"Questi numeri parlano chiaro, e raccontano una situazione che non può più essere sottovalutata", dichiara con fermezza Gennaro D'Avino, segretario Provinciale della Uilm. "Siamo di fronte a un dato che rappresenta circa la metà rispetto allo stesso periodo del 2025. Se questo andamento dovesse continuare, al 31 dicembre non arriveremo nemmeno a 70 giorni lavorativi complessivi. Significa uno stabilimento che, di fatto, rischia di rimanere fermo per la maggior parte dell’anno”. (L'anno scorso 70 gioni di lavoro si raggiunsero già in estate)
Se il primo trimestre è stato "invisibile", il secondo si preannuncia come un vero e proprio spartiacque. Il calendario di aprile è segnato in rosso per centinaia di famiglie. Domani, 8 aprile, è in programma un vertice presso la Regione Lazio per fare il punto sulla vertenza Stellantis e l'automotive laziale; il 15 aprile è la data ultima per decidere il destino dei lavoratori delle ditte di servizi e logistica (Trasnova, Logitech e Tecnoservice) in quanto il 30 aprile c’è la scadenza della proroga di quattro mesi concessa a fine 2025. Senza un accordo, il Primo Maggio, per questi operai, non sarà una festa del lavoro, ma l’inizio della disoccupazione.
D'Avino non nasconde l'amarezza per la gestione delle ditte esterne: "Il 30 aprile i lavoratori di Trasnova, Teknoservice e Logitech si ritroveranno con dei licenziamenti che fanno male, malissimo, perché arrivano dopo 16 mesi di proroghe e nessuna soluzione è stata trovata né da Stellantis né da Trasnova. È assurdo! Chiediamo una cassa integrazione per dare il tempo di ricollocarsi e una corsia preferenziale per chi perde il lavoro nell’automotive”.
La tensione non risparmia i dipendenti diretti di Stellantis. Il 26 aprile termineranno gli attuali ammortizzatori sociali. C'è attesa febbrile per il rinnovo degli strumenti di sostegno al reddito che dovranno "traghettare" lo stabilimento verso il 2028, l'anno indicato per la vera ripartenza con i nuovi modelli. Tuttavia, le nebbie sul futuro potrebbero diradarsi parzialmente solo il 21 maggio, quando il CEO di Stellantis, Antonio Filosa, scoprirà le carte durante l'evento già in programma. In quella sede si dovranno conoscere nomi, tempi e volumi dei nuovi modelli previsti per Cassino.
"Non accettiamo un ridimensionamento silenzioso", incalza il segretario della Uilm. "Non siamo di fronte a una semplice fase di transizione, ma a un rischio concreto di desertificazione industriale. Chiediamo a Stellantis risposte chiare fatte di tempi, volumi e modelli. Allo stesso modo, il Governo deve assumersi la propria responsabilità: qui è in gioco un pezzo importante dell’industria del Paese, non solo del territorio”.
Il secondo trimestre del 2026 deciderà il futuro a lungo termine, ma il destino dell'anno in corso appare ormai segnato dalla paralisi. L'obiettivo realistico del sindacato è quello di ottenere garanzie per una piccola ripresa nel 2027, che faccia da ponte verso il rilancio pieno del 2028. "I lavoratori hanno già dimostrato professionalità e flessibilità", conclude D'Avino. "Non possono essere sempre loro a pagare il prezzo delle indecisioni. Il 21 maggio si giocherà a carte scoperte per sapere di che futuro parleremo”.
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