L’uomo e l’ossessione per il proprio corpo

A ruota libera: sulla traiettoria di viaggi ed idee - Nella cultura contemporanea il corpo maschile è diventato un simbolo da esibire, muscoli definiti, addome scolpito, pelle senza imperfezioni, una sorta di performance continua, e se per lungo tempo si è pensato che tale ossessione fosse puramente femminile, attualmente questa convinzione non regge più

L’uomo e l’ossessione per il proprio corpo
di autore Dolores Di Mambro - Pubblicato: 24-03-2026 18:21 - Tempo di lettura 4 minuti

Sempre più uomini vivono un rapporto complesso e /o compulsivo con il proprio corpo, una sorta di tensione non solo estetica, ma identitaria e di potere e riconoscimento sul piano sociale e personale. Accade così che molti uomini si sentono di dover dimostrare attraverso il corpo la disciplina, forza e controllo a molto spesso la virilità si misura in centimetri, pesi sollevati o su percentuali di massa grassa, al punto che il corpo da esibire si trasforma in un curriculum emotivo. 

Già circa duemila anni fa il filosofo, Lucio Anneo Seneca, nelle Epistulae morales ad Lucilium, aveva intuito con molta lucidità il rischio di trasformare il corpo da parte naturale dell’esistenza umana a centro delle proprie ossessioni. Nelle sue lettere ammoniva: “Il corpo va curato, non adorato”.

Un monito che oggi suona sorprendentemente attuale. L’uomo contemporaneo, ossessionato dalla propria forma fisica, vive una fragilità legata al giudizio esterno e in continua attenzione a controllare, monitorare il proprio aspetto con occhio analitico che ogni variazione diventa un dato e ogni imperfezione seppur minima diventa un problema da risolvere. 

Le piattaforme digitali hanno ampliato notevolmente un ideale estetico maschile “iper-performante”, corpi scolpiti, luci perfette e filtri invisibili, un modello quasi irraggiungibile, così che sempre più uomini vivono il corpo come un esame continuo, muscoli, definizione e perfezione al punto che la virilità diventa immagine e l ‘immagine diventa pressione, ma dietro quello specchio c’è un’ansia subdola e il timore di non essere abbastanza forti, abbastanza giovani né abbastanza desiderabili.

Prigionieri della schiavitù di un corpo che non è solo presenza o identità, ma misura e prestazione, che spesso si trasforma in ansia, ossessione mediante allenamenti estremi, diete rigide, controllo opprimente nei minimi dettagli, l’uso sistematico di integratori alimentari o in alcuni casi l’abuso di farmaci steroidi anabolizzanti, ragion per cui la cura diventa disciplina ferrea e dipendenza. 

Gli esperti parlano di un fenomeno crescente, uomini che vivono in maniera ossessiva fatta di perfezione e controllo sistematico del corpo, dove alla base vi è un meccanismo di autostima esternalizzata, con la tendenza di misurare il proprio valore attraverso lo sguardo altrui, creando in tal modo nell’uomo un circolo vizioso. 

Non è una condanna avere attenzione del proprio corpo, ma occorre partire da una gerarchia di priorità, spostando il focus dalla forma alla funzione, poiché quando il corpo diventa aspetto estetico a ogni costo, eccesso e ossessione vi è il rischio di trasformarlo in qualcosa da sistemare continuamente, in maniera esasperante.

Liberarsi da tale ossessione significa restituire al corpo la sua funzione ovvero un luogo da abitare e non un trofeo da mostrare, pertanto la vera rivoluzione maschile potrebbe partire dalla libertà di non avere un corpo perfetto, ma una presenza vera e propria, rinunciando di misurare il proprio valore attraverso di esso.





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