Referendum Giustizia: il merito affogato nel rumore della propaganda

Opinioni - Tra schieramenti ideologici e "voltagabbana", l'elettore è ostaggio di una narrazione fuorviante che ignora i veri nodi della riforma. Dal mito della "sottomissione alla politica" all'uso strumentale di Enzo Tortora: l'analisi di un dibattito che ignora il merito dei quesiti

Referendum Giustizia: il merito affogato nel rumore della propaganda
di autore Lello Valente - Pubblicato: 28-01-2026 18:23 - Tempo di lettura 2 minuti

Da sempre la propaganda assume una importanza strategica per la promozione di un prodotto, o di una linea politica. Spesso la stessa propaganda viene sanzionata come ingannevole quando si decantano qualità o contenuti che invece il prodotto non ha. Sarebbe da considerare propaganda ingannevole anche quella martellante in favore del SI o del NO al referendum sulla giustizia. Da ambedue i fronti si adducono motivazioni fuorvianti e false che presuppongono il disprezzo per l’intelligenza degli elettori.

A questa propaganda si aggiungono i numerosi voltagabbana, quelli che fino a qualche mese prima erano favorevoli alla modifica di una Norma, oggi siccome quella modifica la propone uno schieramento politico non gradito, anche quella modifica che ritenevano giusta improvvisamente diventa oggetto di una guerra mediatica.

Il referendum introduce due elementi importanti: La separazione tra i PM ed i Giudici ed il sorteggio per far parte del CSM. I fautori del Si e quelli del NO stanno aggiungendo cose che non questa riforma non hanno alcuna attinenza.

I fautori del SI dicono che bisogna finire con gli errori giudiziari. Falso. Gli errori prescindono dall’appartenenza del PM e del Giudice allo stesso ordine, gli errori ci sono sempre stati e ci saranno anche dopo la separazione. Sbagliato promuovere, da parte di alcuni, questa riforma come un atto vendicativo contro la Magistratura ricordando un clamoroso errore giudiziario quale quello di Enzo Tortora

Ed ancora sempre i fautori del SI, “bisogna smetterla con l’interferenza della Magistratura nella politica”. Anche questo è un falso evidente, non si interviene sull’obbligatorietà dell’azione penale, e la Magistratura potrà tranquillamente continuare ad operare come ha fatto fino ad oggi.

I sostenitori del NO hanno più fantasia, addirittura si proiettano nel futuro come affermazioni del tipo “potranno sottomettere i PM alla politica”. Falso non esiste e non c’è scritto in nessuna parte.

Oppure si limita il potere della Magistratura. Falso anche questo. Poi scendono in campo famosi PM, che devono sempre spiegarci quando lavorano essendo sempre in televisione, a spiegare che loro prima erano d’accordo ma adesso ci hanno ripensato e giù con un interminabile elenco di fesserie al solo scopo di gettare fumo. E poi spazio alla fantasia, votiamo no perché quella riforma la volevano Gelli e Berlusconi.

Il sorteggio potrebbe premiare magistrati non all’altezza. Affermazione grave da parte del presidente dell’ANM, come dire un magistrato è in grado di condannare anche all’ergastolo un cittadino ma non in grado di ricoprire il ruolo di membro del CSM.

Il più sincero di tutti è stato Nicki Vendola che ha candidamente ammesso che voterebbe per il Si ma voterà per il No perché altrimenti vincerebbe la Meloni. Questa affermazione conferma lo strategico errore che si sta facendo non entrando nel merito dei quesiti referendari ma di creare quella contrapposizione tra Guelfi e Ghibellini che mortifica l’intelligenza degli elettori.

Non mi lascio fuorviare da questa becera propaganda, come non mi sono lasciato influenzare anche dalla riforma promossa da Renzi, votai per il SI allora e voterò per il SI adesso. Sono assolutamente favorevole al sorteggio per far parte del CSM, un sorteggio tra Magistrati e non fra avventori di un bar, per debellare quel sistema delle correnti, ben descritto da Palamara, ex capo di quel sistema; e sono favorevole che il giudice sia realmente terzo, mettendo il PM e l’avvocato sullo stesso piano.

Sono stato favorevole anche alla responsabilità civile dei Magistrati, una responsabilità che hanno tutti i dipendenti pubblici e tutti i professionisti, non vedo perché escludere da questa responsabilità una categoria di dipendenti pubblici.

La difesa dei magistrati dello status quo è comprensibile, la difesa dei privilegi riguarda tutti, devono essere gli elettori a saper discernere nel merito i quesiti referendari. Per una scelta serena e tecnica,  sarebbe auspicabile una propaganda più seria da parte di tutti.





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