Le sorgenti del Gari sono salve: il TAR dà ragione all’ambiente e alla città di Cassino

Cronaca - Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione staccata di Latina, ha infatti respinto il ricorso presentato da soggetti privati contro il Comune di Cassino, relativo all’ingiunzione di ripristino dei lavori eseguiti su un terreno insistente sulle sorgenti del Gari

Le sorgenti del Gari sono salve: il TAR dà ragione all’ambiente e alla città di Cassino
di Redazione - Pubblicato: 17-01-2026 10:50 - Tempo di lettura 2 minuti

Le sorgenti del fiume Gari sono definitivamente salve grazie all’intervento e alla determinazione dell’Associazione EQO, di Italia Nostra e dell’Associazione Nazionale Sanità Militare Italiana (A.N.S.M.I.). Una battaglia iniziata nel 2022, quando i rappresentanti delle associazioni vennero diffidati e minacciati di denuncia per presunta violazione di proprietà privata, mentre denunciavano uno scempio ambientale in atto in un’area di altissimo valore naturalistico.

Oggi, come spesso accade quando la tutela dell’ambiente incontra la verità dei fatti, la giustizia ha dato ragione a chi si è opposto con coraggio e senso civico. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione staccata di Latina, ha infatti respinto il ricorso presentato da soggetti privati contro il Comune di Cassino, relativo all’ingiunzione di ripristino dei lavori eseguiti su un terreno insistente sulle sorgenti del Gari.

I ricorrenti avevano chiesto l’annullamento del provvedimento comunale e il risarcimento dei danni per la sospensione dei lavori, sostenendo che gli interventi di pulizia, sistemazione del terreno e drenaggio non avessero violato le normative vigenti né arrecato danni alle polle sorgive presenti nell’area.

Il TAR, sulla base di un’approfondita istruttoria e delle verificazioni tecniche effettuate dalla Provincia di Frosinone, ha invece accertato in modo inequivocabile: l’esecuzione di lavori di movimentazione terra a ridosso delle acque e delle sorgenti del fiume Gari, con un volume di riporto pari a circa 486 metri cubi su un’area di 624 mq; la parziale copertura di una delle polle sorgive presenti nel lotto; la presenza di tubazioni di drenaggio realizzate in assenza del necessario titolo autorizzativo.

Alla luce di tali risultanze, il TAR ha respinto integralmente il ricorso, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio per un importo di € 3.500, oltre oneri di legge, nonché delle spese relative alla verificazione tecnica.

La decisione rappresenta una importante e significativa conferma della legittimità dell’azione amministrativa del Comune di Cassino, posta a tutela dell’ambiente, del territorio e delle risorse idriche, e ribadisce con forza il principio della rigorosa osservanza delle norme a salvaguardia del patrimonio naturale della città. Un’altra vittoria per l’ambiente, per la legalità e per la comunità di Cassino.





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