Cassinate - Per il Viceministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava l'iter è corretto e confermato dal Consiglio di Stato. Dura replica della deputata del territorio dei pentastellati Ilaria Fontana: "Violata la direttiva UE, si usano autorizzazioni del 2020 mentre la situazione ambientale è peggiorata"
Si riaccende la battaglia politica e ambientale attorno alla discarica di Cerreto, nel comune di Roccasecca. Nella seduta della Commissione Ambiente di mercoledì 19 novembre 2025, si è consumato un duro faccia a faccia tra il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e il Movimento 5 Stelle. Al centro del dibattito, l’interrogazione presentata dalla deputata Ilaria Fontana (M5S) riguardante la ripresa dei lavori nell’impianto, fermo da tempo ma recentemente riattivato per la costruzione del quinto invaso.
A rispondere all’interrogazione è stata il Vice Ministro Vannia Gava, che ha difeso l'operato della Regione Lazio e la legittimità della riapertura del sito. Secondo il Governo, la realizzazione del nuovo invaso (V bacino) non è una scelta improvvisata, ma un tassello fondamentale del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) approvato nel 2020 per chiudere il ciclo dei rifiuti nella provincia di Frosinone.
Il Ministero ha sottolineato tre punti chiave a difesa dell’opera: la società proponente dispone di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e di un’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciate a fine 2020, ottenute anche grazie all'intervento della Presidenza del Consiglio che superò il dissenso del Ministero della Cultura. La legittimità di tali atti è stata confermata in via definitiva dal Consiglio di Stato con la sentenza del 4 ottobre 2024, che ha respinto i ricorsi contro l'ampliamento. Anche i tentativi più recenti del Comune di Roccasecca di bloccare i lavori (ripresi a giugno 2025) sono stati respinti dal TAR.
La questione inquinamento: rispondendo agli allarmi sulla contaminazione delle falde, il Governo ha citato una verifica tecnica validata dal Consiglio di Stato (sentenza n. 7274/2024), secondo cui il superamento delle soglie di contaminazione non dipenderebbe dalla discarica, ma da "fenomeni naturali connessi alla composizione del terreno".
Non si è fatta attendere la dura replica dell'On. Ilaria Fontana, che ha bollato la risposta del Ministero come "assolutamente insoddisfacente" ed elusiva dei reali problemi del territorio. Secondo l'esponente pentastellata, il Ministero si è limitato a recepire atti formali della Regione senza esercitare il proprio potere di vigilanza sulla compatibilità ambientale attuale, come previsto dall'articolo 206-bis del Testo Unico Ambientale.
"È un ennesimo schiaffo nei confronti dei cittadini e delle comunità," ha dichiarato Fontana. Il punto critico, secondo la deputata, è che le autorizzazioni del 2020 si basano su dati ormai vecchi di cinque anni. "Non esiste alcuna nuova valutazione del contesto ambientale e gestionale in cui ci troviamo oggi," ha spiegato Fontana, evidenziando come la situazione sia drasticamente peggiorata nel frattempo.
A sostegno della sua tesi, Fontana ha citato i dati del Piano di Tutela delle Acque Regionale (PTAR) relativi al triennio 2021-2023, che smentirebbero l'ottimismo governativo: Lo stato chimico dei corpi idrici sotterranei è classificato come "NON BUONO". I corpi idrici superficiali presentano stati ecologici tra lo "scarso" e il "sufficiente".
La preoccupazione è che procedere con una semplice proroga delle vecchie valutazioni violi la Direttiva Europea 2000/60/CE, che vieta l'ulteriore deterioramento delle acque. "Il rischio di nuove infrazioni comunitarie è concreto," ha avvertito Fontana, ricordando che l'Italia è già sotto osservazione e che la Regione Lazio è stata oggetto di procedure "PILOT" europee per carenze nella pianificazione dei rifiuti.
Mentre il Governo considera la questione chiusa dal punto di vista legale e amministrativo, confermando che il MASE vigilerà sulla "corretta gestione" del piano regionale, l'opposizione promette battaglia. "Continuerò a vigilare e a pretendere che la tutela dell’ambiente e della salute vengano prima di tutto," ha concluso Fontana, lasciando intendere che la vicenda di Roccasecca è tutt'altro che archiviata.