Stellantis spegne i motori e la speranza: dopo la serrata, altre uscite incentivate

Economia - Nel primo quadrimestre dell'anno, su un totale di 86 giornate lavorative, per ben 50 volte le linee sono rimaste ferme e gli operai hanno varcato i cancelli solamente 36 giorni: il 2025 rischia di chiudersi con una produzione inferiore alle 15.000 unità, con una flessione del 50% rispetto al 2024

Stellantis spegne i motori e la speranza: dopo la serrata, altre uscite incentivate
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 22-04-2025 13:38 - Tempo di lettura 3 minuti

Ancora una giornata di mobilitazione nel settore metalmeccanico della provincia di Frosinone: dopo le 4 ore di sciopero proclamate nella giornata del 15 aprile, venerdì scorso i sindacati confederali hanno bissato proclamando altre 4 ore di astensione dal lavoro.  Tra le poche fabbriche dell'indotto Stellantis del Cassinate che avevano i motori ancora accesi, la partecipazione allo sciopero ha raggiunto circa il 75%. A livello provinciale l'adesione dsi è attestata intorno all’80% in linea con quanto avvenuto a livello nazionale.

Lo sciopero è stato indetto in maniera unitaria da Fim-Cisl, Uilm e Fiom. I metalmeccanici della Cgil sono particolarmente preoccupati per quel che accade all’interno dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano che proprio venerdì ha chiuso i cancelli: i lavoratori torneranno in fabbrica il prossimo 5 maggio.

Questo significa che il primo quadrimestre si chiuderà con appena 36 giornate lavorative, e non ancora a pieno regime: anche in queste giornate di lavoro, infatti, tra le 2.500 tute rosse dell’Alfa Romeo si registra un esubero strutturale di circa 600 operai che, a rotazione, restano a casa.

Per dimezzare tale esubero, al rientro al lavoro a maggio, l’azienda con molta probabilità presenterà alle organizzazioni sindacali lo stesso piano già approvato a Pomigliano e Pratola Serra, ovvero circa 300 uscite incentivate. E a fronte di altri esodi, non sono previste assunzioni, ragion per cui, considerando anche i pensionamenti, il 2025 potrebbe chiudersi con uno stabilimento al di sotto dei 2.000 dipendenti e con meno di 15.000 vetture prodotte considerando che nel primo trimestre ne sono state sfornate 4.655. Sarebbe l’ennesimo record negativo, dopo che già l’anno scorso per la prima volta lo stabilimento di viale Umberto Agnelli era sceso sotto le 30.000 vetture (per la precisione al 31 dicembre 2024 se ne contavano 26.850).

Dunque, ricapitolando: nel primo quadrimestre dell'anno, su un totale di 86 giornate lavorative, per ben 50 volte le linee sono rimaste ferme e gli operai hanno varcato i cancelli solamente 36 giorni: il 2025 rischia di chiudersi con una produzione inferiore alle 15.000 unità, con una flessione del 50% rispetto al 2024. Nel 2026 si spera nella ripresa, con la produzione del nuovo Stelvio, ma i sindacati, ed in particolar modo la Fiom-Cgil, mostrano un certo scetticismo. “Vediamo solo incertezza, altro che piano industriale – commenta il segretario provinciale Fiom Cgil Frosinone Latina, Andrea Di Traglia -. Stelvio elettrica? Nel 2026 si starà facendo solo la pre-serie, di Grecale elettrico manco a parlarne. La realtà - spiega - è che si produce in base al numero dei lavoratori a disposizione e questo crea una situazione di allarme. Non c’è visione, non c’è modo di uscire dalla crisi”.

Argomenta ancora il sindacalista: “La preoccupazione è che c’è una costante nell’elemento peggiorativo a livello complessivo delle produzioni, delle condizioni lavorative e questo si riflette sul salario e in termini di occupazione. Con questa  gestione del contratto di solidarietà ci sono  situazioni in cui alcuni lavoratori lavorano solo due o tre giorni al mese, con gravi ripercussioni sulle retribuzioni e sull'incertezza del futuro. Per questo abbiamo avviato una raccolta firme per chiedere a Stellantis e alle istituzioni l'integrazione salariale". 

Prosegue il leader della Fiom: "Chiediamo alle istituzioni una integrazione salariale al reddito per chi è in Cassa integrazione e rivendichiamo aumenti salariali ed un Premio di Risultato che abbia almeno una quota fissa garantita perché un PdR di 600 euro è un buono di carità, nulla più. La trattativa per il rinnovo del biennio economico del CCSL non sta proseguendo e sta determinando una vera e propria emergenza salariale, a causa del carico degli ammortizzatori sociali che, soprattutto in Stellantis  - conclude Di Traglia -   stanno pesando strutturalmente ormai da anni”.





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