Cronaca - A differenza di Benedetto XVI, Bergoglio non è mai stato a Cassino. Nel 2014, un anno dopo la sua elezione, ha ridefinito i confini dell'Abbazia riducendola alla sola Chiesa Abbaziale e al Monastero: le 53 parrocchie della Terra di San Benedetto sono state unite alla diocesi di Sora, sotto la guida del vescovo Antonazzo
Dodici anni di pontificato di Jorge Mario Bergoglio hanno lasciato un segno indelebile nella provincia di Frosinone, riscrivendo confini diocesani e tessendo un rapporto inedito con la terra ciociara, lontano da ogni formalismo. Un’epoca che sarà ricordata per scelte coraggiose e visite inattese.
La decisione più dirompente, con un impatto secolare, è stata senza dubbio l'applicazione del Motu Proprio "Catholica Ecclesia" il 23 ottobre 2014. Con questo atto, Papa Francesco ha ridefinito i confini dell'Abbazia Territoriale di Montecassino, riducendola alla sola Chiesa Abbaziale e al Monastero. Contestualmente, le 53 parrocchie della Terra di San Benedetto venivano unite alla diocesi di Sora, dando vita all'attuale diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, sotto la guida del vescovo Gerardo Antonazzo.
Quel giorno storico segnò anche la fine della secolare prerogativa dei monaci benedettini di eleggere il proprio abate. Papa Francesco nominò direttamente dom Donato Ogliari come pastore della comunità monastica. Una scelta che si ripeté, con ancora maggiore sorpresa, nel giugno del 2022, quando dom Donato fu chiamato a guidare la prestigiosa abbazia di San Paolo Fuori Le Mura a Roma. La successiva indicazione da parte del Capitolo dei monaci del tedesco Mauritius Wilde non venne accolta, e il 9 gennaio 2023 fu ancora Papa Francesco a nominare il 193° abate: dom Luca Antonio Fallica, priore emerito della comunità SS. Trinità di Dumenza.
Al di là di queste significative decisioni che hanno ridisegnato la geografia ecclesiastica locale, il pontificato di Francesco si è distinto per un approccio umano e diretto con la Ciociaria. Lontano dai cerimoniali e dai protocolli, il Santo Padre - come ha ricordato la collega Elena Pittiglio sul Messaggero - ha compiuto due visite che hanno colto di sorpresa l'intera provincia. A Cassino non è mai stato, a difefrenza del suo predecessore Benedetto XVI.
La prima visita, il giovedì Santo del 13 aprile 2017, fu un gesto dirompente e carico di significato. A bordo di una semplice Golf blu, Papa Bergoglio varcò i cancelli della Casa di Reclusione di Paliano per la cerimonia della lavanda dei piedi. Quel "Papa venuto dalla fine del mondo", il Pontefice degli ultimi, si inginocchiò di fronte a dodici detenuti, tra cui diverse storie di marginalità e provenienze diverse, compiendo un gesto di umiltà e vicinanza che scosse le coscienze e portò la periferia esistenziale al centro della scena.
La seconda visita, il 25 settembre 2019, fu altrettanto inattesa. Papa Francesco fece irruzione alla Cittadella Cielo di Frosinone, la comunità fondata da Chiara Amirante che accoglie giovani e adulti in difficoltà. Ancora una volta, la sua presenza discreta e silenziosa permise l'incontro con storie di sofferenza, di cadute nel baratro della tossicodipendenza, di vite segnate dalla violenza e dal disagio. Ma fu anche un momento di ascolto delle storie di riscatto, di quelle rinascite possibili grazie all'impegno e all'amore di Nuovi Orizzonti.
In una terra ricca di storia religiosa, che ha dato i natali a grandi pontefici e che custodisce luoghi simbolo della spiritualità occidentale come Montecassino e San Tommaso d'Aquino, Papa Francesco ha scelto di rivolgere la sua attenzione a realtà marginali, a luoghi di sofferenza e di rinascita. Un modo inedito e potente di lasciare un segno, ricordando che la fede si incarna soprattutto nella vicinanza agli ultimi e nella capacità di costruire ponti di speranza anche nei contesti più difficili.
Il suo pontificato in Ciociaria è stato una rivoluzione silenziosa, un invito costante a guardare oltre le apparenze e a riconoscere la dignità di ogni essere umano.
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