Cassino Capitale Italiana della Cultura 2029, presentata la candidatura: «Ora Labora Lege», la sfida per il futuro della città

Cronaca - In corso la presentazione del progetto che punta a portare Cassino al prestigioso riconoscimento nazionale. Protagonisti l’abate di Montecassino dom Luca Fallica, il sindaco Enzo Salera, il rettore Marco Dell’Isola e il presidente della BPC Vincenzo Formisano

Cassino Capitale Italiana della Cultura 2029, presentata la candidatura: «Ora Labora Lege», la sfida per il futuro della città
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 05-11-2026 11:53 - Tempo di lettura 3 minuti

Cassino guarda al 2029 e lancia ufficialmente la sua sfida per diventare Capitale Italiana della Cultura. Una candidatura che affonda le radici nella storia millenaria della città, nell’eredità benedettina, nella memoria della distruzione e della ricostruzione, ma che vuole soprattutto costruire nuove prospettive di crescita e sviluppo per il territorio.

È in corso la presentazione del progetto «Cassino 2029 – Ora Labora Lege, il metodo della cultura», un percorso che mette al centro il patrimonio storico, culturale e umano della città, proponendo una visione capace di coniugare tradizione, innovazione, formazione e futuro.

All’incontro prendono parte l’abate di Montecassino dom Luca Fallica, il sindaco di Cassino Enzo Salera, il rettore dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale Marco Dell’Isola e il presidente della Banca Popolare del Cassinate Vincenzo Formisano. Una presenza congiunta che testimonia la volontà di coinvolgere le principali istituzioni religiose, civili, accademiche ed economiche in un progetto che punta a superare i confini cittadini.

Il filo conduttore della candidatura è racchiuso nel motto «Ora Labora Lege», che richiama la tradizione benedettina e la arricchisce di una dimensione culturale contemporanea. La preghiera, il lavoro e la conoscenza diventano così gli elementi di un percorso che intende valorizzare l’identità di Cassino e trasformarla in una leva di sviluppo.

Particolarmente significativo il messaggio affidato dal sindaco Enzo Salera alle pagine del documento di candidatura, attraverso una riflessione intitolata «Perché Cassino 2029».

«Scrivere di Cassino, la mia città, non significa per me elencare date, dati industriali o traguardi burocratici: significa, prima di tutto, fare una dichiarazione d’amore ad una terra che porto nel cuore», scrive il primo cittadino, sottolineando il legame profondo tra la comunità e la propria storia.

Una storia segnata dalla presenza dell’Abbazia di Montecassino, fondata da San Benedetto nel 529, ma anche dalla laboriosità di un territorio che ha saputo costruire nel tempo un importante patrimonio produttivo e industriale.

Il riferimento più forte resta quello alla distruzione della città durante la Seconda guerra mondiale e alla sua capacità di rinascere. Salera richiama il motto «Succisa virescit», simbolo di una comunità capace di risollevarsi dalle macerie del 1944 e ricostruire il proprio futuro.

Ma la candidatura non vuole essere soltanto una celebrazione del passato. Al centro del progetto ci sono soprattutto le nuove generazioni, l’Università, la formazione e la necessità di offrire ai giovani opportunità concrete per costruire il proprio futuro senza essere costretti ad abbandonare il territorio.

«Questa candidatura per il 2029 è il nostro sogno condiviso», sottolinea Salera nel suo intervento scritto, indicando nella cultura uno strumento per rafforzare i legami della comunità e immaginare nuove prospettive di sviluppo.

La sfida di Cassino Capitale Italiana della Cultura 2029 parte dunque da una convinzione: la cultura non è soltanto conservazione della memoria, ma può diventare un motore di crescita economica, sociale e civile.

La presenza dell’Abbazia, dell’Università e del mondo economico rappresenta uno degli elementi centrali di questo percorso, che punta a fare della collaborazione istituzionale un punto di forza della candidatura.

Il cammino verso il 2029 è appena cominciato. Per Cassino si apre una partita importante, nella quale la capacità di trasformare una visione culturale in un progetto concreto e partecipato sarà decisiva. Una sfida che riguarda non soltanto la città, ma l’intero territorio del Lazio meridionale.





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