Politica - Il consigliere di opposizione contesta la mancata approvazione delle intitolazioni a Franco Assante, Francesco Gigante e Antonio Grazio Ferraro. Critiche anche sul percorso per la candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029
La mancata approvazione delle proposte per intitolare alcuni luoghi di Cassino a Franco Assante, Francesco Gigante e Antonio Grazio Ferraro riaccende lo scontro politico dopo l’ultimo Consiglio comunale. Il consigliere di opposizione Giuseppe Sebastianelli accusa la maggioranza di voler spostare il confronto su altri argomenti, lasciando in secondo piano il tema della memoria istituzionale della città.
Le iniziative riguardavano tre figure della storia politica cassinate, con percorsi e incarichi diversi: Francesco Gigante e Antonio Grazio Ferraro sono stati sindaci di Cassino, mentre Franco Assante è stato consigliere comunale e parlamentare del PCI. «Si parla di civiltà del confronto, di cavilli burocratici, di responsabilità amministrativa e di proposte concrete. Tutti temi legittimi, ma che non possono diventare il paravento dietro cui nascondere ciò che è realmente accaduto», sostiene Sebastianelli.
Per il consigliere, le proposte di intitolazione avrebbero rappresentato un’occasione per superare le appartenenze e riconoscere il contributo di persone che fanno parte della storia amministrativa e politica della comunità. «Non si trattava di una battaglia di parte, né di una richiesta da valutare sulla base della convenienza politica del momento», afferma, contestando l’atteggiamento assunto dalla maggioranza.
Da qui la replica agli interventi che, nei giorni successivi alla seduta, hanno criticato le scelte dell’opposizione sui provvedimenti amministrativi. Sebastianelli respinge in particolare l’associazione tra i voti contrari alle variazioni di bilancio e una contrarietà agli interventi finanziati attraverso quegli atti.
«Il voto contrario a un atto che contiene più voci non equivale automaticamente a essere contrari alla sicurezza delle scuole, ai servizi per le famiglie o agli interventi a favore delle persone con disabilità», sottolinea. Una lettura che, a suo giudizio, semplifica il confronto e non riconosce il ruolo di controllo affidato ai consiglieri comunali.
Lo stesso ragionamento viene esteso alle contestazioni sul DUP e alle questioni procedurali sollevate in aula. Per Sebastianelli, verificare la correttezza degli atti e sottoporre eventuali rilievi agli organismi competenti rientra nelle prerogative dell’opposizione. «Il rispetto delle regole e delle procedure non è un fastidio da superare, ma una garanzia per tutti», osserva.
Un altro fronte della polemica riguarda la candidatura di Cassino a Capitale italiana della Cultura 2029. Il consigliere ribadisce il valore del progetto, ma contesta il metodo seguito dall’amministrazione, che, secondo quanto sostiene, avrebbe avviato il percorso senza portarlo all’attenzione del Consiglio comunale.
«Io e i colleghi di minoranza avremmo potuto sostenere un progetto di questa portata. Non abbiamo mai contestato l’importanza della candidatura, ma il metodo scelto per portarla avanti», dichiara Sebastianelli. La richiesta è quella di coinvolgere l’aula nelle discussioni e nelle proposte, affinché l’iniziativa possa essere condivisa dall’intera comunità.
«Non basta parlare di partecipazione e di condivisione nelle dichiarazioni pubbliche. Occorre praticarle nelle sedi istituzionali», aggiunge, rivendicando per i rappresentanti eletti la possibilità di contribuire alle scelte sul futuro culturale della città.
Il filo conduttore delle critiche resta, però, la vicenda delle intitolazioni. Sebastianelli accusa la maggioranza di «buttarla in caciara», alimentando altri terreni di scontro per evitare un confronto sulla mancata approvazione delle iniziative dedicate ad Assante, Gigante e Ferraro.
L’opposizione, assicura, continuerà a esaminare gli atti, avanzare proposte e sollevare le contestazioni ritenute necessarie.
«La buona politica non consiste nel pretendere che l’opposizione approvi tutto ciò che viene portato in aula. Consiste nel saper accettare il dissenso, rispondere nel merito delle contestazioni e riconoscere che la storia di una comunità appartiene a tutti, non a una sola parte politica».
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