Cassino, lo sciopero degli studenti fa ancora discutere: città divisa tra chi applaude i ragazzi e chi critica la protesta

Scuola e Università - A 48 ore dalla manifestazione, il dibattito resta acceso anche sui social, tra apprezzamenti, dubbi sull'utilità dello sciopero e polemiche sugli slogan. La preside del Liceo Varrone, Teresa Orlando, a LeggoCassino: "I nostri ragazzi non sono violenti, hanno bisogno di essere ascoltati. Unica delusione, qualche slogan inappropriato"

Cassino, lo sciopero degli studenti fa ancora discutere: città divisa tra chi applaude i ragazzi e chi critica la protesta
di autore Francesca Messina - Pubblicato: 28-10-2026 15:08 - Tempo di lettura 2 minuti

A 48 ore dalla manifestazione studentesca di lunedì 26 ottobre, lo sciopero degli studenti degli istituti superiori di Cassino continua a far discutere la città e ad alimentare il dibattito sui social. In tanti si sono schierati dalla parte dei ragazzi, apprezzando il carattere pacifico della protesta e la volontà dei giovani di far sentire la propria voce. Non mancano, però, le critiche di chi ritiene che manifestazioni del genere servano a ben poco e non portino a soluzioni concrete. A dividere l'opinione pubblica anche alcuni cartelli con frasi ironiche e a doppio senso, giudicate da molti volgari e fuori luogo.

In questo clima di confronto e polemiche si inserisce l'intervento della dirigente scolastica del Liceo Varrone di Cassino, Teresa Orlando, che, intervistata da LeggoCassino, ha espresso fiducia nei confronti dei ragazzi, sottolineando l'importanza di ascoltare le loro istanze e accompagnarli nella costruzione di una coscienza critica, pur senza nascondere qualche delusione per alcuni slogan comparsi durante il corteo.

«In classe – spiega la preside Orlando – ieri sono stati presenti 200 studenti su circa 1.000 iscritti. Non so quanti siano andati effettivamente in piazza Labriola, poiché molti dei nostri ragazzi sono pendolari e vengono dai paesi vicini, quindi potrebbero essere rimasti a casa. Non ero preoccupata per l'ordine pubblico: ero fiduciosa che la mobilitazione si sarebbe svolta in modo pacifico. I nostri ragazzi non sono violenti, hanno bisogno di essere ascoltati, di esprimersi e di comunicare di persona le loro idee. Dentro di me sapevo che non si sarebbero fatti strumentalizzare».

«Noi, come scuola – conclude la dirigente scolastica Orlando – abbiamo il dovere di ascoltarli ma soprattutto di fornire loro gli strumenti per sviluppare una coscienza critica. Dobbiamo ascoltare il loro bisogno di futuro ed evitare che si sentano soli o invisibili. Il nostro compito è accoglierli e dare una direzione costruttiva alla loro energia, insegnando che il confronto civile e lo studio sono le vere armi per cambiare le cose. Unica delusione, qualche slogan un po' inappropriato».





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