Economia - il 21 settembre è stato proclamato lo stato di agitazione per l'intera categoria, un grido di allarme e una richiesta di aiuto che vogliono arrivare direttamente al Governo "senza i giusti provvedimenti saremo costretti a svolgere anche manifestazioni di protesta clamorose" afferma Marrigo Rosato, Segretario di ANA-UGL
Un grido d’allarme chiaro e indirizzato direttamente alle istituzioni quello lanciato dalla dirigenza nazionale degli ambulanti il 21 settembre, con la proclamazione dello stato di agitazione di tutta la categoria per accendere i riflettori sulla gravissima crisi che sta travolgendo il settore.
"Gli ambulanti non ce la fanno più" dichiara Marrigo Rosato, Segretario di ANA-UGL "per questo l'ANA-UGL ha proclamato lo stato di agitazione della categoria. Le famiglie hanno difficoltà a recarsi ai nostri mercati di Latina, Fondi, Formia,Terracina e i mercati si mostrano semivuoti per via della crisi."
In una nota firmata dal presidente Ivano Zonetti e dal segretario Marrigo Rosato, i rappresentanti di categoria descrivono una situazione al limite, chiedendo con urgenza l'apertura di un tavolo di crisi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Al centro della protesta c'è l'aumento spropositato del costo del carburante, prima causa di crisi: una spesa che pesa in modo drammatico sulla categoria costretta ogni giorno a lunghi spostamenti per raggiungere mercati e fiere nei vari territori. Per le circa 130.000 piccole attività sopravvissute alla pandemia, alla concorrenza del commercio online e al calo generale dei consumi, la situazione è diventata ormai insostenibile.
Durante l'ultima estate, le temperature torride hanno fatto sì che sempre più banchi rimanessero vuoti, portando a un crollo degli incassi superiore al 50%, mentre i rincari del carburante sono arrivati a incidere per oltre il 30-40% sui costi di gestione.
Il risultato? Molti ambulanti preferiscono rimanere a casa: il guadagno stimato di una giornata di lavoro non copre nemmeno le spese del viaggio, e l'impatto di questa crisi si riflette direttamente sulle famiglie a basso reddito per le quali i mercati rappresentano da sempre una fondamentale risorsa.
Questa impennata dei costi va a colpire un settore già segnato da una crisi profonda, che negli ultimi nove anni ha visto la chiusura di ben 61.444 piccole attività. A questo quadro già complesso si aggiunge l'applicazione dell'articolo 12 della Direttiva Bolkestein e il rinnovo delle concessioni.
Gli ambulanti contestano il principio della presunta "scarsità della risorsa", sottolineando come proprio la chiusura di decine di migliaia di imprese abbia lasciato liberi oltre 100.000 posteggi in tutta Italia.
Richiamando la recente ordinanza della Corte di Giustizia Europea dello scorso luglio, la categoria chiede un censimento nazionale dei posteggi che attesti l'ampia disponibilità di spazi, evitando così di mettere a bando le concessioni esistenti.
A ciò si somma inoltre il malcontento per la decisione presa da alcuni comuni, tra cui anche Roma, di non aver recepito la proroga delle concessioni al 2032 prevista dalla legge 214/2023.
"C'è bisogno che il Governo assuma la decisione di un aiuto o di un sostegno, un blocco dei prezzi, qualcosa che guardi a questo mondo e ci aiuti a tenere vive le nostre città le nostre strade e le nostre piazze.
Bisogna intervenire con urgenza: in nove anni nella Regione Lazio circa 7.000 attività sono state chiuse. Speriamo che il Governo recepisca il nostro grido di allarme altrimenti saremo costretti a svolgere anche manifestazioni di protesta clamorose." Conclude Rosato.
La richiesta di aiuto va direttamente al Governo: intervenire nella prossima Legge di Bilancio con aiuti concreti sul costo del carburante, una revisione del Canone Unico dei Mercati per superare i contenziosi legati a errate interpretazioni e l'avvio immediato del tavolo di confronto ministeriale.