Opinioni - "Monellum": un’analisi del recente voto parlamentare che ha escluso la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti, e di come le decisioni della politica stiano allontanando sempre di più i cittadini dalle urne
di Riccardo Pignatelli
La legge sulla riforma elettorale detta “melonellum” è passata in prima lettura alla Camera, priva però delle preferenze a seguito della bocciatura dell’emendamento proposto da FDI e rigettato con 188 voti contrari e 187 favorevoli espressi con il voto segreto chiesto dalle opposizioni. La sconfitta della maggioranza è avvenuta per effetto del voto dei cosiddetti franchi tiratori trasversali ai due schieramenti.
Non è stata una bella pagina di attività parlamentare né un esempio di concreta democrazia, perché la reintroduzione del voto di preferenza come espressione della volontà popolare riguardo alla scelta dei parlamentari da parte dei cittadini e non delle segreterie politiche era un richiesta proveniente dal basso del corpo elettorale e prevista anche dall’art.1 della nostra Costituzione, che tanto viene invocata da tutti e poi si trasgredisce così platealmente.
Come se ciò non bastasse all’esito del voto si è visto una pletora di deputati sollevarsi dai banchi dell’aula per festeggiare il risultato, che in cuor loro li metteva al riparo dal rischio di non essere rieletti nella prossima legislatura qualora si fosse votato con le preferenze.
Si è consumato l’ennesimo esproprio nei confronti degli elettori negando loro il diritto di ampia partecipazione alla vita politica con la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti alla Camera ed al Senato. Al riguardo, va detto che la prerogativa del Parlamento di cambiare il sistema elettorale, cioè le regole del gioco, come in questo caso ad un anno dalle elezioni, resta una decisione legittima, anche quando non vi è una larga intesa tra maggioranza ed opposizione;
ciò che appare intollerabile è l’arroganza dei partiti di ritenere di avere il pieno potere di farlo anche contro la volontà popolare, che da tempo reclama il voto di preferenza con percentuali superiori al 60% degli elettori in modo trasversale a quasi tutti gli schieramenti politici Cosa muove quindi partiti a comportarsi in questo modo?
Semplicemente l’interesse all’autoconservazione con la scelta sia delle liste che degli eleggibili. I partiti, infatti, percepiscono di essere ai margini della società reale costituita dal corpo sociale del Paese che chiede maggiore rappresentanza delle proprie istanze (lavoro, sicurezza, sanità, welfare, ecc..) e cercano di recuperare la propria legittimazione con il voto regolamentato da leggi elettorali fatte ad hoc, che in nome della stabilità sacrificano la sovranità popolare riposta dalla Costituzione nelle mani dei cittadini.
E, siccome a votare ormai va appena il 45% degli aventi diritto, mentre il restante 55% si astiene o diserta le urne, ecco che spuntano fuori premi di maggioranza bulgari con 70 parlamentari in più alla Camera e 25 al Senato.
Se è vero che la legge elettorale esprime il livello di democrazia e di partecipazione democratica di un paese, il combinato disposto di zero preferenze e premio “ gonfiato” di maggioranza in un contesto di sistema elettorale di tipo proporzionale (con liste bloccate) non fa che tradurre un declino sia dei partiti che della stessa democrazia.
Non basta professarsi democratici o liberali a garanzia dei valori costituzionali, occorre coerenza è capacità di rappresentanza degli interessi generali per costruire una società libera (non autocratica) in un futuro repubblicano fatto di libertà e di progresso. Attendiamo fiduciosi che i partiti riflettano per il bene del Paese e delle future generazioni, in un mondo segnato dalla competizione globale che ormai non fa più sconti a nessuno!
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