Opinioni - Il Partito Democratico deve aprirsi a un'alleanza con PSI, M5S, Verdi-Sinistra, Azione e IV. Nel Capoluogo ciociaro serve un fronte progressista unito per un vero rinnovamento, così come avvenuto a Cassino, Ceccano e Roma
di Ermisio Mazzocchi*
La Segretaria Elly Schlein ha svolto un compito di alto valore politico orientato a creare solide coalizioni dei partiti dell’area progressista, democratica e di sinistra nei comuni e nelle regioni finalizzate a ottenere ampie convergenze sui candidati a sindaco e a presidente della regione.
Su questa impostazione si dovrebbero parametrare tutte le iniziative politiche che riguardano le future scadenze elettorali allo scopo di compiere, con grande senso di responsabilità e realismo politico, lo stesso percorso il quale ha portato la Schlein ad avere quei risultati che hanno cambiato il panorama politico italiano e fatto assumere al PD il ruolo di un partito di governo di grande disponibilità a un dialogo aperto e proficuo.
Le alleanze politiche e sociali sono fondamentali per costruire un’alternativa alla Destra e presentare un progetto unitario per il rinnovamento del paese. Il PD deve formulare una nuova strategia delle alleanze politiche e sociali, indispensabili se si vogliono portare a compimento quelle riforme rivolte ad abbattere le disuguaglianze, difendere ed estendere i diritti e salvaguardare la democrazia.
Appare evidente la necessità che ci siano convergenze su un programma di coesione che veda unite tutte le forze le quali vogliano porsi sul fronte dell’alternativa alla Destra e presentare un programma per governare Tutto ciò implica che il PD debba sviluppare una politica di larghe alleanze sostenuta da una collaborazione tra tutti i partiti democratici e progressisti di centrosinistra, che coinvolgano le diverse e articolate espressioni della società e il cui risultato deve essere la realizzazione di un progetto comune.
Questo fine, perseguito con determinazione dalla Segretaria nazionale Elly Schlein, costituisce la bussola di orientamento di tutto il partito, senza eccezioni. I partiti progressisti e di sinistra dovranno essere un punto di riferimento per costruire insieme una strategia per sconfiggere la Destra e candidarsi a governare i comuni di questa provincia. Sono i partiti, solo essi e non “spezzoni” di una parte di essi, a dover decidere e scegliere la propria politica.
Una condizione fondamentale e imprescindibile che riguarda in modo categorico lo stesso PD il quale deve attenersi alle decisioni dei suoi organismi dirigenti. A nessuno può essere consentito di proporsi come un solitario “portatore della verità assoluta” e un libero manovratore. È necessario pertanto lavorare in tempi ravvicinati, in vista delle elezioni amministrative, per la formazione di uno schieramento di forze disposte a condividere proposte e progetti rivolti a rispondere ai problemi di questo territorio. Tali devono essere gli obiettivi di una nuova politica del PD protesa a dare un futuro ai cittadini dei comuni di questa provincia.
Si sono avuti comuni in cui ampie alleanze di centrosinistra hanno consentito di vincere la competizione elettorale. Nel maggio 2025 a Ceccano Andrea Querqui vince con un ampio schieramento di liste che vanno dal PD al PSI, da M5S ad Alleanza Verdi-Sinistra. A Cassino, giugno 2024, Enzo Salera vince con una coalizione composta dal PD (nella cui lista c’erano dei candidati del PSI) e da altre liste civiche tra cui erano presenti alcuni esponenti di Alleanza Verdi Sinistra. Nel 2021 Roberto Gualtieri, candidato a sindaco, vince al comune di Roma con una coalizione ampia che comprende anche il PSI.
Risultati positivi che si sono ottenuti per la “limpidezza” e il valore dell’alleanza non inquinata e senza compromessi con la Destra o con espressioni di quelle rappresentanze dissenzienti o fuoriuscite da partiti appartenuti al centrodestra.
Quei successi dimostrano che la scelta della Schlein risulta vincente se applicata correttamente e offre la possibilità di un dialogo costruttivo tra i partiti interessati a un cambiamento politico nella gestione della cosa pubblica. Le prossime elezioni amministrative in molti comuni della provincia impongono una pacata valutazione sui rapporti tra i partiti che ritengono necessario unificare le proprie forze.
Scadenze elettorali che, anche se non in tempi ravvicinati, riguardano il comune di Frosinone in cui di recente si è aperto un dibattito che va chiarito in alcuni suoi aspetti ambigui. Il PSI di Frosinone, forte dell’esperienza vissuta a Cassino e a Ceccano e in considerazione dei rapporti di forza tra i partiti della sinistra e della destra, ha presentato in più occasioni una valutazione politica con la quale intende contribuire alla formazione di un’ampia coalizione del centrosinistra.
Ed è bene tenere presente che nella precedente competizione amministrativa a Frosinone lo scarto tra i due schieramenti è stato di circa il 10% a vantaggio del centrodestra. L’astensione si è aggirata sul 47%. Il PD, abbandonando acredine e antichi livori, deve dare una risposta positiva al PSI, senza scartare a priori la proposta del candidato socialista a sindaco, Vincenzo Iacovissi, che può essere accolta come una candidatura possibile e condivisibile. È un atto dovuto in conseguenza di una logica politica rivolta a rinsaldare rapporti con tutto il fronte dei partiti dal PSI al M5S ad AlleanzaVerdi Sinistra ad Azione a Italia Viva.
Le divergenze e le differenze fanno parte della dialettica democratica. Nessuno avrebbe potuto ritenere possibili quelle alleanze che si sono formate, come a Genova e nelle sei regioni che vanno al voto, tra i partiti che poco tempo prima e per molto tempo si erano aspramente criticati ed erano arrivati a divisioni apparentemente insanabili. Per il futuro amministrativo di Frosinone sarebbe un errore politico rifugiarsi in alchimie di manovre politiche complicate e fuorvianti, le quali si riducono a un “pastrocchio” incomprensibile e alla fine finiscono per favorire di sostenere il candidato a sindaco del centrodestra.
Non è questa la strada da percorrere. Essa porterebbe il PD a una sconfitta e al ridimensionamento del suo ruolo nella politica cittadina. Occorre che il PD costruisca un rapporto che non escluda a priori nessuna di quelle forze e nessuno di quei partiti democratici, progressisti, di sinistra che, pur nella loro autonomia, intendono far parte di uno schieramento alternativo alla destra e presentarsi all’elettorato con un programma di profondo rinnovamento per la città di Frosinone.
Le stesse liste civiche non possono essere rimanenze del centrodestra, ma devono essere espressione, come hanno dimostrato quelle di Cassino e Ceccano, della società laboriosa e democratica. Ridare pieno ruolo ai partiti, che dovrebbero far parte di una solida alleanza di centrosinistra, consente di presentarsi all’elettorato in modo chiaro e riconoscibile e permette di riconquistare la loro fiducia per un voto di cambiamento.
*L'autore ci ha concesso il suo scritto, pubblicato sulla rivista UnoeTre.it
Articolo precedente
Street Art a Coreno Ausonio: ecco l’arte che colora l’energiaArticolo successivo
Il gran ballo ottocentesco incanta il Castello di Ettore Fieramosca