Via Ceresa, fine corsa: l'abbandono industriale che 'culla' il bunker sotterraneo delle bionde

Cronaca - Una stradina cieca, senza insegna e senza uscita: la desertificazione industriale ha creato il "velo perfetto" per nascondere la più grande fabbrica di sigarette di contrabbando mai scoperta in Italia, tra relitti della crisi dell'automotive e capannoni dismessi. I bilanci in rosso della 'Logistica Petruccione' e quei controlli della GdF già a marzo. Il nostro viaggio a Villa Santa Lucia

Via Ceresa, fine corsa: l'abbandono industriale che 'culla' il bunker sotterraneo delle bionde
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 06-10-2025 13:21 - Tempo di lettura 3 minuti

Il silenzio è l'unico, assordante, testimone. A Villa Santa Lucia, nel cuore della zona industriale del Cassinate, da mezzo secolo motore dell'economia del territorio grazie alla 'gloriosa' Fiat che dal 1972 si è insediata a Piedimonte San Germano, la desertificazione dei capannoni ha creato il velo perfetto per nascondere la più grande fabbrica di sigarette di contrabbando mai scoperta in Italia. Un bunker sotterraneo, un vero e proprio "opificio del vizio" con una capacità produttiva da capogiro: 360.000 pacchetti al giorno e un fatturato illecito stimato in 900 milioni di euro l'anno.

Siamo in Via Aurelio Ceresa, una stradina cieca, senza insegna e senza uscita, incastonata nell'area industriale, difficile anche da individuare. Qui, dove i capannoni dismessi e i fallimenti dell'indotto Stellantis hanno lasciato il vuoto, i contrabbandieri avevano trovato la location perfetta per operare senza timori di essere osservati. Una stradina sconosciuta e poco visibile, alle spalle di alcuni capannoni tutti dismessi, e che una volta imboccata non ha una via d'uscita.

Avvicinarsi oggi ai cancelli dell'unica fabbrica presente in via Aurelio Ceresa, significa imbattersi nei sigilli di sequestro della Guardia di Finanza di Ancona. L'immobile, un capannone grigio di recente costruzione, appare anonimo e ordinato, sulla facciata, compare ancora l'insegna: "Logistica Petruccione". A leggere i dati societari, il sospetto di una copertura si fa però palpabile. La Logistica Petruccione S.R.L., fondata nel 2020 durante il periodo del Covid, quando alcune fabbriche al contrario, chiudevano, risultava avere come codice ATECO il 52.10.1, ovvero magazzini di custodia e deposito per conto terzi, e un bilancio 2023 in rosso, con un passivo di -2.921 euro (quello del 2024 non risulta disponibile). 

Un'attività apparentemente modesta, quasi inesistente, ben lontana dalla zona più 'popolosa' dell'area industriale. Questa totale assenza di vita, in un contesto già spopolato dalla crisi, è stata la loro più grande protezione. L'anonimato era la regola, interrotto solo, di tanto in tanto, da tir bianchi senza logo. L'attività, dunque, ha potuto prosperare grazie al contesto circostante. 

I primi capannoni attivi distano qualche chilometro, lungo l'arteria principale della zona industriale. Intorno a Via Ceresa, regna il nulla: strutture industriali fallite e abbandonate, relitti della crisi dell'automotive. La desertificazione industriale, che la Regione Lazio sta ora tentando di contrastare con uno stanziamento di 100 milioni per il Consorzio industriale, è diventata, in questo caso, la chiave di volta per l'attività illecita: nessuno poteva notare i movimenti perché non c'era nessuno a guardare.

Il blitz della Guardia di Finanza è arrivato al culmine di un'indagine partita da lontano. Nei mesi precedenti, però, una presenza inusuale delle Fiamme Gialle aveva già sollevato qualche interrogativo nella zona. Un residente che si reca regolarmente nel consorzio alimentare che dista alcuni chilometri dalla 'Logistica Petruccione' ci racconta: "Pensavamo normale controlli ai tir che escono anche dallo stabilimento Stellantis o dalle fabbriche più grandi dell'indotto. Avevamo visto i presidi della GdF con apposito gazebo, intenti a fermare tutto, a controllare ogni cosa ma mai ad immaginare una cosa del genere".

Nessuno, tra residenti, imprenditori della zona e sindacalisti che pure conoscono bene il perimetro industriale, aveva mai avuto il sospetto che dietro, o meglio sotto quel capannone apparentemente normale, si potesse celare un'attività illecita. Dietro il guscio della "Logistica Petruccione", c'era invece un bunker super tecnologico di oltre 1.600 metri quadri.

L'operazione - lo ricordiamo - ha portato al sequestro record di 300 tonnellate di sigarette contraffatte pronte per essere immesse sul mercato italiano ed europeo, e di beni per oltre 53 milioni di euro. Le indagini della Procura di Cassino puntano ora a risalire ai vertici di questa organizzazione criminale che ha sfruttato la deindustrializzazione e la posizione isolata di una strada chiusa nell'area industriale di Villa Santa Lucia per costruire il suo impero sotterraneo.





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