Consulta delle Elette: la parità non si organizza in organismi separati, si esercita

Opinioni - "Lo capisco: ci sono ancora disparità, resistenze, retaggi. Ma la risposta a tutto questo non può essere l’auto-convocazione permanente del “genere femminile”. Il giorno in cui non serviranno più consulte, quote rosa, assessori alle pari opportunità… sarà un giorno finalmente normale. Non perfetto, non ideale, ma libero". L'analisi di Dario Nicosia

Consulta delle Elette: la parità non si organizza in organismi separati, si esercita
di Dario Nicosia - Pubblicato: 14-07-2025 12:58 - Tempo di lettura 2 minuti

C’è un momento in cui il linguaggio istituzionale, a forza di buone intenzioni, finisce col diventare grottesco. Leggo dell’insediamento della Consulta delle Elette della provincia di Frosinone – bella foto, sorrisi cordiali, parole come "rete", "condivisione", "parità", "partecipazione" – e mi chiedo: ma davvero la politica femminile, nel 2025, ha ancora bisogno di un recinto separato per esistere?

Il paradosso è chiaro, quasi brutale: si istituisce un organismo solo femminile per parlare di parità. Non c'è molto da girarci intorno: è come pretendere integrazione razziale creando club esclusivamente neri, o favorire il pluralismo culturale vietando agli altri di partecipare a certe riunioni.

Ma il problema non è soltanto formale. È politico e culturale. La Consulta delle Elette parte dal presupposto che la donna, per contare, debba ancora unirsi alle altre donne, creare uno spazio protetto, condividere la sua visione tra simili prima di esprimerla nel mondo vero, quello misto e imperfetto dove si decide davvero.

E invece io penso, da sempre, che la vera donna politica non abbia bisogno di una Consulta. Non ha bisogno di stanze speciali, né di corsie preferenziali. Non si afferma per diritto di categoria, ma per certezza interiore. Il femminile autentico, quello che sa stare nella realtà, è una forza sobria, concreta, autonoma.

Quando entra in una stanza – anche se piena di uomini – non chiede permesso: parla, convince, guida, costruisce. E se quella stanza è ostile, se l'ascolto manca, non chiede una Consulta: cambia tono, cambia registro, cambia posto. Non cerca riparo: si prende spazio.

La Consulta delle Elette rischia di diventare la stanza accanto, quella dove si dialoga tra simili mentre altrove si decide. Si discute, si pianifica, si verbalizza… ma intanto si accetta, inconsapevolmente, una forma aggiornata di marginalità istituzionale. Perché se fosse davvero centrale, questa parità, non servirebbe un luogo dedicato: sarebbe dappertutto.

Lo capisco: ci sono ancora disparità, resistenze, retaggi. Ma la risposta a tutto questo non può essere l’auto-convocazione permanente del “genere femminile”. Il giorno in cui non serviranno più consulte, quote rosa, assessori alle pari opportunità… sarà un giorno finalmente normale. Non perfetto, non ideale, ma libero.

Perché la parità, quella vera, non si organizza: si esercita. E una donna capace non ha bisogno di “essere ascoltata”: lo è già, appena apre bocca. Con o senza Consulta.





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