Politica - Danilo Grossi della Direzione Nazionale del Pd analizza il successo referendario: "Oltre il risultato conta il risveglio della società civile e dei giovani. Ora uniti per un'alternativa credibile alla destra in vista della sfida tra un anno."
"È stata una vittoria importante, decisiva direi. Conta il risultato, naturalmente. Ma conta ancora di più il modo in cui ci siamo arrivati: le persone che sono tornate a votare, che hanno ripreso in mano una scheda elettorale dopo anni di distanza e disillusione. Conta quello che hanno fatto migliaia e migliaia di persone animatrici del comitato per il No sul territorio. Chi si è impegnato sui territori, chi ha bussato alle porte, chi ha spiegato, convinto, accompagnato. Quella mobilitazione non è stata scontata. È stata costruita. Ed è lì che risiede il vero patrimonio di questa stagione."
A parlare è l'esponente della direzione nazionale del Partito Democratico, Danilo Grossi, che spiega: "Ed è stato davvero importante che il ringraziamento più importante che ha fatto mella conferenza stampa la segretaria del PD Elly Schlein che tanto si è spesa in questi mesi, anche quando i sondaggi dicevano tutt’altro ed i soliti suggeritori consigliavano avere un profilo basso e non politicizzare il quesito referendario.
Un ringraziamento a tutte le persone che ci hanno creduto, anche e soprattutto a quella società civile, a coloro che hanno lottato perché non fosse stravolta la Costituzione e l’equilibrio dei poteri dello Stato. E poi è d’obbligo come ha fatto la Schlein un ringraziamento ai ragazzi e alle ragazze che in massa hanno votato a favore del No, dimostrando una partecipazione molto forte della nuova generazione, come non avveniva da anni.
Sul tema della giustizia, in particolare, il segnale è forte: gli italiani non vogliono una riforma calata dall’alto che smantella equilibri fondamentali sanciti dalla Costituzione. Vogliono una giustizia che funzioni, non una giustizia piegata agli interessi del più forte".
Abbiamo festeggiato e siamo molto felici. Ma sappiamo bene che un referendum non basta. Non è questa la vittoria definitiva: non può esserlo. La destra è ancora al governo, i problemi del Paese restano aperti, e le risposte che milioni di persone aspettano non arrivano solo da un voto
referendario, per quanto importante.
Il punto, allora, è uno solo: cosa facciamo adesso? Da questo momento in poi, tutto ciò che è stato seminato in questi mesi — l’energia, i legami, la fiducia riconquistata — deve diventare il punto di partenza di un percorso serio. Un percorso che raccolga quanto costruito, che non disperda nulla, e che lavori concretamente alla costruzione di un’alternativa credibile alla destra. Manca un anno. Non è poco, ma non è nemmeno tanto. Il tempo c’è, se lo usiamo bene. Questa vittoria ci dice che si può. Ora tocca a noi dimostrare che si vuole davvero".
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