Cronaca - L'aggressione dello scorso 27 febbraio finisce in dramma. L'89enne, ex carabiniere e già presidente del Centro Anziani di Selvacava è deceduto ieri a Roma. La Procura dispone l'autopsia e aggrava la posizione del 51enne già in stato di fermo. Il cordoglio del sindaco Cardillo
Quella che sembrava una tragedia sfiorata si è trasformata, nelle ultime ore, nel più drammatico degli epiloghi. Carmine Maria Moschetta, l'89enne di Ausonia rimasto vittima di una violenta aggressione domestica lo scorso 27 febbraio, si è spento ieri, 11 marzo, in un ospedale di Roma.
L'uomo, nato il 20 ottobre del 1937, non è riuscito a superare le conseguenze di quel terribile giovedì sera in località Bastia, nella frazione di Selvacava. Nonostante i soccorsi immediati e il trasferimento d'urgenza al Policlinico Umberto I, il quadro clinico dell'anziano è precipitato, portandolo al decesso.
Con la morte del padre, cambia radicalmente la posizione giudiziaria del figlio di 51 anni. L'uomo, che era già stato fermato dai Carabinieri nell'immediatezza dei fatti (dopo aver bloccato un autobus in stato confusionale confessando il gesto), dovrà ora rispondere del reato di omicidio.
Le autorità hanno disposto l'autopsia sulla salma di Moschetta per accertare con precisione il nesso di causalità tra l'aggressione e il decesso. Per questo motivo, la data dei funerali non è stata ancora fissata, in attesa del nulla osta della Procura. La notizia ha gettato nello sconforto l'intera comunità di Ausonia, dove la vittima era una figura stimatissima e profondamente radicata nel tessuto sociale. Carmine Maria Moschetta era infatti un ex Carabiniere, uomo delle istituzioni, membro attivo dell'Associazione Nazionale Carabinieri. Per molti anni è stato l’apprezzato Presidente del circolo anziani di Selvacava.
"Siamo scioccati," commentano in paese. "Era un uomo distinto, conosciuto da tutti per il suo impegno e la sua correttezza. Vedere la sua vita finire in questo modo, per mano di chi avrebbe dovuto proteggerlo, è un dolore inaccettabile".
"Sono dispiaciuto perchè era una persona sempre al servizio degli altri", le parole del sindaco di Ausonia Bendetto Cardillo. La dinamica di quella sera – la lite, il tentativo di soffocamento con una corda e la successiva fuga del figlio – assume oggi i contorni di un dramma definitivo che lascia un vuoto incolmabile in tutta la Valle dei Santi.
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