Opinioni - La dignità delle donne non ha bisogno di essere difesa con slogan, né evocata come arma polemica nelle contese politiche. La dignità si afferma nella realtà delle persone, nella capacità di conquistare spazio, responsabilità, autorevolezza. La storia lo dimostra. Il diritto di contare non è essere contati in una quota. È contare. La lettera di Dario Nicosia
Caro Alberto,
a volte penso che i quotidiani dovrebbero tornare ad avere una piccola rubrica di lettere al direttore. Uno spazio semplice dove i lettori possano scrivere direttamente al direttore. Senza troppe costruzioni, senza articoli pensati a tavolino. Solo pensieri nati leggendo una notizia o anche soltanto un titolo.
Se esistesse davvero uno spazio così, oggi mi verrebbe spontaneo scrivere proprio a te. Ho letto il titolo sulle elezioni provinciali — “Salera e l’8 marzo: uno schiaffo alle donne” — e mi è venuta una riflessione molto semplice. Forse le donne dovrebbero fare attenzione a una cosa: non farsi usare.
La politica ha spesso questa tentazione. Trasformare ogni risultato, ogni polemica, ogni scontro in una questione simbolica. Anche quando le donne diventano più un argomento retorico che il centro reale della discussione. È una cosa che mi riporta a ciò che scrivevo su queste pagine. (LEGGI QUI: Consulta delle Elette: la parità non si organizza in organismi separati, si esercita). Quando osservavo che la parità non si organizza in organismi separati ma si esercita. Allora il riferimento era alla Consulta delle elette, ma il punto resta lo stesso anche oggi.
La dignità delle donne non ha bisogno di essere difesa con slogan, né evocata come arma polemica nelle contese politiche. La dignità si afferma nella realtà delle persone, nella capacità di conquistare spazio, responsabilità, autorevolezza. La storia lo dimostra.
Le donne che hanno inciso davvero nella società non hanno aspettato quote o organismi dedicati. Sono entrate nei luoghi dove si decide. E spesso non hanno bussato piano. Per questo ho sempre guardato con una certa diffidenza anche alle cosiddette quote rosa.
Non perché il problema della rappresentanza femminile non esista, ma perché l’uguaglianza non si difende trasformandola in una tutela permanente. Il rischio è paradossale: nel tentativo di affermare la parità si finisce per suggerire che le donne abbiano bisogno di una corsia protetta. Mi è tornato in mente, da lettore accanito quale sono, il titolo di un libro che ho amato: Il diritto di contare.
Forse è proprio qui il punto. Il diritto di contare non è essere contati in una quota. È contare
Articolo precedente
Culle vuote e comuni a zero nascite nel 2025: l'inverno demografico della CiociariaArticolo successivo
Castrocielo, nasce il nuovo Polo per l'infanzia: "Un investimento sul domani"