Cronaca - In ben quattro paesi della Provincia di Frosinone non c'è stato alcun nuovo nato lo scorso anno, un solo vagito a Terelle e a Viticuso: in tanti centri i neonati non superano la doppia cifra. Un allarme che non riguarda solo i piccoli borghi, ma che inizia a farsi sentire anche nelle città. La cigogna passa sempre più di rado, nonostante con i fondi del PNRR siano stati potenziati gli asili nido. Ecco il report
La campana suona sempre di meno e il rintocco che un tempo annunciava una nuova vita tra i vicoli della Ciociaria si fa ogni giorno più raro. (leggi qui: Culle vuote, scuole chiuse e spopolamento: l'agonia dei paesi montani).
Nonostante gli sforzi delle amministrazioni locali, che continuano a investire massicciamente sugli asili nido sfruttando i fondi del PNRR, il calo demografico in provincia di Frosinone appare come un’emorragia costante che non accenna a fermarsi.
I dati del 2025 disegnano una mappa della desolazione dove quattro comuni hanno dovuto chiudere l'anno a nascite zero: si tratta di Acquafondata, che conta 252 residenti, Casalattico con i suoi 519 abitanti e Colle San Magno, che nonostante una popolazione di 603 anime non ha visto arrivare nemmeno una cicogna, sorte condivisa anche da Filettino che si ferma a quota zero pur avendo 535 residenti.
In questo scenario di culle vuote, ci sono realtà che resistono per un soffio, aggrappate a un unico vagito annuale come accade a Terelle e Viticuso, borghi che contano rispettivamente 266 e 284 abitanti e che nel 2025 hanno celebrato una sola nascita a testa.
La crisi non risparmia i centri piccoli e medi, dove i numeri oscillano pericolosamente in una terra di mezzo che fatica a garantire il ricambio generazionale. A Falvaterra si sono registrati solo 2 nati, mentre un nutrito gruppo di comuni si attesta su appena 3 nascite: è il caso di Ripi, Sant’Ambrogio sul Garigliano, Vicalvi, Pescosolido, Gallinaro e Trivigliano, quest'ultimo con quasi 1.600 residenti.
Poco più su troviamo Collepardo e Torre Cajetanti con 4 nati, seguiti da Fontechiari, Pastena, Settefrati e Villa Latina che si fermano a 5. Anche comuni come Acuto, Belmonte Castello, Castelnuovo Parano, Guarcino e Vallemaio non superano le 6 nascite, un dato che fa riflettere se rapportato alle popolazioni che in alcuni casi sfiorano i duemila abitanti.
Persino borghi iconici come Picinisco e Posta Fibreno devono accontentarsi di 7 nuovi nati, mentre San Donato Val di Comino e Sant’Andrea del Garigliano arrivano a 9, restando comunque sotto la doppia cifra.
Il declino si avverte con forza anche nel distretto del marmo, dove Coreno Ausonio e Ausonia, che insieme formano un bacino di circa 4.000 residenti, superano di pochissimo le 20 nascite ciascuno per un totale di circa 10 neonati in ciascuno dei due comuni. Intorno a questa soglia psicologica delle dieci nascite troviamo una lunga lista di centri medi: Campoli Appennino, Fumone, Sant’Apollinare, Serrone, Strangolagalli, Vallecorsa, Vallerotonda e Vico nel Lazio.
Culle vuote, significa scuole chiuse: questo è il dramma con il quale ormai da tempo stanno facendo i conti tanti comuni montani. Ma a preoccupare è anche il calo demografico che si registra nei grandi poli urbani, dove la flessione rispetto allo scorso anno è evidente e numericamente pesante.
Cassino è passata dai 34.934 residenti del 2024 agli attuali 34.744, mentre il capoluogo Frosinone ha subito una contrazione simile, scendendo dai 43.115 abitanti dell'anno passato ai 42.889 odierni, segno che anche in città, la cigogna arriva sempre di meno.
Per far fronte a questa desertificazione umana, i sindaci del territorio stanno tentando strade diverse, sospese tra il recupero delle tradizioni e l'innovazione tecnologica. Enrico Pittiglio, primo cittadino di San Donato Val di Comino, ha scelto la via del simbolo, prevedendo di far suonare solennemente la campana del paese per ogni nuovo nato, un richiamo acustico alla speranza per un'intera valle. Altri comuni annunciano le nuove nascite con manifesti in paese. Poi, oltre i gesti simbolici, ci sono quelli concreti.
Sul fronte dello sviluppo economico, Antonio Iannetta, sindaco di Viticuso, sottolinea come il suo comune, nonostante l'unica nascita registrata, offra opportunità concrete essendo l’unico centro dotato di una comunità energetica rinnovabile. Iannetta spiega che “la strategia per trattenere i giovani passa per la valorizzazione dei prodotti locali, la creazione di infrastrutture turistiche come le piste di mountain bike nei boschi e incentivi mirati verso le attività agricole e pastorali”, convinto che in un'epoca in cui il posto fisso è ormai un miraggio, “il futuro della provincia possa risiedere proprio nel ritorno consapevole alla terra e alle sue risorse primarie”.
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