Valle dei Santi - Mentre i dimissionari Della Rosa, Fargnoli e Migliorelli affondano nuovi colpi su PNRR, strade e gestione opaca dei servizi, l’ex primo cittadino sfida gli avversari: "Il commissariamento è un danno al paese, ora assumetevi le vostre responsabilità. Dopo il danno, risparmiateci almeno la beffa"
Non si placa la tempesta politica all’ombra del Comune di San Giorgio a Liri. Dopo le dimissioni notarili che hanno decretato la fine anticipata dell'amministrazione guidata da Francesco Lavalle, lo scontro si sposta sul piano dei comunicati stampa, trasformandosi in un "botta e risposta" senza esclusione di colpi tra i firmatari della sfiducia e l'ex primo cittadino.
In un nuovo e dettagliato documento, i consiglieri Francescantonio Della Rosa, Maria Fargnoli e Achille Migliorelli spiegano i motivi tecnici e politici che hanno portato alla rottura definitiva. La lista delle "colpe" attribuite a Lavalle è lunga e tocca i nervi scoperti della gestione quotidiana: l'accusa principale riguarda l'incapacità di intercettare i fondi del PNRR. Secondo i dimissionari, la proposta di nominare un consigliere delegato al monitoraggio dei bandi europei sarebbe caduta nel vuoto.
Viene inoltre denunciato lo stato di abbandono delle strade comunali e la mancata realizzazione della ristrutturazione del campo sportivo (promessa in campagna elettorale). Sotto la lente anche la gestione dei servizi cimiteriali e dell'illuminazione pubblica, affidati a una singola società con costi ritenuti "difficilmente giustificabili". La perdita della sede dell'Associazione Bibliotecaria "Valle dei Santi", trasferita a Sant'Ambrogio sul Garigliano, viene indicata come il simbolo del declino culturale del paese.
I firmatari lamentano il mancato rispetto degli accordi pre-elettorali sulla composizione della Giunta, accusando Lavalle di aver agito con discrezionalità anziché seguire il criterio del consenso ottenuto. "Quando le priorità dell’amministrazione non coincidono più con quelle della comunità, la riflessione sul futuro diventa inevitabile", dichiarano i tre esponenti del PD.
Intanto il sindaco Francesco Lavalle rispedisce al mittente le accuse precedentemente formulate dai tre e punta il dito sulla gravità del commissariamento. Il punto centrale della sua difesa è un paradosso logico rivolto ai suoi ex alleati: "Se davvero non cambia nulla con il commissario, a cosa servono un sindaco e un consiglio comunale?" chiede provocatoriamente Lavalle.
L'ex sindaco attacca la narrativa dei dimissionari secondo cui la macchina amministrativa proseguirà senza scossoni: "Amministrare non è un dettaglio burocratico, ma assumersi responsabilità ogni giorno. Se ritenete la presenza degli amministratori superflua, perché vi siete candidati?".
"Le allusioni non sono trasparenza. Se Della Rosa, Migliorelli e Fargnoli ritengono che vi siano stati errori o abusi, vadano nelle sedi opportune invece di scrivere sui social". L'ex fascia tricolore sottolinea come le dimissioni consegnino il paese a un commissario per oltre un anno, privandolo di una guida democratica. "I cittadini meritano scuse sincere. Chi ha bloccato il comune deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni".
Mentre i firmatari della sfiducia parlano di "scelta di responsabilità" per fermare una gestione non più rispondente al mandato elettorale, Lavalle bolla l'operazione come un atto di "politichese" che danneggia solo la comunità. Con il Comune ora nelle mani di un Commissario Prefettizio, la campagna elettorale per le prossime elezioni (che potrebbero slittare al 2027) sembra essere già iniziata, e i toni promettono di restare altissimi.
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