Galleria "Capo di China", conto alla rovescia per il 15 marzo: tra il silenzio di Astral e il Tricolore della speranza

Valle di Comino - Mentre i sindaci attendono comunicazioni ufficiali e i pendolari minacciano la class action dopo un anno di rinvii, spuntano sui social le immagini del tunnel quasi pronto. Sarà la fine dell'isolamento per la Valle di Comino?

Galleria "Capo di China", conto alla rovescia per il 15 marzo: tra il silenzio di Astral e il Tricolore della speranza
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 05-03-2026 11:45 - Tempo di lettura 3 minuti

Mentre il conto alla rovescia segna ormai appena dieci giorni alla fatidica data del 15 marzo, la Valle di Comino si ritrova sospesa in un limbo di incertezza e speranza, stretta tra il silenzio delle istituzioni e i segnali visivi che filtrano dai cantieri della galleria "Capo di China". 

Nonostante la scadenza sia ormai agli sgoccioli, il quadro ufficiale rimane ancora nebuloso, come confermato dal sindaco di San Donato Val di Comino, Enrico Pittiglio, il quale ha sottolineato come le amministrazioni locali non abbiano ancora ricevuto alcuna comunicazione formale da parte di Astral o degli enti competenti, lasciando i primi cittadini nell'impossibilità di confermare se il transito riprenderà effettivamente o se si profila l'ennesimo slittamento. Tuttavia, è stato proprio il primo cittadino di San Donato a ricordare come “anche in occasione delle altre scadenze, l’annuncio della proroga ai comuni è arrivato solamente 24 ore prima della data prevista per la riapertura”.

A bilanciare questo vuoto informativo che farebbe pensare ad una nuova, ennesima proroga, è arrivato però un segnale di forte ottimismo dai social network, dove un post pubblicato da un rappresentante di Anas ha mostrato immagini rassicuranti dell'interno del tunnel, con la struttura ormai quasi ultimata e adornata dal Tricolore e da una bandiera dello "start", quasi a voler sancire simbolicamente che la macchina operativa è finalmente pronta a restituire ossigeno a un territorio asfissiato da un anno di isolamento.

Questo cauto ottimismo deve fare i conti con una cronistoria costellata di delusioni che ha minato profondamente la fiducia dei residenti, poiché il percorso iniziato nel marzo 2025, con una chiusura che doveva durare quattordici mesi per un imponente restyling da 14 milioni di euro, si è trasformato in una sequenza estenuante di rinvii. Già nel settembre dello scorso anno era arrivata la prima proroga che fissava il termine al 31 ottobre, seguita a stretto giro da un nuovo slittamento a fine novembre e da un ulteriore rinvio che avrebbe dovuto portare alla riapertura il 12 gennaio 2026. 

L'ultima doccia fredda è arrivata proprio all'inizio di quest'anno, quando l'ordinanza 15/2026 firmata il 9 gennaio ha gelato definitivamente le aspettative dei pendolari, spostando la linea del traguardo al 15 marzo con la motivazione del perdurare dei lavori in corso. Questo susseguirsi di rinvii ha alimentato la protesta di Mario Borza, consigliere comunale di Casalvieri, che si è fatto portavoce di un malcontento ormai radicato e trasversale, descrivendo una valle letteralmente spezzata in due e una cittadinanza la cui pazienza è ormai esaurita.

Il peso di questo lungo isolamento emerge con forza nelle parole di Borza, che evidenzia come la deviazione forzata su arterie secondarie e interpoderali stia mettendo a dura prova la resistenza di lavoratori, studenti e famiglie "Sono quotidianamente contattato da lavoratori, studenti e padri di famiglia che non ne possono più", spiega Borza. "I danni alle auto per le buche sono all'ordine del giorno, senza contare l'aumento esponenziale delle spese per il carburante e il tempo di vita perso in code infinite".

Il consigliere ha messo in luce un danno che non è solo logistico ma profondamente sociale, con una qualità della vita che degrada giorno dopo giorno e l'ipotesi concreta di una class action per il risarcimento dei danni che serpeggia tra gli utenti come segnale di un limite ampiamente superato.

L'appello rivolto direttamente ai vertici di Anas è dunque un monito affinché “la scadenza del 15 marzo venga onorata senza ulteriori indugi”, affinché le bandiere issate all'interno della galleria non restino un'immagine virtuale ma rappresentino il ritorno alla normalità come lo è stato per i pendolari e gli studenti della Cassino-Formia dove dall’altroieri si è tornati a circolare a doppio senso di marcia dopo 40 giorni di disagi. Il mese di marzo sembra dunque il mese della svolta per le principali arterie del Basso Lazio. Ma per festeggiare, si attende l’ufficialità.





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