"La remigrazione è una bufala colossale e un suicidio economico per l'Italia"

Politica - Alla vigilia della raccolta firme del movimento anche nella città martire, arriva la nota di 'Cassino Popolare' che smonta la retorica della difesa della razza: "I lavoratori stranieri versano 12 miliardi di Irpef e garantiscono la tenuta del sistema pensionistico italiano, danno all’Italia un valore aggiunto di circa 180 miliardi, pari al 9% del PIL nazionale"

"La remigrazione  è una bufala colossale e un suicidio economico per l'Italia"
di Redazione - Pubblicato: 28-02-2026 15:26 - Tempo di lettura 3 minuti

"La remigrazione è la tutela dell'Italia come lo è il Ministero del made in Italy. La remigrazione che viene proposta al posto del vecchio slogan aiutiamoli a casa loro o ancor peggio dal fuori gli immigrati irregolari (ma anche gli altri) dall' Italia come strumento di difesa della razza e degli interessi della nazione è una bufala colossale.

Così come lo stesso spirito che muoveva chi ha deciso di modificare il nome del ministero dell' industria e dello sviluppo economico in ministero del made in Italy per tutelare le aziende italiane e la stessa italianità delle loro produzioni, si è  ben presto dimostrata una menzogna. Tanto rumore e roboanti titoli che hanno prodotto, in vero, la peggiore stagione di trasferimenti di proprietà di aziende italiane ad operatori esteri a prescindere dai settori merciologici".

Alla vigilia della costituzione del Comitato Remigrazione che ci sarà domani a Cassino (LEGGI QUI: Cassino, raccolta firme per la legge di iniziativa popolare su flussi migratori e natalità), arriva la nota di 'Cassino Popolare', che dice: "La scelta di non difendere i settori strategici della nostra economia passati a paesi esteri, dall' automobile, alla moda, all' acciaio..... Ebbene nessuna tutela dell' Italia e nessuno vantaggio per gli italiani. Anzi. Lo stesso dicasi per la proposta sulla remigrazione.

Nel caso specifico dell’Italia non sarebbe molto saggio ignorare l’apporto del lavoro immigrato per l’economia del Paese. Lo stesso ministero del lavoro, nel suo XV rapporto (Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia), rileva che nel 2024 gli stranieri sono il 10,5% degli occupati totali e circa 4 milioni di lavoratori attivi, soprattutto nei servizi alla persona, dove sono circa il 30% dei lavoratori, nell’agricoltura (il 20%), nel settore del turismo e dell’accoglienza (il 18%) e nelle costruzioni (il 17%).

Gli immigrati in Italia dichiarano redditi per 80 miliardi, versano circa 12 miliardi di Irpef, generano un saldo fiscale positivo superiore al miliardo di euro. Si stima così che gli occupati stranieri danno all’Italia un valore aggiunto di circa 180 miliardi, pari al 9% del PIL nazionale. La stessa Ragioneria dello Stato ritiene che un saldo migratorio positivo (per circa 165mila persone all’anno) abbia effetti rilevanti per la sostenibilità della spesa pensionistica, la crescita del PIL, l’incremento occupazionale e la ripresa della natalità.

Al contrario, creare e alimentare divisioni tra autoctoni (italiani doc) e migranti indicando questi ultimi come la causa di tutti i mali sociali vuol dire non riconoscere che sono le politiche dei governi, non i migranti, il loro numero, la causa di disuguaglianze, di diffidenze, precarietà del lavoro e stagnazione dei salari soprattutto per tutti quei lavoratori a basso e medio livello di reddito. In altri termini, proclamare e perseguire politiche di remigrazione non significa contrastare le migrazioni per favorire gli Italiani, ma proprio il contrario, e cioè accelerare il declino di un paese, ripiegato su se stesso per non voler riconoscere e dare legittimità ad apporti nuovi provenienti da quei migranti che hanno scelto l’Italia come loro luogo di vita.

Abbiamo già assistito in modo indifferente alla cancellazione del reddito di cittadinanza, che non nascondiamo poteva essere fatto meglio, ma che redistribuiva una parte del reddito ai cittadini in difficoltà che la destra ha realizzato per riportare la contrapposizione dei migranti assistiti ai poveri italiani senza alcuna attenzione da parte della politica.

Tutto per riproporre la guerra tra poveri. Ecco perché qualsiasi dibattito sull’immigrazione è sempre una riflessione sul tipo di società che vogliamo costruire e in cui vogliamo vivere. Una società che faccia propria i valori democratici e antifascisti della nostra Costituzione che non può essere citata e non riconosciuta come fondamento (come nel caso dei promotori della proposta sulla remigrazione) e che non vede proprio in essa il fondamento della cultura, della storia e dell' identità di ogni italiano. Una storia che sancisce nella Carta Costituzionale una società giusta dove nessuno prevarica l' altro. Per restare umani e civili e buoni cittadini italiani dobbiamo dire no e contrapporsi in maniera forte alla remigrazione".





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