San Giorgio a Liri, il "pasticcio" delle firme: voto a rischio slittamento al 2027

Politica - Dimissioni protocollate in ritardo? L'errore dei "sette" potrebbe costare al paese un anno e mezzo di commissariamento. Intanto il sindaco Lavalle rompe il silenzio: "Atto di grande irresponsabilità"

San Giorgio a Liri, il "pasticcio" delle firme: voto a rischio slittamento al 2027
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 26-02-2026 11:17 - Tempo di lettura 2 minuti

Quello che doveva essere un "blitz" politico chirurgico rischia di trasformarsi in un boomerang burocratico dalle conseguenze pesantissime per la comunità di San Giorgio a Liri. Al centro del caos c’è una questione di ore e di protocolli che potrebbe congelare la democrazia cittadina per oltre un anno. 

Martedì pomeriggio sette consiglieri comunali hanno rassegnato le proprie dimissioni irrevocabili davanti a un notaio di Frosinone. L’atto, sottoscritto dai rappresentanti del Partito Democratico (Fargnoli, Migliorelli, Della Rosa) e dai membri dell’opposizione (Di Cicco, Lucciola, De Simone, Della Rosa) è stato protocollato ieri mattina: fuori tempo massimo.

Secondo quanto emerge nelle ultime ore, i sette consiglieri che si sono recati dal notaio per firmare la sfiducia avrebbero commesso un errore di calcolo fatale sui tempi tecnici. Per far sì che San Giorgio a Liri tornasse al voto nella finestra elettorale già fissata per il 24 e 25 maggio 2026, la decadenza del sindaco doveva essere formalizzata e protocollata entro il 24 febbraio.

Tuttavia, le dimissioni risulterebbero protocollate agli atti del Comune solo nella giornata del 25 febbraio. Una manciata di ore di ritardo che cambia tutto: senza una deroga eccezionale da parte del Prefetto, i termini per inserire il comune nel turno elettorale di quest’anno sarebbero scaduti. Se venisse confermato il rigore procedurale, il paese non voterebbe tra tre mesi, ma dovrebbe attendere la primavera del 2027. Un paradosso incredibile: per mandare a casa Lavalle subito, i firmatari rischiano di consegnare il paese a un commissario prefettizio per ben 15 mesi.

In questo clima di incertezza e attesa per l'ufficialità, il sindaco Francesco Lavalle ha deciso di parlare direttamente ai cittadini con una nota carica di amarezza ma ferma nei contenuti. "Sono profondamente amareggiato – esordisce Lavalle –. Un mandato nato dalla scelta libera e democratica dei cittadini viene interrotto dalla volontà di pochi consiglieri. È una contrapposizione che non può essere ignorata: da una parte la volontà della maggioranza dei sangiorgesi, dall’altra la scelta di chi ha deciso di venir meno al mandato ricevuto".

"Un atto di grande irresponsabilità amministrativa, prima ancora che politica. Si consegna il paese a una fase di stallo che impedisce l’accesso a finanziamenti e rischia di bloccare progetti già in corso. Il paradosso è che a pagarne le conseguenze non saranno coloro che hanno scelto di dimettersi, ma l’intera comunità". 

Lavalle rivendica il lavoro svolto «a viso aperto e senza sotterfugi», sottolineando come la sua amministrazione abbia sempre messo il bene comune al di sopra delle ambizioni personali. Mentre la politica locale si interroga sul futuro, l'attenzione resta tutta sul Palazzo del Governo a Frosinone. Se il Prefetto non ravviserà gli estremi per una procedura d'urgenza che "salvi" la data del voto nel 2026, San Giorgio a Liri si prepara a una lunghissima gestione commissariale.

Un esito che, se confermato, trasformerebbe la "vittoria" dei firmatari in una sconfitta per l'intero tessuto civile ed economico del paese della Valle dei Santi.





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