Opinioni - Antonello Tornitore ricorda l'importanza dell'educazione sul campo ambientale con uno sguardo sul fiume Rapido: non la paura delle multe, ma la consapevolezza deve spingere i cittadini ad un comportamento corretto.
La salvaguardia dell’ambiente è una delle grandi priorità del nostro tempo: i cambiamenti climatici, inquinamento, consumo di suolo e perdita di biodiversità rappresentano emergenze ormai sotto gli occhi di tutti. L’installazione di 40 fototrappole nella città di Cassino, al fine di cogliere in flagrante chi lascia rifiuti nei luoghi non deputati alla raccolta è esempio lampante della reazione delle Istituzioni di fronte a questi problemi.
Il ricorso a leggi, sanzioni e controlli per reprimere i comportamenti dannosi non si rivelano però essere una soluzione efficacie: la vera chiave per proteggere l’ambiente è la prevenzione. Prevenire significa agire prima che il danno si verifichi. Investire in educazione ambientale, informare i cittadini, le imprese e le nuove generazioni sui comportamenti corretti e sulle conseguenze delle proprie azioni, è la soluzione ideale al dramma ambientale.
L’educazione ambientale forma cittadini consapevoli, che avranno un comportamento corretto non per paura di una multa, ma per senso di responsabilità verso la collettività e il futuro. La prevenzione e l’educazione passano anche attraverso una pianificazione intelligente del territorio e delle politiche pubbliche lungimiranti.
Incentivare l’uso delle energie rinnovabili, promuovere la mobilità sostenibile, sostenere l’economia circolare e la riduzione dei rifiuti sono alcune delle scelte che riducono alla radice l’impatto ambientale, evitando interventi tardivi e spesso costosi di bonifica e ripristino. Il mantenimento dell’igiene del territorio e la cura del verde pubblico hanno un ruolo fondamentale, sollecitano nei cittadini una maggiore consapevolezza di dover collaborare con gli altri al mantenimento di un ambiente più curato.
L’educazione parte dal miglioramento degli spazi verdi: l’incremento dei cestini per i rifiuti lungo aree come il fiume Rapido, rappresenta un incentivo per tutti coloro che le frequentano a rispettare l’ambiente circostante.
La repressione resta comunque necessaria per contrastare gli abusi e punire chi viola le regole, ma non previene il danno: intervenire dopo che un bosco è stato devastato o che l’argine di un fiume è stato trasformato in una discarica o che un’area industriale risulti irrimediabilmente contaminata o che un ecosistema sia irreversibilmente compromesso significa affrontare danni spesso non riparabili.
Le sanzioni possono scoraggiare, ma certamente non riescono a riparare ciò che è stato distrutto. Per questo motivo - a parere della Lega - che è da sempre un’istituzione politica vicina ai bisogni della gente e alle sue necessità, la tutela dell’ambiente deve basarsi su una strategia che metta al centro la prevenzione.
Investire oggi in informazione, educazione e scelte sostenibili significa evitare domani costi economici, sociali e ambientali molto più elevati. Proteggere la natura non è solo un dovere imposto dalle leggi, ma una responsabilità condivisa che nasce dalla consapevolezza: se è vero che alcuni comportamenti volutamente dannosi richiedono una reazione adeguata delle Istituzioni è altrettanto vero che altri comportamenti sono solo frutto di una scarsa conoscenza delle leggi, che dovrebbero essere meglio divulgate da chi ha la responsabilità della tutela del territorio.
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