Economia - Altissima adesione alla protesta del 17 dicembre nelle cartiere ciociare: i sindacati bocciano le proposte datoriali e chiedono il recupero del potere d'acquisto per un settore strategico ma logorante
Non c’è pace per il panorama industriale del frusinate. Mentre i riflettori sono da tempo puntati sulla crisi profonda del settore automotive, un altro pilastro dell’economia ciociara inizia a tremare vistosamente: il comparto della carta. Tra il calo drastico delle commesse e un rinnovo contrattuale che stenta a decollare, sono circa 2.000 i lavoratori del settore che si preparano a vivere un Natale all'insegna dell'incertezza e del timore di un impoverimento reale.
La tensione è culminata il 17 dicembre con uno sciopero che ha paralizzato le cartiere del territorio, registrando un'altissima adesione. Patrizia Fieri, Segretaria Generale della SLC CGIL di Frosinone e Latina, descrive una partecipazione straordinaria che riflette l'esasperazione dei dipendenti per un'offerta economica ritenuta offensiva.
Fieri sottolinea come il lavoro in cartiera sia particolarmente logorante, trattandosi di un ciclo continuo che prevede turni a rotazione di giorno e di notte, senza sosta nemmeno durante le festività, il sabato o la domenica. Proprio per la natura sacrificante di questa professione, il sindacato ritiene che il salario debba essere adeguatamente parametrato, mentre le attuali proposte datoriali non coprirebbero nemmeno il recupero dell'inflazione del biennio 2022-2023.
In Ciociaria il comparto è rappresentato da multinazionali di rilievo come Burgo, Reno De Medici e Wepa, oltre a una galassia di piccole realtà locali che, se messe insieme, portano il totale degli occupati a circa duemila unità. La crisi però non colpisce tutti allo stesso modo. A livello internazionale si registra un calo delle commesse vicino al 30%, che morde pesantemente i segmenti delle carte patinate e del cartoncino, portando diverse aziende a richiedere la cassa integrazione. L'unico ambito che sembra mostrare una maggiore tenuta è quello del tissue, ovvero la carta per uso domestico e igienico, sebbene debba fare i conti con una concorrenza spietata.
Nonostante il quadro a tinte fosche e alcune divisioni interne al fronte sindacale circa le modalità di protesta, il segnale arrivato dalle fabbriche è stato potente. I lavoratori hanno garantito la produttività anche nei momenti difficili e ora chiedono che le aziende facciano la loro parte riaprendo immediatamente il tavolo negoziale. Sebbene si guardi al 2026 con la speranza di una ripresa, il presente è fatto di investimenti strutturali necessari ma anche di un clima di forte preoccupazione per le migliaia di famiglie ciociare che dipendono da questo settore strategico.
“È necessario che il rinnovo del CCNL - spiega la Flc Cgil di Frosinone e Latina - garantisca il recupero reale del potere d’acquisto, una risposta concreta al picco inflattivo del biennio 2022-2023. ed il riconoscimento del valore del lavoro in un settore strategico. In questi anni, le lavoratrici e i lavoratori del comparto hanno garantito il raggiungimento di obiettivi aziendali importanti, facendosi carico delle criticità di un settore che sconta la mancanza di adeguate politiche industriali ed energetiche”.
"Non è più accettabile - conclude la Flc Cgil - che a fronte di sacrifici e produttività non corrisponda un adeguamento salariale dignitoso. I lavoratori hanno fatto la loro parte, ora tocca alle aziende." Alla luce del successo dello sciopero, ora bisogna procedere alla riapertura immediata del tavolo negoziale. La piattaforma rivendicativa dei lavoratori è chiara e non può più essere ignorata: servono risposte concrete e immediate.
Lo sciopero ha visto in prima linea, oltre che la Slc Cgil, anche la Uilcom UIL e UGL Chimici-Cartai. Le cartiere e le aziende cartotecniche del frusinate si sono fermate con percentuali di adesione altissime, inviando un segnale inequivocabile alle associazioni datoriali.
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