Politica - Dal “difendersi nei processi” al garantismo selettivo, l’atteggiamento della sinistra sull’autorizzazione a procedere per l’eurodeputata divide il mondo politico e riaccende lo scontro sul rapporto tra giustizia e politica. Un voto che, secondo molti osservatori, rischia di incrinare la fiducia dei moderati e di spostare equilibri elettorali
Sono circa vent’anni che la sinistra ci ha “ammorbato” con l’idea che, nel rispetto della Costituzione, ci si difende nei processi e non dai processi. Con questo mantra, per due decenni, ad ogni inchiesta giudiziaria a carico di Berlusconi prima e di Salvini dopo, ha giustificato il giustizialismo come forma di rispetto verso la Magistratura e dunque verso la Costituzione.
E per evitare che qualche migliorista illuminato potesse non concedere l’autorizzazione a procedere, ha sempre chiesto e ottenuto in Parlamento il voto palese. Addirittura, nel caso di Salvini, parliamo di ipotesi di reato commesse durante le sue funzioni di Ministro: eppure la sinistra, avendo fatto della giustizia uno strumento di lotta politica, ha votato a favore anche in quel caso.
Lo stesso Berlusconi è stato oggetto di una vera e propria persecuzione giudiziaria, senza mai poter contare sull’immunità parlamentare. E mai, nella sinistra, è balenata l’idea che la Magistratura potesse essere non del tutto equilibrata nei suoi confronti.
Oggi, invece, la sinistra si veste di vergogna, indossa gli abiti dell’ultragarantismo e vota a scrutinio segreto contro l’autorizzazione a procedere per una parlamentare europea di sinistra, candidata – secondo molti – solo per sfuggire alle maglie della giustizia. E per reati commessi prima della sua elezione e per attività che nulla hanno a che fare con la politica.
Alla sinistra è concessa anche la fantasiosa possibilità di decidere quando una magistratura sia credibile e quando no, e di stabilire a priori quando un processo sia giusto e quando non lo è. Che il presidente ungherese sia simpatico o meno non ha alcuna importanza: l’Ungheria è un Paese dell’Unione Europea e dovrebbe rispettare i dettami imposti a tutti gli Stati membri sulla giustizia. Se i “compagni di avventura” della Salis stanno affrontando il processo, significa che ci sono tutte le garanzie per un giusto procedimento.
Si tratta di reati di natura penale: secondo l’accusa, la Salis – insieme ad altri – avrebbe spaccato la testa ad alcuni attivisti di destra. Se i suoi complici sono sotto processo e lei no, appare evidente a tutti la pessima figura che ha fatto la nostra sinistra, prima nel candidarla e poi nel proteggerla.
E non si dica che, solo perché la Salis è stata portata in aula con le manette, si possa definire l’Ungheria un Paese dove la giustizia è mal amministrata. Coloro che oggi gridano allo scandalo per quelle manette sono gli stessi che, trent’anni fa, starnazzavano e applaudivano quando l’onorevole Carra fu condotto in Procura in manette durante l’orgia politica e mediatica di Tangentopoli.
Questo voto sposterà l’elettorato: i moderati di centrosinistra, nauseati da questo comportamento, non andranno a votare, mentre i moderati di centrodestra si sposteranno più a destra. Lo ha capito Renzi, ma il suo nuovo movimento è solo uno specchietto per le allodole, utile a portare voti a questa sinistra estrema sotto un’apparente veste di moderazione.
Una pessima figura per l’Italia e per quei moderati del Partito Popolare Europeo che non hanno saputo affermare il più basilare dei principi della giustizia: davanti alla legge, i cittadini sono tutti uguali. Chi ha votato per la Salis ha dimostrato, invece, che per qualcuno la giustizia è “più uguale” degli altri.
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