Cellulari a scuola: non basta il divieto, serve l'educazione

Scuola e Università - Dopo la circolare del Ministro Valditara, torna attuale la riflessione di Luigi Maccaro di Exodus: famiglie e scuole devono formarsi per guidare i giovani a un uso consapevole e responsabile degli smartphone e dei social, veri fattori di protezione dal disagio giovanile

Cellulari a scuola: non basta il divieto, serve l'educazione
di autore Angelo Franchitto - Pubblicato: 09-09-2025 13:12 - Tempo di lettura 2 minuti

Stretta nelle scuole sempre maggiore dopo la circolare del Ministro Valditara che vieta telefonini e smartphone anche alle superiori. A livello educativo, questo provvedimento per i genitori e gli insegnanti in generale è una sfida.

Di questa sfida educativa ne parlò già un anno fa Luigi Maccaro, in qualità di Responsabile della Comunità Exodus, la quale si occupa di persone con problemi di dipendenza, fragili, ma anche adolescenti e giovani con varie forme di disagio. Lo scorso anno, in occasione della prima messa al bando dei cellulari nelle classi alle medie, lo stesso Maccaro disse che mettere al bando il cellulare non basta. La scuola e la famiglia, hanno il compito di educare i giovani ad un uso consapevole e responsabile dello smartphone e dei social.

Spesso non si sa da dove poter cominciare, ma con un po' di umiltà bisogna imparare alcune cose prima di poterle spiegare ai ragazzi. In rete si trova di tutto ma anche questo approccio rischia di essere semplicistico di fronte a questioni così complesse. La proposta del Responsabile di Exodus fu quella di partecipare a qualche momento formativo rivolto agli adulti, genitori e insegnanti, con la possibilità di confrontarsi con esperti.

Ci sono tante realtà del terzo settore, ma anche Scuole e qualche Comune, che organizzano incontri di formazione per genitori ed insegnanti. La proposta di Exodus era stata l'Università della Famiglia che prevedeva una serie di incontri animati da esperti con lunga esperienza di lavoro con gli adolescenti, nel campo del disagio giovanile, delle dipendenze, della relazione educativa e della progettazione sociale.

Il tema centrale della riflessione che fa Maccaro è che la famiglia e la scuola sono fattori di protezione più importanti contro una sofferenza galoppante tra i giovani oggi, soprattutto dopo il periodo della pandemia.

Dunque, l'invito è ad informarsi, capire per educare. Questi sono compiti e responsabilità a cui educatori (genitori e insegnanti in primis) non possiamo sottrarsi. Certamente la responsabilità educativa non è solo della politica, ma anche e soprattutto di adulti, genitori e insegnanti che devono trasmettere alle nuove generazioni i giusti valori per vivere nella società di oggi e di domani.





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