Dazi USA al 15% sui farmaci: allarme e timori per il distretto ciociaro

Economia - La Femca-Cisl e Federlazio temono "effetti dannosi" spiegando che "rappresentano una minaccia". L'allarme per la deindustrializzazione è invece ridimensionato da ConfimpreseItalia e dall'Ugl chimici che mettono in evidenza la grande qualità delle maestranze e fabbriche del frusinate

Dazi USA al 15% sui farmaci: allarme e timori per il distretto ciociaro
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 29-07-2025 13:09 - Tempo di lettura 3 minuti

Dopo le preoccupazioni per il settore automotive e per lo stabilimento Stellantis di Cassino, adesso i dazi americani minacciano anche il fiore all'occhiello dell'economia ciociara: il distretto farmaceutico. Sebbene la misura non sia ancora effettiva, l'annuncio dei dazi al 15% ha messo in allerta il polo farmaceutico frusinate, uno dei più importanti a livello nazionale e il primo per l'export, vera locomotiva del Lazio Meridionale in un periodo di calo per l'automotive.

Le reazioni nel Frusinate sono composite, oscillando tra chi esprime profonda preoccupazione e chi, pur riconoscendo la criticità della situazione, mostra una certa fiducia nelle capacità del territorio.

Tra i più scettici si posiziona Davide Favoriti, Segretario Generale della Femca-Cisl di Frosinone. Le sue parole risuonano come un campanello d'allarme: "La decisione dell'amministrazione Trump di imporre dazi del 15% sui farmaci importati rischia di generare effetti distorsivi e dannosi per l'intero comparto farmaceutico in Italia e in particolare nell'area di Frosinone". Il suo timore è che questa misura possa bloccare in Ciociaria "progetti strategici che generano lavoro qualificato e valore aggiunto".

Un appello accorato al Governo italiano e all'Unione Europea affinché "si attivino con fermezza subito sia a livello diplomatico che commerciale per tutelare una filiera che rappresenta un asset strategico per il nostro Paese e per il nostro territorio già fortemente provato dalla deindustrializzazione".

Una posizione più cauta, ma comunque preoccupante, è quella espressa da Domenico Beccidelli, Presidente di Federlazio. Pur riconoscendo che sono stati evitati scenari peggiori, il presidente di Federlazio evidenzia come "i dazi in generale rappresentano una minaccia concreta, soprattutto per le piccole e medie imprese, prive della capacità di assorbimento delle grandi multinazionali". Molte PMI locali operano nell'indotto o su mercati esteri, e per loro "l'aumento dei costi può influire su volumi, margini e occupazione".

Beccidelli lamenta inoltre che l'intesa non abbia "tutelato adeguatamente la specificità del settore farmaceutico" e che il sentimento tra gli imprenditori sia di "preoccupazione". La fiducia nella qualità e nella preparazione locale Non mancano tuttavia voci che, pur senza sottovalutare la portata del problema, guardano al futuro con maggiore ottimismo, puntando sulla solidità e sulla specificità del distretto ciociaro.

Guido D'Amico di Confimpreseltalia ridimensiona in parte l'allarme: "I dazi al 15% equivalgono, a livello nazionale, a meno di 2 miliardi rispetto al gettito attuale: sicuramente non è una notizia positiva, ma neanche da far spaventare". La sua visione più serena si basa su un'importante ipotesi: "soprattutto se, come sembra, i dazi non andranno sui medicinali generici: se questo fosse confermato sarebbe un'ottima notizia per le aziende italiane, a partire proprio dal distretto di Frosinone". D'Amico ribadisce che "Il settore della Ciociaria, cosi come tutto il settore italiano è molto robusto, quindi l'impatto sarebbe minimo".

A rassicurare sul fronte della competitività locale è anche Marco Colasanti, segretario generale dell'Ugl Chimici. Pur riconoscendo il timore che "possano emergere competitor a livello extraeuropeo, soprattutto dall'Asia dove hanno costi di produzione più bassi", Colasanti esprime una fiducia incrollabile nelle risorse umane del territorio: "La misura dei dazi non ci spaventa perché qui in provincia di Frosinone abbiamo una manodopera d'eccellenza, abbiamo il secondo polo farmaceutico a livello nazionale e il primo per quel che riguarda l'export, puntiamo molto sulla qualità quindi crediamo che, comunque sia, la forte preparazione e competenza degli addetti del settore riuscirà a superare questa problematica con una qualità che altri non possono garantire".





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