Tav a Ferentino: Cassino e il cassinate sono il sud di un nord avido, egoista ed egocentrico

Opinioni - Al sud della Ciociaria ci riempiono di discariche e termovalorizzatori che crescono a dismisura, mentre al nord pretendono la stazione dell'alta velocità, l'aeroporto e, fra non molto, anche il porto fluviale sul Sacco. Ma non tutto è perduto, perché di concreto sui tavoli di Rfi al momento non esiste alcuna proposta

Tav a Ferentino: Cassino e il cassinate sono il sud di un nord avido, egoista ed egocentrico
di autore Lello Valente - Pubblicato: 11-07-2025 15:23 - Tempo di lettura 3 minuti

Ogni sud ha un nord e ogni nord ha un sud: ciò che cambia è la qualità del sud in relazione alla qualità del nord. Cassino e il cassinate sono il sud di un nord avido, egoista ed egocentrico che si nasconde dietro un falso non - campanilismo, che invece è il più sfrontato campanilismo esistente. E così, al sud della Ciociaria, ci riempiono di discariche e termovalorizzatori che crescono a dismisura, mentre al nord pretendono la stazione TAV, l'aeroporto e, fra non molto, anche il porto fluviale sul Sacco.

Nord e sud non sono solo punti cardinali: il sud diventa tale anche a causa di una classe politica impreparata, timorosa e priva di coraggio. Se a Frosinone si dibatte di una fantomatica stazione TAV, sulla quale converge anche il governatore del Lazio, certo che il suo prossimo collegio elettorale finisca a Ferentino e non abbracci anche Cassino e il cassinate, al sud della Ciociaria è emblematico il silenzio del sindaco di Cassino, nella convinzione che la fantomatica stazione TAV nelle campagne di Sgurgola non si farà mai.

Su questo concordo pienamente: sarà l'ennesima presa in giro di una classe politica che al territorio non ha dato nulla. Tuttavia, almeno una proposta alternativa andrebbe fatta, senza districarsi in fantasiose interconnessioni. La condizione propedeutica è quella di fare squadra politica per tutto il territorio del cassinate. È qui che nascono i problemi di cui da sempre scrivo: l'isolamento politico in cui Cassino è stata condotta dal Sindaco Salera, e in cui lui stesso vive.

Siamo come De Gasperi alla Conferenza di Pace di Parigi, nella quale ancora oggi si ricordano quelle parole: "sento intorno a me tutta la vostra avversione, tranne la vostra personale cortesia". Cassino ha l'avversione di tutti, nessuna cortesia, e non abbiamo nemmeno un De Gasperi.In compenso, abbiamo la Fiat prossima alla chiusura, le discariche lecite ed illecite che aumentano sempre più, un termovalorizzatore che ormai viaggia verso il terzo combustore, un ospedale che si riduce sempre più e i tumori che sono in crescita esponenziale. Un quadro e una prospettiva non positiva.

Ma non tutto è perduto, perché di concreto sui tavoli di Rfi al momento non esiste alcuna proposta. Non penso che la società sia disposta a sperperare milioni di euro per una cattedrale nel deserto. Bisognerebbe intavolare una discussione con Rfi, con la partecipazione di tutti i partiti, in un incontro pubblico da farsi a Cassino.

Un minimo di dignità dovrebbe scuotere anche i consiglieri di maggioranza e spingere il sindaco a organizzare un incontro del genere e uscire dall'isolamento politico. Una stazione Tav sul nostro territorio sarebbe la scelta oggettivamente più logica, checché ne dica lo sconosciuto Governatore del Lazio. A Ferentino è andata in onda una dimostrazione di una classe politica che vuole continuare a costruire con le tasche dei cittadini cattedrali nel deserto. Il nostro Paese è pieno di opere costose e incompiute.

Da qualche pulpito si tenta di tirare per la giacca il Ministro Tajani che in quella riunione ha posto un problema serio e reale: va bene la stazione nelle campagne di Sgurgola, ma dove sono i collegamenti per l'inclusione di tutti gli altri territori? Ai prestigiatori dell'idea di costruire una cattedrale nel deserto nelle campagne di Sgurgola inviterei a fare uno studio per capire da dove provengono i passeggeri della TAV, dove sono diretti, e quanti passeggeri si perderebbero tagliando fuori il sud della Provincia.

Fortunatamente, Rfi è una società per azioni guidata non dalla politica, ma da manager che fanno i conti e capiscono che una provincia di 500 mila abitanti, 100 mila dei quali usufruiscono della TAV, non potrà mai giustificare un investimento di quasi 150 milioni di Euro. Se poi il Governatore del Lazio intende finanziare con le casse regionali l'intera opera, saremo felici di partecipare al taglio del nastro.





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