Economia - Dal 1° luglio, e fino al 30 settembre, in 250 dovranno lasciare lo stabilimento di Cassino per via dell'accordo sulle uscite incentivate. A chiedere di aderire all'opportunità degli esodi sono in tanti e oltre il 20% già ieri ha detto addio: pesano le incertezze sul futuro e le buste paga decurtate dagli ammortizzatori sociali
Dopo il pre accordo siglato lo scorso 11 giugno tra la direzione aziendale dello stabilimento Stellantis di Cassino e le organizzazioni sindacali, da ieri, primo luglio, gli esodi si sono iniziati a concretizzare. La scorsa settimana le parti hanno infatti redatto e firmato il testo definitivo dell’intesa che prevede 250 uscite incentivate nel 2025. Gli esodi sono iniziati ieri e dovranno concludersi entro fine settembre. Si tratta, per l’appunto, di uscite su base volontaria per ridurre il personale, dal momento che ad oggi la fabbrica lavora su un solo turno e ha un esubero strutturale di circa 600 lavoratori. Adesso, 250 di questi, salutano lo stabilimento: già in 60 sono andati via ieri, primo giorno utile.
L’impressione, secondo quel che trapela da fonti sindacali interne allo stabilimento, è che non sarà necessario neppure attendere l’autunno per completare il piano. La domanda per andare via è infatti molto alta: le incertezze legate al futuro e le buste paga sempre più decurtate dagli ammortizzatori sociali - nel primo semestre di quest’anno si è lavorato appena 61 giorni su 111, con ben 50 fermate collettive - fanno registrare adesioni alle uscite incentivate anche tra i più giovani, non solo, quindi, tra coloro che sono vicini all’età pensionabile.
Come concordato tra Stellantis e sindacati, per chi non maturerà i requisiti pensionistici entro 48 mesi, l'azienda offrirà un'indennità variabile in base all'età, più un importo aggiuntivo così articolato: 55 anni e oltre: 33 mensilità più 30.000 euro; 50-54 anni: 30 mensilità più 30.000 euro; 45-49 anni: 24 mensilità più 30.000 euro ; 40-44 anni: 18 mensilità + 20.000 euro; 35-39 anni: 12 mensilità + 20.000 euro.
Negli ultimi quattro anni, ovvero da subito dopo il Covid, sono andati persi nella fabbrica all’ombra della millenaria abbazia di Montecassino circa 2.200 posti di lavoro. Ai circa mille pensionamenti “naturali” si sono aggiunte le oltre mille uscite incentivate che con quest’ultimo accordo, dal 1° ottobre porteranno lo stabilimento della città martire a contare poco più di 2.000 dipendenti, praticamente la metà.
L’accordo è stato siglato da tutte le sigle sindacali, ad eccezione della Fiom-Cgil che si è opposta: “Stellantis - dice il segretario Di Traglia - non ha voluto dare nessun segno di discontinuità, non assumendosi l'impegno a nuove e future assunzioni funzionali anche alla rigenerazione dell'occupazione assolutamente necessaria per dare prospettiva all'automotive in Italia”.
L’intesa ha avuto comunque il via libera grazie alla Fim-Cisl, Uilm-Uil, Uglm, Fismic e Aq. D’Avino, segretario provinciale della Uilm guarda il bicchiere mezzo pieno a favore dei lavoratori e spiega: “Anzitutto stiamo parlando di uscite su base volontaria, non di licenziamenti e quello di Cassino, a ben vedere, è lo stabilimento italiano dove quest'anno ci saranno meno esodi”.
Minotti dell’Uglm aggiunge: “L’anno scorso, dopo che avevamo firmato l’intesa in estate sempre per 250 esodi, altri lavoratori ci avevano palesato la volontà di voler uscire già entro il 31 dicembre. Io credo che bisogna guardare piuttosto gli aspetti positivi, e cioè che nonostante la crisi dell’automotive, in Italia, a differenza della Germania, nessuno stabilimento ha chiuso”. Gli fa eco Marsella della Fim-Cisl: “Non ci saranno problemi ad ottenere 250 adesioni, sono molti i lavoratori che ci chiedono di andar via”.
Gli operai, dal canto loro, fanno fatica a guardare al futuro con ottimismo, la notizia dello slittamento dei nuovi modelli ibridi con la paura di un altro anno all'insegna della cassa integrazione non aiuta, e ne risente anche l’indotto. A tal proposito è in programma domani, 3 luglio, il vertice al Mimit per la vertenza Trasnova: senza una soluzione rischiano di andare persi altre centinaia di posti di lavoro che si aggiungono all'emorragia occupazionale già in atto ormai da tempo.
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