Imprese, la Ciociaria torna a crescere: 448 attività in più nel 2026, ma agricoltura e commercio soffrono

Economia - Il rapporto Movimprese fotografa un saldo positivo anche nel Frusinate, con 176 imprese in più nel terzo trimestre. Il Lazio è secondo in Italia per crescita imprenditoriale. Angelilli: "Vogliamo sostenere investimenti, startup e innovazione". Acampora richiama l'attenzione sui costi energetici e sulla competitività

Imprese, la Ciociaria torna a crescere: 448 attività in più nel 2026, ma agricoltura e commercio soffrono
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 22-10-2026 17:30 - Tempo di lettura 3 minuti

La provincia di Frosinone torna a mostrare segnali incoraggianti sul fronte della crescita imprenditoriale, anche se non mancano le criticità, soprattutto nei settori tradizionali. Nei primi nove mesi del 2026 il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni è positivo per 448 imprese, con un tasso di crescita dello 0,95%, superiore allo 0,69% registrato nello stesso periodo dello scorso anno.

È quanto emerge dall'ultima rilevazione Movimprese, elaborata dall'Osservatorio economico Osserfare della Camera di Commercio di Frosinone-Latina, sulla base dei dati Unioncamere e InfoCamere.

Al 30 settembre 2026, in provincia di Frosinone risultano 47.592 imprese registrate, delle quali 38.982 effettivamente attive, pari all'81,9% del totale. Nel solo terzo trimestre sono state registrate 474 nuove iscrizioni, a fronte di 298 cessazioni, con un saldo positivo di 176 attività. Un risultato migliore rispetto alle 136 imprese in più dello stesso trimestre del 2025.

Analizzando i diversi comparti economici, emerge un quadro tutt'altro che uniforme. A sostenere la crescita del tessuto imprenditoriale ciociaro sono soprattutto le costruzioni, che nei primi nove mesi dell'anno registrano 101 imprese aggiuntive, con un incremento dell'1,39%.

Seguono le attività immobiliari, con 88 imprese in più e una crescita del 5,78%, e le attività professionali, scientifiche e tecniche, che guadagnano 84 unità, pari al 5,84%. Il segno meno continua invece a caratterizzare l'agricoltura, che perde 97 imprese dall'inizio dell'anno, con una contrazione dell'1,88%. Non va meglio per il commercio, che chiude i primi nove mesi con 46 attività in meno, mentre il settore manifatturiero rimane sostanzialmente stabile, con appena quattro imprese aggiuntive.

Numeri che evidenziano come la crescita complessiva non interessi tutti i comparti produttivi e come alcuni settori continuino ad attraversare una fase delicata. Il quadro regionale appare ancora più positivo. Il Lazio si conferma la seconda regione italiana per tasso di crescita delle imprese nel terzo trimestre del 2026, con un incremento dello 0,51%, superiore alla media nazionale dello 0,32%. Tra luglio e settembre il saldo regionale è positivo per 3.035 imprese, mentre dall'inizio dell'anno l'incremento complessivo raggiunge quota 9.805. Al 30 settembre risultano registrate nel Lazio 594.784 imprese, oltre il 10% del totale nazionale.

A commentare i risultati è Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio e assessore allo Sviluppo economico. «Un risultato che conferma la solidità e la dinamicità del nostro sistema imprenditoriale, un patrimonio economico strategico che vogliamo continuare a rafforzare e valorizzare», dichiara Angelilli. La vicepresidente sottolinea quindi la necessità di sostenere nuovi investimenti e startup, accompagnare l'innovazione delle imprese e delle attività professionali, migliorare le competenze e favorire l'accesso ai mercati internazionali.

«Stiamo lavorando a una strategia condivisa con tutti gli attori dello sviluppo, anche in vista della prossima programmazione europea, che riserva oltre 400 miliardi di euro per la competitività delle imprese. Vogliamo che il Lazio continui a svolgere un ruolo da protagonista».

Sul fronte del Basso Lazio, il presidente della Camera di Commercio di Frosinone-Latina, Giovanni Acampora, richiama invece l'attenzione sulle difficoltà che le imprese devono affrontare in un contesto economico internazionale sempre più complesso.

«Gli attuali scenari progressivamente più complessi lasciano margini operativi sempre stretti alle imprese, in una partita che deve trovare soluzioni europee sui principali temi strategici: a partire dallo shock energetico, passando per la competitività del tessuto produttivo e per un bilancio UE dalla cui negoziazione dipenderà il futuro delle filiere strategiche industriali e dell'agricoltura del nostro Paese e dei nostri territori».

Acampora ribadisce l'importanza di un'azione condivisa tra istituzioni, associazioni di categoria e imprese, puntando su innovazione, formazione e internazionalizzazione. Tra le iniziative richiamate dal presidente figura anche il progetto Economia della Bellezza, attraverso il quale la Camera di Commercio intende valorizzare il patrimonio identitario e le eccellenze locali, anche in occasione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in programma a Paestum dal 29 ottobre al 1° novembre.

Il bilancio dei primi nove mesi del 2026 restituisce dunque l'immagine di una provincia che continua a generare nuove iniziative imprenditoriali, ma nella quale persistono difficoltà per agricoltura e commercio. Una crescita numerica che rappresenta un segnale positivo, senza tuttavia cancellare le preoccupazioni legate ai costi energetici, alla tenuta delle attività tradizionali e al futuro del sistema produttivo locale.





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