Meloni è “La Ciociara”, ma non è un film: scoppia il caso politico, bufera sul Pd

Politica - Bufera sulle parole del consigliere comunale dem di Pontedera. La premier le respinge al mittente: "Io sono orgogliosa, la Ciociaria è uno dei territori più belli, antichi e straordinari della nostra Italia". Maura e Quadrini fanno quadrato attorno alla presidente del Consiglio e anche il segretario provinciale del Pd Migliorelli chiede le scuse del collega di partito

Meloni è “La Ciociara”, ma non è un film: scoppia il caso politico, bufera sul Pd
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 08-10-2026 11:03 - Tempo di lettura 4 minuti

Dalla celebre interpretazione di Sophia Loren nel film La ciociara, diretto da Vittorio De Sica nel 1960, alla polemica politica che vede protagonista Giorgia Meloni. Stavolta, però, non siamo sul grande schermo e non c'è alcuna sceneggiatura. È bastata una parola, «ciociara», pronunciata con un'accezione dispregiativa nei confronti della presidente del Consiglio, per scatenare un vero e proprio putiferio politico. E se il capolavoro di De Sica, che valse a Sophia Loren il premio Oscar come migliore attrice protagonista, ha contribuito a rendere celebre la Ciociaria in tutto il mondo, oggi quello stesso termine è finito al centro di uno scontro politico che ha acceso gli animi anche in provincia di Frosinone.

Tutto è cominciato nel Consiglio comunale di Pontedera, in provincia di Pisa, dove Floriano Della Bella, esponente del Partito Democratico, ha definito Giorgia Meloni una «ciociara, nella maniera più dispregiativa». Un'espressione che ha provocato il richiamo del presidente dell'Aula.

La vicenda non è passata inosservata e a intervenire è stata direttamente Giorgia Meloni, che attraverso un lungo messaggio sui social ha rivendicato con forza l'orgoglio delle proprie origini, denunciando quello che considera un insulto non soltanto alla sua persona, ma a tutta la popolazione ciociara.

«Borgatara, pesciarola, ortolana. E poi tanto altro: regina di Coattonia, vacca, rana dalla bocca larga, str**. E così via. In questi anni ho ricevuto epiteti di ogni tipo. Personali, sul mio fisico, sulla mia famiglia, sulle mie origini. Ma oggi si cambia registro. E il livello cambia»**, ha esordito la presidente del Consiglio. Meloni ha quindi ricostruito quanto accaduto nell'aula consiliare toscana, soffermandosi soprattutto sul significato attribuito al termine utilizzato nei suoi confronti.

«Quindi, per questi signori, essere “ciociari” è una vergogna e se lo dici a qualcuno equivale ad insultarlo. Non solo: è addirittura un termine che non va pronunciato in un luogo istituzionale». Da qui la rivendicazione dell'identità ciociara, accompagnata da un richiamo alla storia e ai personaggi illustri che hanno dato prestigio a questo territorio.

«Mi spiace per loro, ma io non la penso così. E sono orgogliosa di essere definita ciociara. Perché la Ciociaria è uno dei territori più belli, antichi e straordinari della nostra Italia. Terra di Papi e condottieri, di Santi e artisti, di letterati e poeti. Cicerone, Caio Mario, Bonifacio VIII, San Tommaso d’Aquino, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Nino Manfredi e tanti altri uomini e donne che nel corso del tempo hanno fatto la nostra storia». La premier ha poi rivolto un duro attacco politico agli autori delle dichiarazioni, accusandoli di utilizzare il richiamo al rispetto e alla coesione sociale soltanto a parole.

«Si riempiono la bocca di popolo, rispetto e coesione. Ma poi insultano, in un colpo solo, quasi mezzo milione di italiani definendoli inferiori, ignoranti, cittadini di serie B. Ma ad essere ignoranti sono solo loro».
Un intervento concluso con due parole che non lasciano spazio a interpretazioni: «Viva la Ciociaria».

Le dichiarazioni della presidente del Consiglio hanno immediatamente acceso il dibattito politico anche nel Frusinate. A scendere in campo in difesa della premier e dell'identità del territorio è stato il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Daniele Maura, vicepresidente del gruppo consiliare alla Pisana, che ha condannato senza mezzi termini l'episodio. «Ciociaro non è un insulto», ha sottolineato Maura, evidenziando come il confronto politico non possa trasformare le origini geografiche di una persona in uno strumento di offesa.
«Le differenze politiche possono starci.

La critica nei confronti di un Presidente del Consiglio, di un partito o di una coalizione di governo fa parte della normale dialettica democratica. Si possono contestare decisioni, provvedimenti, idee e posizioni politiche. Ma quando, per denigrare una persona, si utilizza l'appartenenza territoriale come elemento di disprezzo, si supera un limite che non dovrebbe essere oltrepassato». Per Maura, la questione va ben oltre la contrapposizione tra maggioranza e opposizione.

«Non è una questione di appartenenza partitica. È una questione di rispetto. Non chiedo che qualcuno condivida le mie idee politiche. Non chiedo che il Partito Democratico condivida le posizioni di Fratelli d'Italia o del Governo. Chiedo semplicemente che il confronto avvenga sul terreno delle idee e delle responsabilità politiche, senza utilizzare l'origine geografica di una persona come strumento per denigrarla». Il consigliere regionale ha quindi ribadito il proprio legame con la provincia di Frosinone e con le sue tradizioni.
«Io sono ciociaro e sono orgoglioso di esserlo. Lo sono come cittadino, lo sono come uomo delle istituzioni e lo sono come rappresentante politico di questo territorio».

A fare quadrato attorno a Giorgia Meloni è intervenuto anche Gianluca Quadrini, consigliere provinciale di Frosinone, dirigente di Anci Lazio e vice segretario nazionale vicario di Evoluzione e Libertà. Quadrini ha espresso piena solidarietà alla presidente del Consiglio, attaccando duramente il comportamento dell'esponente democratico di Pontedera e chiedendo una presa di posizione ufficiale da parte del Pd. «In qualità di Consigliere Provinciale eletto per rappresentare la terra di Frosinone e tutti i suoi Comuni, sento il dovere morale e istituzionale di ergermi a difesa della nostra gente, delle nostre radici e delle nostre istituzioni. È intollerabile che si utilizzi l'identità di un intero popolo come un epiteto spregiativo per sferrare attacchi politici alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni».

Il consigliere provinciale ha poi allargato la critica al comportamento di una parte della sinistra. «Assistiamo all'ennesima dimostrazione del classico atteggiamento di certi esponenti, uomini e donne di sinistra, che a parole si professano inclusivi e custodi del rispetto, ma nei fatti sfoggiano una palese superiorità morale d'accatto, pronta a trasformarsi in puzza sotto al naso e disprezzo verso i territori e la gente comune». Quadrini ha infine chiesto al Partito Democratico di prendere nettamente le distanze dalle parole pronunciate a Pontedera, ribadendo che la Ciociaria non può diventare bersaglio di stereotipi offensivi.

Ma la particolarità di questa vicenda è che la condanna delle parole di Floriano Della Bella non è arrivata soltanto dal centrodestra. Anche dal Partito Democratico della provincia di Frosinone è giunta una presa di posizione netta, a dimostrazione di come la difesa dell'identità ciociara abbia superato, almeno in questa occasione, i tradizionali schieramenti politici. A intervenire è stato infatti Achille Migliorelli, segretario provinciale del Pd, che ha rivolto direttamente al collega di partito una richiesta pubblica di scuse. «Caro Floriano Della Bella, consigliere comunale di Pontedera, il Partito Democratico della provincia di Frosinone ti chiede di scusarti con la Ciociaria e con i ciociari». Parole inequivocabili, alle quali Migliorelli ha aggiunto una riflessione sul valore storico e culturale del territorio.

«Essere ciociari non è un'offesa e la Ciociaria non può essere utilizzata come una caricatura. Questa è la terra di Marco Tullio Cicerone e Giovenale, di Vittorio De Sica e Nino Manfredi. Una terra che ha dato molto alla cultura italiana ed europea». Il segretario provinciale democratico ha quindi ribadito la necessità di mantenere il confronto politico entro i confini del rispetto reciproco, anche quando le posizioni sono profondamente differenti. «Al di là delle appartenenze, il confronto politico non può diventare il pretesto per offendere un territorio e la sua gente». Infine, una stoccata politica che non è passata inosservata: «Noi non siamo come loro. Quando sbagliamo, sappiamo anche chiedere scusa. Ed è quello che ci aspettiamo».

Una presa di posizione che assume un significato politico particolare, perché arriva dallo stesso partito al quale appartiene il consigliere comunale finito al centro della bufera. La polemica nata a Pontedera ha dunque finito per unire, almeno nella condanna dell'espressione utilizzata, esponenti di schieramenti contrapposti. Da una parte Fratelli d'Italia e i rappresentanti del centrodestra, dall'altra il Partito Democratico della provincia di Frosinone, tutti concordi nel respingere l'idea che l'appartenenza alla Ciociaria possa essere utilizzata come un insulto.

Resta ora da capire se Floriano Della Bella deciderà di raccogliere l'invito arrivato anche dai suoi stessi compagni di partito e presentare pubblicamente le proprie scuse. Intanto, una vicenda nata come attacco politico alla presidente del Consiglio si è trasformata in un caso nazionale che ha riportato al centro dell'attenzione la Ciociaria, la sua storia e l'orgoglio di appartenenza dei suoi cittadini.





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