Attualità - Il presidente della società dopo i risultati delle analisi Arpa: "Mai trattati rifiuti pericolosi". Fiducia nelle indagini della Procura di Cassino e appello a chiunque abbia informazioni. Resta il nodo occupazionale dei dipendenti
Dopo settimane di silenzio, il presidente di Re.Mat. Lazio SpA, Lucio Migliorelli, interviene sull’incendio che ha interessato l’impianto di San Giorgio a Liri e sulle conseguenze ambientali, giudiziarie e occupazionali della vicenda. L’occasione è rappresentata dalla diffusione dei risultati delle analisi effettuate da Arpa Lazio sui terreni circostanti lo stabilimento, risultati che, secondo quanto riferisce la società, hanno escluso fenomeni di inquinamento.
«Ero fiducioso – afferma Migliorelli – ben sapendo che l’impianto lavorava principalmente carta e plastica provenienti dalle case dei cittadini serviti dall’impianto, dalle utenze domestiche. Non poteva essere diversamente, perché non abbiamo mai trattato rifiuti pericolosi, né sostanze chimiche o prodotti radioattivi».
Un passaggio con il quale il presidente prova a fare chiarezza su uno degli aspetti che maggiormente hanno alimentato la preoccupazione dei residenti dopo il vasto incendio. Sul tavolo, tuttavia, rimangono ancora diversi interrogativi, a partire dalle cause del rogo.
La governance della società attende infatti di conoscere gli sviluppi dell'inchiesta avviata dalla magistratura. Migliorelli esprime piena fiducia nell'attività della Procura della Repubblica di Cassino e degli investigatori, arrivando a rivolgere un appello direttamente alla popolazione.
«Chiunque avesse informazioni utili al buon esito delle indagini – sottolinea – riferisca subito ai carabinieri o alla magistratura». Accanto agli aspetti ambientali e giudiziari c'è poi una questione destinata a diventare sempre più urgente: il futuro dei dipendenti della Re.Mat.
L'incendio ha infatti determinato conseguenze pesanti sull'attività dello stabilimento e, di riflesso, sulle prospettive occupazionali delle persone che vi lavoravano. «Per loro l'impianto era la prospettiva di lavoro su cui costruire il proprio futuro – evidenzia Migliorelli –. Abbiamo subito avviato le procedure per chiedere in loro favore gli ammortizzatori grazie ai quali potergli garantire di superare questa fase di difficoltà, con l'auspicio di poter individuare una soluzione per la loro immediata ricollocazione lavorativa».
Una situazione che resta quindi delicata nonostante i primi risultati delle verifiche ambientali. L'impatto dell'incendio, infatti, non si esaurisce nei dati delle analisi: nelle comunità interessate resta forte la preoccupazione per quanto accaduto e per le possibili conseguenze sul territorio.
Il prossimo passaggio sarà quello della messa in sicurezza dello stabilimento e dell'area interessata dalle fiamme, alla quale dovrà seguire una complessa attività di bonifica. «Il mio auspicio è che in tempi brevi si proceda alla messa in sicurezza dell'impianto e dell'area interessata dall'incendio – spiega il presidente – che saranno sottoposti a una complessa attività di bonifica già formalizzata, nelle linee guida generali, negli atti inviati alle autorità competenti. Bisogna ritornare al più presto alla normalità, superando questi momenti difficili per tutti».
Migliorelli spiega infine anche la scelta di non intervenire pubblicamente nelle settimane immediatamente successive all'incendio. Un silenzio, sostiene, dettato dalla volontà di non alimentare ulteriori tensioni mentre erano in corso gli accertamenti.
«Sono rimasto finora in silenzio per evitare inutili ed ulteriori tensioni – conclude – ritenendo che in questi frangenti il mio dovere sia continuare a collaborare alle indagini, fornire i documenti e quanto richiesto dalle autorità ambientali e ogni spiegazione utile all'accertamento dei fatti, nonché restare a disposizione dei soci per ogni valutazione».
Il presidente della Re.Mat. ha infine ringraziato la commissaria prefettizia del Comune di San Giorgio a Liri, gli inquirenti, i Vigili del Fuoco, la Regione Lazio e gli enti territoriali coinvolti nella gestione dell'emergenza, sottolineando il lavoro svolto attraverso la cabina di regia istituita dopo l'incendio.
Ora, superata la prima fase dell'emergenza, la vicenda si sposta dunque su tre fronti principali: l'accertamento delle cause dell'incendio, la messa in sicurezza e la bonifica dell'area e, soprattutto, il futuro occupazionale dei lavoratori.
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